La ricerca della verità

0
61

Giuseppe Ayala è il prossimo ospite della rassegna Ne Vale La Pena. Venerdì 10 aprile, alle 21, presso l’Auditorium San Rocco di Carpi, l’ex pubblico ministero racconterà della sua esperienza di magistrato e uomo politico attraverso la presentazione dei suoi due ultimi libri Chi ha paura muore ogni giorno e Troppe coincidenze entrambi pubblicati da Mondadori. Si tratta di una testimonianza e una fedele e puntuale ricostruzione dei quasi dieci anni di vita del pool antimafia e di un pezzo importante della più recente storia del nostro Paese. Sono passati 23 anni dalla terribile stagione che, con i due attentati di Capaci e  via d’Amelio, segnò forse il momento più drammatico della lotta contro la mafia in Sicilia. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino restano due simboli, non solo dell’antimafia, ma anche di uno Stato italiano che, grazie a loro, seppe ritrovare una serietà e un’onestà senza compromessi. Ma per Giuseppe Ayala, che di entrambi fu amico e stretto collaboratore, i due magistrati siciliani sono anche il ricordo commosso di dieci anni di vita professionale e privata e un rabbioso e mai sopito rimpianto. Ayala rappresentò in aula la pubblica accusa nel primo maxi-processo, sostenendo le tesi di Falcone e del pool antimafia di fronte ai boss e ai loro avvocati, interrogando i primi pentiti (tra cui Tommaso Buscetta), ottenendo una strepitosa serie di condanne che fecero epoca. E fu vicino ai due magistrati in prima linea quando, dopo questi primi, grandi successi, la reazione degli ambienti politico-mediatici vicini a Cosa Nostra, la diffidenza del Csm e l’indifferenza di molti iniziarono a danneggiarli, isolarli. Ayala racconta la sua verità, non solo su Falcone e Borsellino, i quali in queste pagine ci vengono restituiti alla loro appassionata e ironica umanità, ma anche su quegli anni, sulle vittorie e i fallimenti della lotta alla mafia, sui ritardi e le complicità dello Stato, sulle colpe e i silenzi di una Sicilia che, forse, non è molto cambiata da allora. “Io penso – racconta Giuseppe Ayala – che i giovani abbiano un grande bisogno di riferimenti certi, puliti e solidi cui ancorare le loro scelte future. Poter dare un contributo a un’esigenza tanto importante mi fa sentire in dovere di non risparmiarmi. Al tempo stesso, ricevo una contropartita significativa: quella di sentirmi utile a una nobile causa. In fondo, è la storia della mia vita”. Le stragi del 23 maggio e 19 luglio 1992 sono state volute dalla mafia in accordo con pezzi dello Stato, su questo non ci sono più dubbi. Per quanto terribile possa apparire, questa è la verità emersa dalle indagini. Ripercorrendo le circostanze in cui avvennero quei fatti criminosi ed elencando le manipolazioni cui si prestarono certi testi, si dipana davanti ai nostri occhi la storia italiana di questi anni, una storia cui la giustizia non ha ancora potuto far corrispondere una mappa completa dei colpevoli e dei mandanti. Solo se lo Stato si vorrà fare carico sino in fondo della ricerca della verità su questa vicenda, costi quel che costi, sarà possibile preservare il senso della giustizia nel nostro Paese. Tutta la storia italiana antica e moderna è cosparsa di crimini che non hanno ricevuto alcuna risposta dalla giustizia. Un pensiero di Camus dice che se l’uomo fallisce nel conciliare giustizia e libertà, fallisce in tutto.
Pierluigi Senatore
 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here