Parliamo la stessa lingua

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Non esiste solo un linguaggio per comunicare e i bambini lo sanno sin dalla nascita quando, con un pianto o uno sguardo, sanno trasmettere perfettamente i propri bisogni. Anche un bambino autistico nonostante le evidenti difficoltà nello sviluppo del linguaggio verbale, ha il diritto e la possibilità di trovare altre strade per interagire positivamente con i suoi coetanei e non sentirsi più escluso o isolato. In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo celebrata il 2 aprile in tutto il mondo, la Scuola dell’infanzia Agorà in via Atene ha organizzato una settimana ricca di attività allo scopo di sensibilizzare i bambini e le loro famiglie sui temi dell’accoglienza e dell’incontro per sconfiggere la paura e i pregiudizi da chi è diverso da sé.
Le insegnanti Enrica Sala e Omayra Prampolini ci hanno raccontato modalità e finalità del progetto a cui ha collaborato tutto il corpo docente della scuola.
Come è nata l’idea di intraprendere un percorso di sensibilizzazione dei bambini e delle loro famiglie sul tema dell’autismo?
“Dalla necessità di promuovere e diffondere la cultura dell’accoglienza e dell’incontro con chi appare diverso da sé. Allo scopo abbiamo proposto ai bambini alcune letture che affrontano delicatamente la tematica dell’autismo, attraverso le storie di alcuni personaggi: un lupo incapace di ululare, un unicorno solitario e infastidito da suoni e rumori. Durante le conversazioni e le riflessioni abbiamo scelto di non utilizzare con i bambini la parola autismo, ma abbiamo cercato di comprendere, insieme a loro, cosa significa essere diversi, individuando strategie e approcci relazionali alternativi.
Questo implica l’ascolto, l’osservazione e la comprensione dell’altro, attraverso uno sguardo empatico in grado di superare le barriere che impediscono di guardare oltre la diversità. I  bambini ci insegnano che le cose si possono dire anche senza usare la voce, ma con un semplice cenno o uno sguardo, attribuendo significati a piccoli gesti quotidiani e dando voce alle emozioni”.
Quali attività avete ideato e come sono state accolte dai bambini?
“Abbiamo deciso di adottare un vademecum dell’amicizia: in 10 punti, proprio come le dita delle nostre mani, suggerisce possibili accorgimenti relazionali. Ogni bambino ha poi disegnato e indossato la propria spilla blu degli amici, impegnandosi in questo modo a essere amico di tutti. La spilla e il vademecum che i bambini hanno portato a casa sono tracce del vissuto scolastico che viene condiviso con le famiglie.  Inoltre, attraverso i Diari di sezione, documentiamo con fotografie e parole dei bambini ciò che accade a scuola: questo permette di attivare sinergie e corresponsabilità educative necessarie per creare una buona cultura dell’accoglienza. Durante la settimana sono proseguite le attività di lettura e visione di cortometraggi, uno dei quali doppiato proprio da una bambina della nostra scuola, sempre sulla tematica della diversità”.
Qual è l’insegnamento fondamentale che nel vostro intento i bambini potranno conservare  per il futuro?
“Ciò che vorremmo riuscire a trasmettere ai bimbi è di non avere mai paura della diversità, in qualunque modo essa si manifesti. La diversità viene spesso vista in chiave negativa nella società, generando sentimenti di paura, ansia e sospetto. Se invece si riuscisse a percepire la differenza non come un limite alla comunicazione, ma come un valore, una risorsa e un diritto, l’incontro con l’altro diventerebbe scoperta e affermazione della propria identità e, contemporaneamente, valorizzazione delle differenze.  Il nostro scopo è educare alla diversità impedendo in tenera età la formazione del pregiudizio inteso proprio come giudizio superficiale non avvallato da fatti, ma da opinioni, e che condiziona in tal senso le nostre relazioni sociali. Per questo motivo è importante sin dalla primissima infanzia prevenire la formazione dei pregiudizi ed educare alla differenza, all’altro, al diverso intesi come una vera ricchezza, per creare i presupposti di una cultura dell’accoglienza che valga davvero in ogni contesto”.
Chiara Sorrentino

 

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