Tipi da Festival

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Oltre a lezioni magistrali, mostre, spettacoli e concerti, tra i piaceri che il Festival Filosofia sa regalare ogni anno c’è sicuramente quello di assistere all’invasione del suo popolo, composto dalle più svariate tipologie umane.
Ne abbiamo selezionate alcune.
 
Quello che, a tre file dal palco, esattamente di fronte al relatore tutto intento a esporre i propri concetti, inizia a sventolare il fazzoletto da naso in stoffa per poi piegarlo – vi giuro: in non meno di tre minuti dico tre – in maniera così certosina che nemmeno i maestri nell'arte dell'origami avrebbero saputo far di meglio.
Preciso nelle sue piegature quanto Aristotele nelle classificazioni.
 
Il classico, immancabile vecchietto col cappellino che, a fine conferenza, si alza sfoderando un taccuino e, dopo essersi impossessato del microfono, all'esclamazione "Vorrei fare una considerassssione", lanciandosi in una carica tanto infinita quanto disperante (per gli astanti) su dei concetti che nulla hanno a che spartire con quelli che il filosofo cui si sta rivolgendo ha appena finito di esporre.
Ritiene, con Nietzsche, che non esistano fatti puri, ma solo interpretazioni.
 
La signora con la permanente che sgomita per sedersi davanti, nei posti riservati, per poi dimenticarsi di silenziare la suoneria del telefono dal quale, mentre lo compulsa invece di ascoltare Zagrebelsky fuoriesce una voce che esclama: "Non puoi proprio perderti questo divertentissimo video!"
Pienamente consapevole di vivere immersa nella condizione postmoderna teorizzata da Lyotard, fa dell’intermedialità, della polisemia e della commistione di generi e saperi la sua cifra distintiva.
 
Quello che occupa, da solo, sette posti perché "Stanno arrivando".
È convinto, con Leibniz, di vivere nel migliore dei mondi possibili.
 
La signora, in genere non sotto i 50, che parlotta a mezza voce con il filosofo di turno, tutta presa da un botta e risposta per lei probabilmente assai stimolante: ma non per me, dato che siamo a sei file dal palco e non nel di lei salotto, il povero filosofo sta tenendo la sua lezione totalmente inconsapevole di questo simposio a distanza e la signora in questione muore dalla voglia di farmi sapere quanto approvi quello che il relatore dice ("Ha proprio ragione!", "È proprio così!", "Ben detto", "Poveri noi") o quanto conosca la materia, anticipando il nome del pensatore di cui sta leggendo la citazione ("Eh sì, Heidegger, certo", "Ah Foucault, per forza", "Sant'Agostino, giusto"). Questo è forse, tra gli idealtipi festivalieri, l'esemplare più diffuso.
Sicuramente una sofista, della scuola di Gorgia.
 
L'umarell del Festival: non sa assolutamente nulla di filosofia, non gli importa assolutamente nulla di filosofia, non capisce assolutamente nulla di quel che viene detto. Trova anzi i filosofi dei tipi un po' strani. Ma viene lo stesso a sedere e ascolta, composto e rispettoso, senza emettere un fiato, senza mai deviare lo sguardo dal palco, perché "Sentomia sa' g'han da dir".
Con la sua pazienza è, senza forse saperlo, uno stoico, allievo di Seneca.
Marcello Marchesini

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