Il cerchio perfetto

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“Se devono essere due, sono due così,
come le aste gemelle del compasso sono due,
la tua anima il piede fisso, non mostra
di muoversi, ma lo fa, se l’altra lo fa.  Ed anche se essa sta al centro,
quando l’altra gira lontano,
essa si piega, e si protende verso l’altra,
e diventa eretta, quando ritorna a casa.  Così saremo tu ed io, che devo
come l’altro piede, correre obliquamente;
la tua fermezza rende il mio cerchio perfetto,
e mi fa finire, dove io ho avuto inizio”.
A Valediction: Forbidding Mourning di John Donne

Fuori dalla finestra piove. “Il nostro corpo è costituito per il settanta per cento da acqua, e per questo quando moriamo finiamo nel ciclo delle acque” sussurra la voce nella parte iniziale del film alludendo al ciclo naturale del vivere e del morire, “ma non raccontiamoci che è bello morire” dichiarerà al termine dell’intervista Claudia Tosi che col suo film dimostra come sia possibile “non guardare il corpo malato ma la persona che c’è ancora là dentro”.
A breve si saprà la data della prima internazionale de Il cerchio perfetto ma la regista carpigiana Claudia Tosi ha deciso di sottoporre  il film-documentario  al giudizio della sua città, lunedì 25 maggio, alle 20.30, presso l’Auditorium della Biblioteca Loria e sarà presente in sala per raccontare la genesi di quest’opera terminata dopo cinque anni di paziente lavoro.
La proiezione è stata inserita nell’ambito delle iniziative del Caregiver Day promosso dalla cooperativa Anziani e Non Solo perché questa pellicola restituisce un modo diverso di concepire la scelta di prendersi cura di qualcuno  e di vivere la malattia. Con amore, quello che lega Meris al marito Mario che siede accanto a lei. E Ivano a Carla.  Il sollievo psicologico, fisico e spirituale offerto dai professionisti dell’hospice diventa fondamentale per affrontare la vita che resta da vivere alla luce della ricchezza che deriva dal prestare e dal ricevere cura. “Le storie sono vere – spiega Claudia Tosi – e a raccontarle sono loro, i protagonisti, attraverso i gesti, gli sguardi, le parole e i silenzi”. La regista ha girato otto giorni dentro l’Hospice di Montericco di Albinea, uno dei primi esempi di luogo del sollievo in Emilia Romagna, senza utilizzare carrelli e luci per non invadere la vita dei pazienti. Il progetto del documentario è stato sottoposto nell’ambito di workshop che si sono tenuti in Europa e così, alla produzione italiana di Movimenta, si sono affiancati nella coproduzione Slovenia, Olanda e Inghilterra. “Per questo motivo – spiega la regista – è stato fatto un lavoro che rimarcasse il valore universale del film, rendendolo scevro di elementi riconducibili all’italianità. La storia di Meris e Ivano è diventata così una storia universale, dopo aver viaggiato molto in Europa in questi cinque anni. Solamente per lavorare sul suono del film siamo rimasti ad Amsterdam quattro mesi”.
Dopo la prima autoproduzione Private fragments of Bosnia (2004) e Mostar United (2008), con Il cerchio perfetto Claudia Tosi ottiene la consacrazione come regista in ambito internazionale. Questo film documentario complesso ma estremamente delicato nei confronti di chi è in un luogo dove la vita ha termine rappresenta per la regista la chiusura di quel “cerchio perfetto”, anche a livello personale. Lei, che è stata caregiver e ha sperimentato l’amore del prendersi cura, è riuscita a infondere una profonda umanità a quei 75 minuti.
Sara Gelli
 

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