Il benessere è una questione di pancia

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Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo. A teorizzarlo era già stato Ippocrate nel 400 a.C, una preziosa intuizione avvalorata dalla Medicina moderna. Ed è proprio da tale evidenza scientifica che è partita la ricerca del dermatologo carpigiano Marco Pignatti. Un viaggio affascinante il suo, dalla medicina al cibo, raccontato nel libro Dermobiotica – Alimentazione, Microbiota, Pelle (Edizioni Minerva Medica).
Un testo che, come scrive Alberto Giannetti, professore emerito di Dermatologia, nella prefazione, costituisce “un’ottima occasione per rivisitare il ruolo degli alimenti e della dieta in diverse condizioni patologiche dermatologiche  sulla base delle nuove conoscenze del microbiota intestinale e cutaneo”. Un libro che ribalta il paradigma a cui ci ha abituato la farmacologia secondo cui “problema = sintomo = organo = farmaco” rilanciando al contrario l’importanza di un approccio sistemico, volto a ricercare le cause di una determinata patologia “nell’interazione fra sistemi che impongono l’individuo”. Nella Dermobiotica, ad esempio, “la grande novità – sottolinea sempre nella prefazione Giovanni Pellacani, direttore della Struttura Complessa di Dermatologia dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena –  è proprio quella di ripensare tutta la dermatologia in un’ottica integrata in cui alimentazione, intestino e microbiota giocano un ruolo fondamentale mentre la pelle assume un ruolo di segnale visibile all’esterno”.
Un capitolo della medicina relativamente nuovo e reso possibile dalle moderne tecnologie bioinformatiche, grazie alle quali è stato possibile scoprire che i “microbi ospitati nel nostro intestino ammontano a 100mila miliardi, appartengono a centinaia di specie diverse e possiedono dai 3 agli 8 milioni di geni. Tutte queste cellule messe insieme pesano circa 1,5 chili (più del fegato e quasi il doppio del cuore) e costituiscono un vero e proprio organo invisibile, ribattezzato microbiota”, scrive il dottor Pignatti, convinto che “qualsiasi progresso della medicina dei prossimi dieci anni dovrà passare per la conoscenza dell’intestino e del suo microbiota, della permeabilità dell’intestino e della sua infiammazione. E che questa nuova medicina dovrà utilizzare sempre meno i farmaci e sempre più il cibo”. Recuperando così quella “saggezza tramandata fino ai nostri nonni e poi rapidamente perduta nell’arco di un paio di generazioni”. Salvaguardare l’intestino, il nostro organo più antico e dalle molteplici funzioni (tra le principali attribuite al microbiota vi sono le attività metaboliche, la difesa contro i patogeni, l’eliminazione e detossificazione di tossine dal lume intestinale, il mantenimento dell’integrità della barriera intestinale e la modulazione neuroendocrina), e nutrirlo in modo appropriato significa contribuire di fatto alla salute di tutto il nostro corpo. I recenti studi sul microbiota intestinale infatti hanno evidenziato, tra gli altri, forti legami tra la “disbiosi e le malattie della pelle riscontrando nei pazienti dermatologici alterazioni del microbiota intestinale caratterizzate da scarsa diversità microbica del tutto simili a quelle dei pazienti affetti da malattia infiammatoria intestinale. In molti casi la somministrazione di alcuni ceppi di probiotici ha portato alla riduzione dell’infiammazione intestinale e sistemica e, successivamente, al miglioramento della sintomatologia cutanea”. Cibo e nutrienti contribuiscono in maniera determinante al mantenimento o all’alterazione della funzione della barriera intestinale, quindi, per mantenere il nostro microbiota in salute occorre “ridurre drasticamente zuccheri, farine raffinate, cibi industriali e alcol. Non esistono cibi cattivi. Sulle nostre tavole non ci sono nemici da combattere, piuttosto, un intestino infiammato che ha perduto la capacità di tollerarli. Tolleranza che può però essere recuperata. Più è varia la nostra dieta più sarà vario, nutrito e resiliente il nostro microbiota. Fondamentale – prosegue poi il dottor Pignatti – anche non abusare di antibiotici che eliminano la flora benefica intestinale e cercare di tenere sotto controllo lo stress. L’aumento del cortisolo, infatti, ormone tipico degli stati di stress cronico è noto per una funzione di soppressione immunologica: associata all’aumento di permeabilità intestinale, può favorire l’invasione di patogeni aumentando l’infiammazione intestinale e innescando un ciclo vizioso sulla permeabilità della mucosa”.
Scopo di questo libro, rivolto a una platea di medici e in uscita a settembre, è dunque quello di “evidenziare i legami tra infiammazione intestinale (ed eventuali alimenti che la sostengono), sindrome metabolica, insulino – resistenza, disbiosi intestinale e alcune delle più comuni patologie delle pelle e proporre un nuovo modo di curare tali malattie partendo proprio dall’intestino. Le moderne evidenze  scientifiche che collegano sintomi e malattie dermatologiche alla salute del nostro organo più antico, più volte definito il nostro secondo cervello, offrono al dermatologo l’opportunità di svolgere un ruolo chiave nell’individuazione precoce di problematiche sempre più diffuse e con un forte impatto sulla salute generale dell’individuo”, scrive il dottor Pignatti, tra i relatori, a ottobre, del corso di formazione post universitario istituto a Torino sul microbiota umano. Instancabile ed entusiasta, Marco Pignatti sta già lavorando, insieme alle dietiste Laura Lodi e Annamaria Acquaviva, a un altro volume dedicato al nostro secondo cervello, rivolto a un pubblico più ampio e desideroso di conoscere la stretta relazione tra “pancia” e benessere.
Per maggiori informazioni (www.dermobiotica.it – facebook.com/dermobiotica – www.pignattidermatologia.com – facebook.com/pignattidermatologia).
Jessica Bianchi

 

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