I no che aiutano a crescere

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Essere genitori, si sa, è il mestiere più difficile del mondo e, oggi più che mai, le famiglie si domandano quale sia il modello educativo migliore per aiutare i propri figli a diventare grandi. Permissivismo o autorevolezza? Premi o punizioni? Regole o libertà? Quello delle regole è senza dubbio uno degli argomenti più frequenti nelle richieste di sostegno alla genitorialità. Sempre più frequentemente, infatti, si sente parlare di bambini e ragazzi fuori controllo, incapaci di rispettare ogni forma di regola e autorità costituita.
Dopo il definitivo tramonto del modello autoritario delle generazioni che ci hanno preceduto, oggi l’autorevolezza pare essere stata soppiantata in toto dall’affettività, ovvero dal crescente bisogno dei genitori di sentirsi amati: un comportamento rischioso che, sottolineano gli psicologi ed esperti dell’età evolutiva, non aiuta i nostri figli a crescere. Al contrario. Per fare maggiore chiarezza sull’arte di educare e aiutare i genitori nel loro difficile compito, a Carpi, si tiene il corso dal tema Genitori in regola, organizzato dal Centro per le famiglie di Carpi e dall'Assessorato alle Politiche Sociali – Area Minori, condotto dal consulente educativo e formatore Marco Maggi, tutti i giovedì, fino al 3 dicembre, all’Auditorium Loria.
Dottor Maggi, quanto sono importanti le regole per i bambini e i ragazzi?
“Sono fondamentali poichè nella formazione di un bambino lo sviluppo morale è una dimensione essenziale e imprescindibile. Il problema maggiore oggi è la fatica con cui i ragazzi interiorizzano le regole di normale convivenza civile. Gli esempi di cronaca ce lo mostrano quotidianamente. Basti pensare a quanto accaduto nei giorni scorsi a Torino, dove ventidue giovanissimi studenti di seconda e terza media sono stati sospesi poiché riprendevano i loro professori con i cellulari durante le lezioni, per poi far circolare i filmati su WhatsApp, accompagnati da frasi di scherno. Quel che più stupisce però è stata la reazione dei genitori, molti dei quali sono intervenuti in difesa dei propri figli. Delegittimando il ruolo dei docenti, quei genitori hanno lanciato ai loro ragazzi un messaggio spaventoso: giustificando un reato infatti, tutto diventa lecito. I ragazzi si sentono liberi di vituperare gli insegnanti perché a casa, il messaggio verbale e non verbale che ricevono, è il medesimo. Ultimamente, nelle scuole, rilevo anche un aumento preoccupante di fenomeni di bullismo a sfondo sessuale; in concomitanza, spopola il videogioco GTA V: apparentemente è un gioco di corse di macchine e inseguimenti, in realtà è un gioco vietato ai minori di 18 anni, farcito di violenza, turpiloquio, prostituzione e discriminazioni. Mi domando: perché un genitore regala a un bambino di scuola primaria un gioco del genere? Siamo di fronte ad  adultiscenti che di fatto si mettono alla pari con i loro figli ma, in una relazione educativa, deve esserci un’asimmetria. L’adulto deve fare l’adulto e non l’adolescente”.
Può esserci spazio per la mediazione tra genitore e bambino?
“Certo ma ci sono delle regole prescrittive sulle quali non si discute. Se si stabilisce, ad esempio, che un bambino di sette anni debba andare a letto alle nove, non vi è alcun margine di contrattazione. Facendo fare a un figlio ciò che vuole non lo si aiuta a crescere. Il limite è positivo. Costruttivo. Naturalmente, col crescere dell’età dei ragazzi, aumenta il margine del compromesso. Ad esempio, se un figlio ha buoni risultati scolastici e preferisce fare i compiti nel tardo pomeriggio, può essere lui a decidere l’orario più consono, l’importante è che svolga il proprio lavoro”.
Stabilire delle regole quindi non significa essere cattivi…
“Al contrario. Parafrasando un bellissimo libro: i no aiutano a crescere. Chi ama suo figlio deve porre delle regole, senza sensi di colpa”.
La punizione è educativa?
“E’ educativa solo se correlata a uno sbaglio. Se un figlio arriva a casa oltre l’orario stabilito, è inutile privarlo del cellulare per fargli capire che ha sbagliato: alla prossima uscita dovrà rientrare, ad esempio, un’ora prima del coprifuoco normalmente pattuito. O, ancora, se la famiglia ha deciso che alla sera i propri figli devono lasciare i cellulari spenti in salotto, in caso di trasgressione, ha senso privarli del telefono per una giornata intera. Queste sono sanzioni efficaci, poiché correlate all’errore commesso. Per essere educativa poi, la punizione non deve mai essere mera espressione della rabbia del genitore: la sanzione non è un fatto personale”.
Una sculacciata ogni tanto è consentita?
“Non credo che il problema sia una sculacciata una volta ogni tanto: l’importante è non scaricare mai la propria rabbia o frustrazione sui figli. Mai cadere nel maltrattamento del minore: ricordiamo infatti che rispettare le regole per paura della reazione del genitore non aiuta i bambini. Non favorisce l’interiorizzazione delle regole, paralizza soltanto”.
Quanto è importante la coerenza di comportamento tra i genitori?
“Alle volte i coniugi possono avere opinioni e visioni differenti: l’importante è stabilire, nel pieno rispetto reciproco, un terreno comune affinché il figlio sappia sempre con chiarezza cosa può e cosa non deve fare. Ogni discussione dei genitori poi deve svolgersi in separata sede e mai di fronte ai ragazzi. Inoltre, non sottovalutiamo mai l’esempio e il nostro comportamento non verbale: se abbiamo stabilito che non si mangia quando si guarda la Tv, dobbiamo essere a nostra volta coerenti. Nessuno è perfetto ma, se si modifica una regola, deve sempre essere spiegata”.
Le famiglie oggi sono sempre più disgregate e ricomposte: in uno scenario di questo tipo il rispetto delle regole per i ragazzi è più difficile. Qual è il consiglio che può dare ai nuovi partner nonché genitori acquisiti?
“E’ una domanda complessa: troppo numerose le variabili che intervengono. Diciamo che, all’interno di una famiglia ricomposta, è raccomandabile il rispetto dei ruoli”.
Ricevere delle regole significa sentirsi riconosciuti. Amati. Significa donare ai propri figli quelle istruzioni per l’uso di cui hanno tanto bisogno per vivere, meno onnipotenti, ma certamente più felici.
Jessica Bianchi

 

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