Diagnosi e Cura: si aprono spiragli

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“L’opportunità di realizzare la nuova Residenza psichiatrica negli spazi oggi occupati dal Servizio psichiatrico di diagnosi e cura ci pare consona e interessante. Stiamo dialogando con l’Azienda sanitaria affinché Carpi si possa finalmente dotare di tale struttura intermedia senza però sacrificare alcunché. Nulla di ciò che abbiamo già dev’essere perso”. E’ lapidaria Daniela Depietri, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Carpi e, sulla paventata chiusura del Diagnosi e Cura, aggiunge: “se l’Asl non ha compreso la nostra volontà, glielo spiegheremo nuovamente. Glielo urleremo se necessario. Come ho più volte ribadito, sarò la prima a comprare il biglietto del pullman, qualora si dovesse andare a protestare”. In attesa della formalizzazione dell’accordo tra ente pubblico e Asl, “che dovrebbe giungere in tempi strettissimi”, assicura Depietri, i nodi da sciogliere restano però numerosi. A partire dagli spazi. E’ davvero possibile allungare lo stabile? “E’ l’Ufficio tecnico – ribatte l’assessore –  a doverci dire cosa si può e cosa non si può fare: in questi giorni i tecnici dell’Azienda sono impegnati nel fare le rilevazioni necessarie”.
E’ dal 2007 che il dottor Rubes Bonatti, direttore dell’Unità operativa di Salute mentale dell’Area Nord, ipotizza un sistema centralizzato come soluzione ottimale: “ovvero far convivere nel medesimo stabile, una volta rimesso a norma, Diagnosi e Cura e residenza a trattamento intensivo (Rti). Soluzione economicamente sostenibile, capace di garantire continuità assistenziale, trasversalità, miglioramento del servizio e piena autonomia. Insomma un modo per fare della buona psichiatria”. Malgrado la proposta di Bonatti prima d’ora non avesse mai trovato riscontro (basti ricordare il balletto della residenza, la cui location è passata da Santa Croce a Fossoli, dal terreno di via Nuova Ponente accanto alla pista di atletica alla palazzina dell’ospedale) oggi l’Azienda la rilancia, seppure con qualche non trascurabile contraddizione di fondo. “Il progetto – prosegue il dottor Bonatti – prefigura un allungamento del pian terreno dello stabile per far spazio alla residenza. Nella lettera di committenza però, firmata dal direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell'Azienda Usl di Modena, c’è un dato che non torna, vi si legge infatti che la residenza dovrebbe avere lo stesso personale che ha attualmente il Diagnosi e Cura. L’Spdc di Carpi ha oggi 4 medici (per la residenza ne basterebbe 1) e 12 infermieri (in Rti ne servono 8). A cosa sono imputabili tali differenze numeriche? Io – ammette Bonatti – non mi sento affatto tranquillo: tra non molto, infatti, potrebbe essere facile affermare che il personale è troppo. Una prospettiva che, considerando l’annosa riduzione di risorse destinate al welfare e i tagli lineari e non meditati sui servizi, non mi stupirebbe affatto”. Il generalizzato timore insomma è quello di vedersi rimescolare le carte in tavola, prosegue il presidente di Aldilà del Muro, associazione carpigiana che tutela i diritti dei malati psichiatrici e delle loro famiglie, Giorgio Cova: “vigileremo sino a quando non avremo delle valide assicurazioni scritte dalla direzione aziendale circa la salvaguardia del livello minimo di servizio psichiatrico del distretto nord e il mantenimento delle funzioni e del personale attuali. Ok a una ristrutturazione del reparto ma il Diagnosi e Cura non deve chiudere né essere nel frattempo trasferito a Baggiovara. La tutela dei malati è al centro del nostro interesse e i pazienti devono continuare a essere curati vicino alle loro famiglie, in un luogo umano e funzionante”. Uno spazio, gli ha fatto eco la volontaria dell’associazione Elisetta Bellelli, “unico in Regione poiché, da due anni a questa parte, ha eliminato ogni tipo di contenzione meccanica durante i processi di cura. Un luogo aperto e dialogante… invito tutti ad andare a vedere quello di Baggiovara: pare una prigione per usare un eufemismo, piena di sbarre, vetri…”. La provincia di Modena oggi può contare su 24 posti letto di Diagnosi e Cura (15 a Baggiorava e 9 a Carpi). Se saltasse Carpi, “sarebbe una vera e propria catastrofe”, sottolinea il dottor Bonatti. “Quasi tutti letti di Baggiovara sono occupati da persone in trattamento sanitario obbligatorio (alle volte provenienti da fuori provincia e persino da altre regioni a causa della cronica mancanza di risorse): già ora la struttura è al limite della pericolosità per i pazienti ricoverati e gli operatori, senza la copertura offerta dalla nostra città il sistema rischia di crollare. Ecco perché, tutti uniti, dobbiamo batterci per portare a Carpi una residenza a trattamento intensivo ma salvaguardando l’Spdc”.
Jessica Bianchi

 

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