Carpi ha perso uno dei suoi figli più illustri

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A Carpi negli Anni ’60 c’era un industriale che mandava a sue spese i propri dipendenti in Unione Sovietica perché si rendessero conto di persona di come era la realtà economica e politica russa al di là dell’esaltazione propagandistica che ne faceva in Italia il Partito comunista.
Quell’industriale era Renato Crotti, morto martedì mattina  all’età di 94 anni: tra i fondatori delle moderna industria dell’abbigliamento carpigiano del dopoguerra, nel 1974 venne insignito della onorificenza di Cavaliere del lavoro dal presidente della Repubblica.
Carpi ha perso con lui uno dei suoi figli più generosi e geniali, uno dei creatori del boom economico del dopoguerra attraverso la ‘sua’ azienda, la mitica e storica Silan, che ha dato lavoro sino a 1.300 dipendenti e ad altre centinaia di artigiani dell’indotto che gravitavano attorno a essa.  Con lui se ne va una personalità emblematica di quella volontà del fare di cui i carpigiani sono interpreti.
Affascinante la vita personale e la storia imprenditoriale di questo carpigiano, curioso di tutto, affamato di libri e giornali, interessato ai fatti e alle vicende della vita e dell’umanità. Non fu solamente imprenditore a tutto tondo, con aziende a Carpi, Novi e nel Veneto, ma anche editore di riviste e libri e autore egli stesso di alcuni volumi di grande successo.
Tra questi da ricordare i mensili Tuttocarpi e Tuttomodena, usciti rispettivamente nel 1961 e nel 1962, prima dei suoi tre famosi viaggi in pullman in Urss e negli altri paesi comunisti dell’Est, effettuati nel ’62, nel ‘63 e nel ’64, giornali  che raggiunsero una tirature di cinquemila copie a numero. Quei viaggi suscitarono interesse e curiosità e il resoconto di quelle esperienze venne tradotto in un libro da Norberto Valentini dal titolo Il dramma di due comunisti a Mosca, con riferimento all’allora segretario della Cgil e di un consigliere comunale del Pci. Per quei viaggi a Carpi arrivarono inviati di giornali italiani e stranieri che scrissero decine di articoli su questo intraprendente e coraggioso industriale di provincia. Genesi, risultati e conseguenze di quei viaggi in Urss vennero raccolti dallo stesso Crotti in un libro intitolato In attesa di un pullman, del 1991, venduto in migliaia di copie e tradotto in diverse lingue.
Quella esperienza colmò un vuoto nella pubblicistica locale e portò  un importante contributo culturale nella stagnante e asfittica realtà politica di quegli anni egemonizzata dal Pci che regnava incontrastato dall’alto della sua maggioranza assoluta e che tutto ‘controllava’, direttamente o attraverso le associazioni fiancheggiatrici. 
Un atteggiamento coraggioso e ‘controcorrente’ quello di Renato Crotti che venne contrastato e combattuto dall’establishment comunista locale che intuiva i pericoli rappresentati dal confronto che un organo di stampa non allineato andava propugnando. Memorabile (per usare un eufemismo) fu la battaglia contro di lui e contro la sua azienda scatenata dalla Cgil che la mise in difficoltà produttive ed economiche tali da portarla al fallimento, dal quale tuttavia  Crotti, insieme ai suoi figli, seppe rialzarsi riprendendo in pieno l’attività industriale.
L’intraprendente imprenditore, unanimemente considerato tra i principali  artefici del boom economico carpigiano di quegli anni, dette alle stampe vari volumi,  Il teorema della padrona di casa e della colf del 1996 e Riflessioni per riflettere, edito nel 2000, nel quale ha descritto l’evoluzione della situazione economica locale  e nazionale.
Negli ultimi anni Crotti aveva aperto anche un sito web, una sorta di punto di  riferimento per tutti coloro che avessero voluto confrontarsi con lui sui temi a lui cari del liberismo, del liberalismo e del laicismo.
“Io non so vivere  – soleva affermare con una punta di civetteria Crotti – non ho mai avuto una casa al mare, non ho mai posseduto uno yacht. Ho fatto almeno centocinquanta volte la trasvolata atlantica verso gli Stati Uniti, ma non sono mai salito su un Concorde perché costava troppo”.
Timido ma tenace (proverbiale la sua difficoltà a parlare in pubblico), ha sempre fatto riferimento alla madre Carmela “che mi ha tramandato la voglia di lavorare e  la costanza nell’impegno e che praticava le regole della buona economia senza conoscerle”.
“Senza le fantastiche donne carpigiane, energiche, coraggiose, fantasiose  e laboriose – aggiungeva – Carpi non avrebbe conosciuto il miracolo economico che esse hanno davvero realizzato”.
E amava raccontare che la sua fantastica avventura imprenditoriale iniziò in tempo di guerra con un prestito di 300mila lire della Banca Popolare ottenuto grazie all’intervento della madre e che con quei soldi cominciò i suoi viaggi a Biella in sella a una Gilera per andare ad acquistare pacchi di lana che poi rivendeva a Carpi e che continuò nel dopoguerra quando prese piede la lavorazione della maglia sulle macchine rettilinee: egli dava a credito alla magliaie per la materia prima, che gliela pagavano dopo aver venduto i capi finiti.
Fino a quando, nel 1948, dette vita alla Silan che produceva tessuti di lana e di fibre sintetiche  aumentando di continuo produzione e fatturato e numero di dipendenti tanto da ottenere, nel 1974, l’ambito riconoscimento di Cavaliere del lavoro, grazie al 261° posto tra le spa italiane raggiunto dalla Silan. Ma fu allora che cominciarono le difficoltà economiche dovute all’ostilità  della Cgil, all’opposizione del Pci e del Comune, che crearono in  tutti i modi ostacoli, difficoltà, problemi  con gravi danni all’azienda. E  dopo varie peripezie egli creò la Nuova Silan che prese in affitto macchinari e capannoni dalla vecchia azienda,  costituendo la holding DMR, dalle iniziali dei nomi suo, dei due figli e della figlia Monica nel frattempo deceduta.
Per Renato Crotti insomma l’etica del lavoro ha sempre costituito il filo conduttore della sua lunga e operosa vita imprenditoriale.
Cesare Pradella
 

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