“Quanti fratelli Kouachi sono intorno a noi?”

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Dopo l’orrore parigino, la vita dei musulmani nella capitale francese si è fatta più dura. “La gente ti guarda con maggiore sospetto e questo ti ferisce dentro”. A parlare è il senegalese Youssou Sow, trasferitosi per lavoro, da Carpi a Parigi. “Questa città è un condensato di culture ed etnie e, prima degli attentati, non ho mai percepito alcuna forma di razzismo. Il mio cuore però resta alla Corte dei Pio: dopo 13 anni di vita a Carpi, mi sento molto più italiano che francese”. Ora, però, le cose sono nettamente cambiate: “non ho paura ma temo che la sicurezza di un tempo sia finita. La serenità appartiene ormai al passato”. Dopo il massacro nella sede del settimanale satirico Charlie Hebdo e l’assalto nel negozio kosher nel cuore di Parigi,  l’avanzata di una potenziale ondata islamofobica è un’eventualità alquanto plausibile: “potrebbe accadere, ma sarebbe sbagliata e ingiusta – prosegue Youssou – poiché significherebbe non fare l’opportuna distinzione tra terroristi e musulmani. Quel che mi spaventa maggiormente è la consapevolezza di non essere al sicuro: quanti fratelli Kouachi sono intorno a noi? Quante persone che reputiamo comuni, innocue, in realtà covano nella loro mente tutto questo odio? E’ impossibile difendersi”.
Da musulmano credi che la satira possa essere pienamente libera?
“La religione è una faccenda privata. Personale. E riunisce persone dalle sensibilità molto diverse tra loro. Io credo si possa scrivere tutto nel rispetto reciproco. Di certo questi attentati terroristici non hanno nulla a che vedere con il messaggio di pace dell’Islam e fanno male a tutti noi. Ogni essere umano è libero di credere – o non credere – a ciò che vuole ma ha il dovere di rispettare il pensiero altrui. La mia libertà finisce dove inizia quella degli altri: nessuno può nuocere e far del male al proprio prossimo”.
Perché l’Islam moderato non fa scudo contro queste derive per cercare di isolare ogni forma di terrorismo dalla nascita? Come credi possa essere combattuto il terrorismo islamico?
“L’Islam non è un’organizzazione né uno stato capeggiato da qualcuno che comanda o coordina. L’Islam è una religione di pace. Combattere i terroristi è quindi il dovere di ognuno di noi. La manifestazione di Parigi ha lanciato un messaggio forte al mondo. La presenza – tra i 50 capi di Stato e di governo – del palestinese Abu Mazen e dell’israeliano Netanyahu ha una forte valenza simbolica. Tutti, cristiani, musulmani ed ebrei, hanno voluto presenziare all’evento animati da un unico scopo: rivendicare i valori della libertà e della fraternità”.
Jessica Bianchi
 

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