La solidarietà non si misura in chilometri

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 “Grazie. Ancora una volta. A tutti coloro che continuano a sostenere la nostra attività e, in modo particolare il Progetto Rugiada, attraverso il quale, anno dopo anno, tanti bimbi bielorussi possono godere di un periodo di cura e risanamento in un luogo non contaminato dalle radiazioni dopo la tragedia di Chernobyl”. Queste le prime parole del carpigiano Luciano Barbieri, presidente del Comitato Progetto Chernobyl di Carpi, Novi e Soliera, associazione che, insieme a Legambiente Solidarietà, continua, con caparbietà, a sostenere concretamente  la Bielorussia, lasciata sola nell’affrontare le conseguenze del fallout radioattivo di quasi trent’anni fa. Un aiuto attivo, attuale, nonostante le difficoltà legate alla difficile congiuntura economica di questi anni e le conseguenze del sisma  con cui il nostro territorio continua ancora a fare i conti: “nel 2013 siamo riusciti, attraverso varie iniziative di raccolta fondi, a sostenere l’ospitalità presso il Centro Nadijeda di 25 bambini con situazioni famigliari ed economiche particolarmente problematiche (10.750 euro) e, allo stesso tempo, finanziare progetti legati alla scuola e all’infanzia nelle aree più colpite dal sisma del maggio 2012”, prosegue Luciano Barbieri. Lo scorso aprile una delegazione del Comitato si è recata in Bielorussia per visitare i luoghi teatro di un disastro non solo ambientale, ma anche sociale ed economico: “alcune città sono moderne e in fase di sviluppo ma le condizioni delle campagne sono desolanti. Le aree rurali sono arretrate, prive di presidi medici, abbandonate a loro stesse. Molti sono poi coloro che, pur essendo vietato, a causa delle difficoltà economiche,  sono tornati a vivere nella zona morta, a una manciata di chilometri dalla centrale e ad alimentarsi coi prodotti di una terra contaminata”. La presenza dei vari circoli in Bielorussia costituisce da un lato il segno tangibile della solidarietà alla popolazione e, dall’altro, la volontà di “cooperare in loco, con grande rispetto e umiltà, insieme agli operatori, ai professionisti e ai politici bielorussi”, prosegue Barbieri. “L’importanza di un centro di eccellenza come Nadijeda sta nel fatto che i ragazzi e le loro famiglie possono trovare risposta ai loro bisogni nel proprio Paese, tra la propria gente, il che si traduce anche in speranza per il futuro. Inoltre, in questo modo si chiede un impegno preciso alle autorità nazionali che hanno il dovere di salvaguardare il diritto alla salute dei propri cittadini”.

Divise tra negazionismo e volontà di riscatto, le autorità bielorusse però, pare non abbiano ancora imparato la lezione: è infatti in progetto la costruzione di una nuova centrale nucleare, finanziata dalla Russia, al confine con la Lituania che, oltretutto, si affiancherebbe a un’altra prevista  in territorio lituano.  Potrebbe essere facile per noi, lontani da quei luoghi, dimenticare la tragedia che vi si consumò il 26 aprile del 1986, ma le conseguenze di quel disastro sono ancora vive. Presenti. Ogni giorno si traducono in malattie, malformazioni, inquinamento delle acque, del cibo, della terra, impoverimento economico, sociale… Dal 21 al 23 febbraio, i volontari di Progetto Chernobyl di Carpi, Novi e Soliera rinnoveranno l’appuntamento con Una primula per Chernobyl: “sappiamo benissimo – conclude il presidente – che la situazione in cui viviamo rende sempre più difficile e problematica la quotidianità di tante famiglie ma sappiamo anche che la nostra comunità è ancora capace di ascolto verso i tanti bisogni e diritti negati, anche se lontano da qui. La solidarietà non si misura in chilometri ma in valori, amicizia e volontà di giustizia sociale. Vi aspettiamo ai banchetti delle Primule”. 

Jessica Bianchi

 

 

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