“Il solito pateracchio in salsa italica”

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Dopo i tragici casi di decessi nel corso di attività sportive, come quelli che hanno riguardato il pallavolista Vigor Bovolenta, stroncato da un arresto cardiaco nel marzo del 2012 a Macerata, o Piermario Morosini, deceduto a Pescara nell’aprile dello stesso anno durante una partita di calcio, l’articolo 7 comma 11 del Decreto Balduzzi, varato il 26 aprile 2012, ha reso obbligatoria la presenza di un defibrillatore portatile utile a salvare vite umane nel caso di arresto cardiaco, in prossimità dello svolgimento di qualsiasi competizione sportiva. Per le società dilettantistiche c’è tempo fino al 2015. C’è chi ha già provveduto, acquisendo i defibrillatori a seguito di donazioni, o come risultato di concorsi benefici. Ma il vero rischio è che questi apparecchi restino in un angolo a prendere polvere, perché nessuno è in grado di utilizzarli. Secondo l’associazione Assotutela, che ha svolto un’indagine a carattere nazionale, su un campione di società sportive di nuoto, calcio, equitazione, pallanuoto e pallavolo, solo il 4% è dotato di apparecchiature salvavita ma il vero nervo scoperto è la formazione. Le società e le associazioni sportive carpigiane stanno reagendo al decreto come le loro omologhe sparse in tutto lo Stivale: prima di tutto cercando di ricevere indicazioni precise perché, some spesso accade in Italia, l’applicazione di un principio giusto genera, invece di una giusta legge, un bailamme di norme che, per essere interpretate, abbisognerebbero di un simposio di giuristi. “Dovremo dire alle nostre società sportive e, in particolare, a quelle che hanno in gestione degli impianti, di dotarsi dei defibrillatori – spiega il presidente del comitato CSI di Carpi, Guido Leporati – e, soprattutto, di insegnare alle persone a utilizzarlo, perché anche se le funzionalità degli ultimi modelli sono molto semplici, nel momento in cui una persona sta male, occorre avere la freddezza e la lucidità necessarie per intervenire correttamente. So che ci sono già ditte che propongono offerte a prezzi molto contenuti, ma occorre verificare che gli apparecchi siano a doppio uso, per bambini e adulti. Naturalmente, prima ci si adeguerà e meglio sarà. Bisognerà poi capire se in un impianto ci sarà uno strumento a disposizione di tutti, perché da certi passi della legge si potrebbe ritenere che ogni società debba avere il proprio, il che sarebbe palesemente insensato, rispetto a palestre o campi sportivi che vedono alternarsi più associazioni o società”. “Stiamo valutando l’acquisto condiviso di un defibrillatore insieme alle altre società che frequentano la palestra nella quale ci alleniamo”, spiega Carlo Alberto Fontanesi, presidente di Ushac Asd. “ Il Decreto Balduzzi ha compiuto una distinzione tra attività agonistica e ludico – motoria, quindi, quando si approssimerà la scadenza, vedremo se saremo obbligati ad adottarlo o se potremo farne a meno, anche perché il punto non è solo possedere il macchinario – prosegue Fontanesi – bensì imparare a utilizzarlo”. Per il presidente di Ushac, la rinnovata attenzione alle tematiche della tutela della salute di chi pratica attività sportiva a qualunque livello pone un tema sacrosanto: “tutte le società sportive devono impegnarsi di più verso la diffusione delle metodologie di primo soccorso, perché se capita un ictus o un infarto, un intervento nei primi minuti può fare la differenza tra la vita e la morte. Esigenza che avverto a prescindere dall’obbligo o meno del defibrillatore, che in ogni caso va utilizzato soltanto dopo aver tentato la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco”. Il costo di un defibrillatore non è vertiginoso, poiché si aggira in media sui 1.200/1.500 euro: non è quindi una spesa proibitiva a frenare le associazioni che ancora non hanno provveduto all’acquisto, quanto piuttosto l’opacità della norma, come sottolinea la responsabile di Uisp Carpi, Paola Salati. “Dal momento che ci sono ancora 30 mesi di tempo, stiamo aspettando di avere maggiori chiarimenti. Al momento ci stiamo concentrando sulla parte del decreto relativa ai certificati che i medici dovranno rilasciare per la pratica sportiva”. Sulla difficoltà nel comprendere che cosa effettivamente il decreto richieda prende una posizione netta anche Lamberto Menozzi, presidente della società sportiva dilettantistica Albatros che, insieme alla Cabassi, gestisce la piscina comunale. “Si tratta del solito pateracchio in salsa italica, perché hanno reso la procedura per ottenere la certificazione necessaria per poter praticare attività sportiva, anche per quel che riguarda l’attività dilettantistica e ludico-motoria, complessa, lunga e dispendiosa. Per di più, la regola vale solo per chi svolge l’attività con enti e associazioni iscritti al Coni. E gli altri? E’ davvero insensato. In ogni caso il defibrillatore è stato fornito in dotazione alla piscina dal Comune a inizio anno, e abbiamo provveduto noi a formare gli operatori attraverso dei corsi”. Insomma per vedere come andrà a finire occorrerà aspettare la notte del 31 dicembre 2014. Magari insieme a un avvocato, un allenatore e un medico sportivo.
Marcello Marchesini

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