Scattastorie

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Ci sono persone che, nella vita, coltivano degli hobby. Ce ne sono altre per le quali la propria esistenza ha senso solo se illuminata dal fuoco di una passione. Come quella per la fotografia che, alla venticinquenne carpigiana Valeria Cornia, ha valso la partecipazione a Scattastorie nx generation, programma televisivo andato in onda in quattro puntate sulle note emittenti  Real Time e Dmax: dedicato a giovani autori italiani di talento, sfidatisi a colpi di click dinnanzi a un coach d’eccezione, il fotografo di moda e delle celebrità Stefano Guindani. In ogni puntata, due partecipanti si sono contesi un posto in finale, avendo a disposizione solo tre scatti per raccontare una storia. Solo quattro di loro sono arrivati all’ultima puntata e Valeria, che si è classificata seconda, è stata tra questi. Gli scenari nei quali la giovane promessa carpigiana ha partecipato sono stati una crociera tra Genova e Napoli, con ospite in studio la conduttrice Barbara Gulienetti, e la tappa finale a Milano, puntata che ha visto anche la presenza della style coach modenese Carla Gozzi. “I responsabili della casa di produzione mi hanno contattata qualche settimana prima dell’inizio delle riprese – racconta Valeria – dicendomi che avevano notato le mie foto sul Web ed erano interessati a conoscermi meglio. Abbiamo avuto un colloquio su Skype e sono stata presa subito per girare! Nessuna selezione quindi, se non i miei scatti e il mio carattere, trapelato durante la chiacchierata. Mi hanno descritto la struttura del programma e io mi sono presentata a Milano nel giorno stabilito. Tutto il resto è stato tenuto rigorosamente segreto, così da coglierci il più impreparati e spontanei possibile e rendere la competizione equa. Per ognuna delle sfide necessarie per arrivare in finale erano previste soltanto tre foto con un tema sempre diverso, in una situazione spesso caotica e un’ora di tempo per scattarle e lasciare il giudizio a Stefano Guindani”. Questo bel risultato non è casuale, bensì frutto di anni di sperimentazione e dedizione: “ho iniziato come credo capiti un po’ a tutti: cercando di immortalare momenti, persone e oggetti intorno a me. Lentamente ho compreso le potenzialità del digitale, che al tempo era ancora una rarità e, grazie alla prima reflex acquistata da mio padre e ai consigli di alcuni amici ho cominciato a sperimentare il più possibile. Da subito ho cercato di catturare le immagini da un punto di vista diverso dal solito, di descrivere e raccontare insieme, sempre alla ricerca di nuovi soggetti.
Ora la mia regola principale è quella di evitare di costruire la scena. Prendo dal vero praticamente tutto, senza spostare gli oggetti o chiedere alle persone di mettersi in posa. Credo che questo aumenti la sfida, ma soprattutto la soddisfazione”. Un rapporto con il medium fotografico, quello di Valeria, non sempre semplice e fatto, come tutte le vere passioni, anche di alti e bassi: “i miei scatti non mi soddisfacevano mai e la mia attrezzatura era molto scarna, ma credo sia una frustrazione tipica di qualsiasi processo creativo.
Perciò per qualche tempo mi sono concentrata su altro, come il disegno e la fotomanipolazione, ma dopo poco tempo ho ripreso in mano la macchina e da allora non ho più smesso.
Ultimamente poi sperimento moltissimo la tecnica HDR – High Dynamic Range (Ampia Gamma Dinamica), utile per ottenere un’immagine in cui l’intervallo tra le aree più chiare e quelle più scure sia più ampio dei metodi tradizionali – perfetta per i nostri cieli del Nord. Per quanto riguarda i soggetti, ho sempre prediletto le foto naturalistiche e di paesaggio perché, come amavo dire, la natura non si lamenta dicendomi che è venuta male. Da quando però ho iniziato a sperimentare con la lente 50mm ho incluso nel mio repertorio i ritratti e i primi piani su oggetti e situazioni. Amo immortalare luoghi con una sequenza di immagini che raffigurano solo vari dettagli del soggetto principale. Mi piace notare le piccole cose, potremmo dire. Il reale non ha bisogno di grandi cambiamenti, già descritto così com’è racconta milioni di storie”. Oltre alla partecipazione al programma, l’esperienza più importante fatta sinora è stata, per Valeria, il reportage delle varie tappe di un viaggio di volontariato in Palestina e Israele, organizzato nel 2013 da un’associazione milanese e del quale presto si terrà una mostra, che lei spera possa fare tappa anche a Carpi. “Sono una persona abbastanza caotica, porto la macchina con me in situazioni che reputo interessanti, cerco spesso i luoghi più emozionanti della nostra campagna, che amo, e immortalo ciò che mi sembra degno di essere raccontato, a qualunque livello. Mi piacerebbe scattare dei ritratti nei luoghi colpiti del sisma del 2012, ma è tutto ancora nella mia testa. Sentirsi fotografi è una cosa troppo intima perché io possa giudicarla, io per prima non mi sento tale, o almeno non solo. Sono una persona che disegna, scatta, scrive, si rapporta con gli altri, racconta e ascolta e sono tutte cose che mi fanno sentire bene, mi arricchiscono e spero lascino qualcosa anche agli altri”.
Marcello Marchesini
 

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