Difendiamo la “nostra” fabbrica dell’acqua

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Arriva dal Pd delle zone terremotate il no all’edificazione sulle falde acquifere di Modena. Il sindaco di Soliera Giuseppe Schena nonché presidente dell’Unione Terre d’Argine non ha dubbi: “edificare nelle aree di falda è una scelta che va attentamente riconsiderata”. I pozzi di falda di via Aristotele e via Cannizzaro, a Modena, al centro, da anni, di numerose polemiche, servono, infatti, non l’acquedotto cittadino, bensì quello dell’Area Nord, Carpi compresa. E il no a un rischio, anche solo potenziale, di inquinamento per la falda di Cognento, da cui si approvvigiona l’acquedotto intercomunale di Aimag, comincia ad arrivare proprio da parte di chi, quell’acqua, finirebbe per berla. Dopo il “coming out” di Schena, anche il sindaco di Carpi, Enrico Campedelli, ha espresso forti perplessità sul progetto edificatorio modenese: “è necessario tutelare quei pozzi – ha dichiarato – che sono, tra l’altro, parte della proprietà di Aimag e del suo patrimonio”. Di fronte alla presa di posizione degli esponenti del Partito democratico della Bassa, l’assessore all’urbanistica della Città della Ghirlandina, Gabriele Giacobazzi, ha garantito un ridimensionamento della previsione insediativa che “non costituirà una minaccia rispetto agli obiettivi di tutela a cui è subordinata. Ora dobbiamo attendere le indicazioni conseguenti alla procedura di Via in corso”. Parole che, in questa battaglia tutta politica, non convincono i “compagni” di partito dell’Area Nord: “il punto non è la Valutazione di impatto ambientale. Ciò che ci interessa è una valutazione di opportunità basata sul principio di precauzione”, ha ribadito Schena. Le voci dissenzienti interne al Pd, giunte dopo anni di imbarazzante silenzio, si aggiungono così alla levata di scudi dei movimenti e delle associazioni che, da tempo, sostengono l’inedificabilità della zona e la tutela del campo acquifero di Cognento. “L’area di via Aristotele che a prima vista è un prato, è in realtà la fabbrica dell’acqua per 180mila abitanti. In tale area si svolgono le attività industriali che presiedono al governo e al mantenimento dell’efficienza del sistema di captazione. Il previsto cantiere, e soprattutto la modifica permanente dell’assetto funzionale e infrastrutturale dell’area, interferiscono pesantemente con l’espletamento del servizio, con la sua salvaguardia e con le prospettive del suo sviluppo futuro”. Sono le parole che spese l’ingegner Gian Carlo Spaggiari, docente di Valutazione Economica dei Progetti presso la Facoltà d’Ingegneria dell’Università di Modena, nonché esperto di gestioni acquedottistiche, due anni fa, quando venne in città su sollecitazione del Comitato Referendario Acqua e Beni Comuni di Carpi. In quell’occasione l’ingegnere non fece sconti: “l’argilla non è perfettamente impermeabile. E’ solo una questione di tempo. A parità di condizioni, un liquido che in un minuto si infiltra in un mezzo ghiaioso/sabbioso alla profondità di un metro, impiega 116 giorni per infiltrarsi alla medesima profondità in un terreno argilloso”. Della serie, c’è poco da star tranquilli: qualsiasi inquinante cada a terra infatti, prima o poi arriverà alla falda. E’ matematica. Lo strato argilloso dell’area varia da 20 a 16 metri, misura che si riduce a 13 nei rilievi di Aimag, quindi il pericolo di infiltrazioni dall’alto è tutt’altro che nullo. Una battaglia quella in difesa di questa straordinaria “fabbrica dell’acqua” portata avanti con determinazione anche dai Movimenti 5 stelle del territorio, unitamente a numerose associazioni ambientaliste e comitati di cittadini i quali danno il via, a partire dal 20 luglio, a una raccolta firme (con diversi banchetti organizzati in centro storico, al villaggio giardino e al Parco Ferrari) per la delibera di iniziativa popolare del Consiglio Comunale di Modena sulla tutela delle acqua di falda e dei campi acquiferi.
La battaglia si prospetta ancora lunga.
Jessica Bianchi

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