Trovato il capro espiatorio

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Conto alla rovescia per il Comune di Correggio in attesa del commissario prefettizio dopo le dimissioni del sindaco Marzio Iotti e il conseguente decadimento di Consiglio Comunale e Giunta. Abbandonato dal suo equipaggio, lo Schettino de noantri, ha pagato lo scotto di quel bubbone chiamato En.Cor. “Davanti a tutti mi scuso e mi assumo le responsabilità del fallimento politico di En.Cor”. Questa la pubblica ammenda fatta dal primo cittadino durante il consiglio fiume, conclusosi con le sue dimissioni, arrivate prima del voto della mozione di fiducia (17 voti contro; 1 astenuto; 1 contrario). “E’ conveniente per i correggesi un periodo di commissariamento?”, domanda poi Iotti all’aula. Di certo è tardi per questa amministrazione interrogarsi circa la tutela degli interessi della “cosa pubblica”: ora, infatti, spetterà al commissario mantenere lo status quo e amministrare la cittadina. Un cambio di rotta che lascia comunque l’amaro in bocca, soprattutto per il comportamento del partito tra le cui fila milita lo stesso Iotti. “Posso anche capire – ha commentato l’ex sindaco – che a un partito convenga, per il proprio interesse elettoralistico, decidere di scaricare  amministratori e sindaco, cercando di prendere le distanze da questioni scomode. Come è stato detto nel direttivo, dal segretario comunale del Pd, Il futuro candidato del Pd si deve smarcare dalla vicenda En.Cor. Quel che non accetto sono la doppiezza, l’ipocrisia e il voler giocare su due piani paralleli poiché conveniva tenermi sulla graticola”.
Il partito ha trovato il suo capro espiatorio: tolto di mezzo Iotti, il Pd volterà pagina cercando un nuovo candidato vergine rispetto a quel brutto pasticciaccio che è En.Cor. Una cosa è certa, malgrado la proverbiale memoria corta degli italiani, questa vicenda è lungi dall’essersi risolta. Un’intera classe dirigente ha sbagliato, piegandosi a interessi che non erano quelli della collettività. Il risultato? Una vendita “sospetta” ad Amtrade Italia srl, azienda che non sta onorando i mutui (ovvero i 28 milioni di euro investiti in En.Cor da tre banche: San Felice che richiede oltre 10 milioni di euro,  Banco Popolare cui spettano oltre 3 milioni e Bnl cui debbono essere pagati  oltre 13 milioni di euro) e una conseguente causa legate intentata dalla Banca Popolare di San Felice ai danni del Comune. Insomma En.Cor si è trasformata da progetto strategico ed ecologicamente sostenibile gestito interamente da mani pubbliche a flop totale. Ma una volta scoperchiato il vaso di Pandora, la buriana è destinata ad aggravarsi ulteriormente: il procuratore capo Giorgio Grandinetti ha infatti aperto un’inchiesta per accertare fatti e responsabilità.  Annunciati, per certuni, sonni poco sereni. Che all’orizzonte si profilino altre dimissioni?
Jessica Bianchi
 

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