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L’onorevole Cecile Kyenge, originaria della Repubblica Democratica del Congo, è arrivata in Italia nel 1983 dove si è laureata in Medicina all’Università Cattolica di Roma. Nel febbraio del 2013 è stata eletta alla Camera dei deputati divenendo poi Ministra per l’Integrazione. Dal maggio del 2014 è europarlamentare del Pd nelle fila del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici.
Onorevole il suo è un impegno a tutto tondo al Parlamento Europeo…
“Il mio impegno in questi mesi si è concentrato lì dove si preparano le decisioni, cioè all’interno delle Commissioni del Parlamento dove maturano le proposte che poi arrivano in aula per il voto. Io faccio parte della Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni e della Commissione Cultura e Istruzione. Mi è stato affidato dal Parlamento un cosiddetto Rapporto di iniziativa, cioè la messa a punto di una proposta politica organica, che verterà sulla situazione nel Mediterraneo e sulla rotta balcanica e la necessità di un nuovo approccio globale dell’Europa al fenomeno migratorio, proposta che porterò al voto del Parlamento fra non molto. Il mio impegno assume una dimensione anche internazionale nella veste di vicepresidente dell’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE che si riunisce per promuovere la cooperazione tra Nord e Sud del mondo e i valori alla base dell’Accordo di Cotonou firmato da UE e Paesi ACP: diritti umani, stato di diritto e democrazia e di componente della delegazione per le relazioni con il Parlamento PanAfricano, per promuovere la cooperazione tra Europa e Sud del mondo e affrontare insieme le sfide globali”.
Nel suo lavoro c’è una particolare attenzione ai  temi dell’accoglienza e dell’immigrazione.
“L’immigrazione è uno dei grandi banchi di prova del futuro dell’Europa: solo affrontando insieme questa sfida l’Europa potrà essere la soluzione e offrire una risposta all’altezza. Sin dalle prime battute della legislatura ho incalzato la nuova Commissione Ue e il Presidente Juncker a mettere in campo una risposta europea.
L’impulso del Parlamento Ue è stato decisivo. Risultato: la Commissione ha messo a punto per la prima volta un’agenda sull’emergenza umanitaria nel Mediterraneo. Ma sarà il Parlamento a tracciare la traiettoria futura con le grandi scelte politiche da compiere, finalmente, con una visione d’insieme che ci porti oltre l’emergenza. E’ questa la sfida politica  al centro del rapporto a cui sto lavorando”.
E in tutto questo qual è il ruolo dell’Italia?
“In Italia c’è chi lucra sulla paura. Penso che la risposta sia migliorare il sistema di accoglienza. Un’accoglienza ben gestita è possibile e ci sono diversi casi virtuosi in Italia: copiamoli, facciamoli diventare modello per tutti. Serve un patto con le comunità locali. I sindaci non possono essere lasciati soli, anello debole e finale della catena. La solidarietà e l’accoglienza sono un dovere costituzionale, ma la gestione dev’essere attenta, non improvvisata. Vanno evitati i grandi gruppi che non aiutano l’inserimento, l’integrazione, il dialogo. L’Italia sta andando nella giusta direzione. Occorre  spezzare i ghetti, risanare le periferie dove questi si sono formati. Inoltre, la legge Bossi Fini va riformata di sana pianta. L’integrazione conviene al Paese: va pensata e progettata”.
Dall’Europa a Modena, quale il suo impegno per il territorio?
“In questi mesi mi sono dedicata a numerosi incontri con i territori e gli amministratori e le comunità locali, anche a Carpi. Prendendo posizione sui problemi che ho raccolto. Penso al tema latte in polvere. La Commissione Europea chiede all’Italia di riformare la legge che vieta l’utilizzo di latte diverso da quello fresco, come quello in polvere, per la produzione di formaggio e derivati e mi sono schierata dalla parte degli agricoltori. Penso alla decisione della Commissione Europea, del cui iter mi sono occupata, con la quale si è sbloccata la possibilità di completare il recupero e la ricostruzione del nostro patrimonio rurale distrutto dal terremoto emiliano, grazie alla proroga dei termini per la conclusione dei lavori e la liquidazione dei contributi alle imprese agricole dell’area del cratere sismico. E, recentemente, mi sono schierata per la difesa della tipicità del Lambrusco.
Il Lambrusco dev’essere riconosciuto per il territorio esclusivo dal quale ha avuto origine, come vino caratteristico delle terre emiliane. Ho stimolato i territori a competere in Europa cogliendone le opportunità: penso, ad esempio, alla candidatura di Modena a Capitale Europea dell’Innovazione, che ho stimolato”.
Lei recentemente è stata nominata da Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza,  a capo della missione elettorale europea in Burkina Faso, nel cuore dell’Africa, negli stessi giorni della visita del Pontefice. L’Africa, il continente dimenticato, è tornata finalmente nell’agenda politica europea?
“Sono in sintonia con quanto detto dal premier Matteo Renzi nel suo discorso all’Onu quando ha indicato come priorità l’Africa perché dobbiamo fermare sul nascere le crisi che rischiano di far implodere interi Paesi in Africa.  
E le parole di Papa Francesco in Kenia fanno già parte della storia. Affrontare le cause profonde, unica via per uscire dall’emergenza immigrazione e più forte risposta all’offensiva del terrorismo. La decisione storica di Papa Francesco di aprire l’Anno Giubilare varcando la Porta Santa di Bangui, terra martoriata della Repubblica centro africana, non è solo una scelta coraggiosa, ma lancia un segnale fortissimo: le periferie umane del nostro pianeta non possono più essere dimenticate”.
Onorevole chiudiamo parlando del Caso Calderoli e alle offese razziste nei suoi confronti. Il Tribunale di Bergamo ha rinviato il caso alla Corte costituzionale per annullare l’assoluzione decisa dal Senato. Se l’istanza viene accolta, per l’esponente leghista riparte il procedimento penale…
 “Mi ha molto amareggiato il voto del Senato contro l’autorizzazione a procedere per istigazione all’odio razziale nei confronti del vice-presidente del Senato Roberto Calderoli. Non è un fatto personale.
Quel voto può rappresentare, se non sarà superato, un grave precedente che legittima il razzismo come strumento di lotta politica. Ho continuato per questo a tenere il punto sulla vicenda del voto del Senato proprio perché la buona battaglia contro il razzismo non è un fatto personale: per vincerla serve tanta perseveranza, pensando anche a chi non ha voce. Credo sia giusta la decisione del Tribunale di Bergamo perché è un tribunale che deve decidere se le parole di Calderoli siano reato oppure no. Sono fiduciosa”.
Pierluigi Senatore

 

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