“No al formaggio fatto col latte in polvere”

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Un coro di disapprovazione si è levato da parte di agricoltori, coltivatori diretti, produttori di parmigiano reggiano e casari del carpigiano,  per l’assurda lettera-diffida inviata dall’Unione Europea all’Italia affinché elimini il divieto di produrre formaggi utilizzando il latte in polvere. E’ dal 1974 che il nostro Paese, mediante un’apposita legge, ha vietato l’uso di latte in polvere per produrre formaggi allo scopo di tutelare i nostri prodotti di eccellenza, come il parmigiano reggiano appunto. Consentire di produrli col latte in polvere significherebbe omologarne il sapore, è il commento negativo degli addetti ai lavori del carpigiano. Andrea Aldrovandi, per anni dirigente della Coldiretti, è lapidario: “eliminare la legge del 1974 sarebbe deleterio per i nostri allevatori di bestiame e per tutta la rete dei nostri caseifici, a tutto vantaggio delle multinazionali che potrebbero così acquistare il latte in polvere in tutto il mondo, laddove costa meno, a danno di chi produce, come facciamo noi in Italia e soprattutto nel modenese  e nel reggiano, un alimento unico nel suo genere perché deriva direttamente dal latte fresco con le  peculiarità  del territorio e del suo microclima, fondamentali per  le caratteristiche del parmigiano. Ma sarebbe dannoso e penalizzante anche per il consumatore che perderebbe qualità, sapori e garanzie di provenienza dei prodotti acquistati”.
Eugenia Bergamaschi, presidente provinciale  di Confagricoltura, sottolinea invece come “la possibilità di utilizzare latte in polvere aprirebbe le porte a prodotti di scarsa qualità e di dubbia provenienza che farebbero una concorrenza sleale ai nostri, i quali sono invece preparati a regola d’arte secondo usi e metodi che si tramandano da secoli. E metterebbe in difficoltà i nostri caseifici che subirebbero una concorrenza deleteria da parte di alimenti messi in commercio da multinazionali che non guardano tanto alla genuinità e alla provenienza territoriale dei formaggi, ma solo al business. La presa di posizione dell’Unione europea è assolutamente inaccettabile e dev’essere respinta dal Governo. E in questo chiediamo il sostegno della Regione. Anche perché non è la prima volta che l’Ue interviene a scapito della nostra agricoltura e delle sue produzioni di eccellenza favorendo indirettamente quelle di altri paesi comunitari”.  Un no secco e categorico arriva anche dai dirigenti dei caseifici sociali per i quali parla Attilio Redolfi, presidente dello storico Caseificio San Giorgio di Carpi, recentemente rinnovato e potenziato. “Un diktat assurdo – sbotta Redolfi – quello dei burocrati di Bruxelles dell’Unione Europea che il nostro Governo deve respingere immediatamente, senza se e senza ma, per rispetto dei produttori ma anche dei consumatori. Noi esigiamo che venga rispettata la legge italiana del 1974 e chiediamo che sia bandito il latte in polvere perché andrebbe a ledere la qualità del formaggio il quale perderebbe le sue peculiarità e le caratteristiche che derivano dalle condizioni climatiche e ambientali dove viene prodotto. Sulle nostre tavole arriverebbe un formaggio di cui non conosciamo la materia prima poiché il latte in polvere può essere prodotto ovunque, anche in  Australia, e dunque i formaggi nazionali o regionali, di cui noi siamo tanto gelosi, sparirebbero per andare verso un prodotto unico dal medesimo  sapore.  Una follia. Per questo chiediamo che la Regione Emilia intervenga facendo pressioni sul Governo affinché venga respinta la richiesta dell’Unione Europea la quale dovrebbe badare a problemi più seri, specialmente in questo momento, e lasciare che la sana agricoltura italiana, soprattutto quella emiliana, continui a produrre quelle eccellenze che il mondo intero ci invidia”.
Cesare Pradella
 

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