Un libro per sostenere i terremotati

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All’autore esordiente Claudio Lei chiediamo:
Quanti anni hai e cosa fai nella vita?
“Ho 38 anni e sono un consulente informatico. Mi infliggo una carriera universitaria infinita senza il coronamento della laurea, né la voglia di mollare del tutto. Sono ingordo di storie in qualunque forma vengano raccontate: romanzi, film o serie televisive in perenne confronto con gli autori e il mio indomito spirito critico”.
Come mai hai scelto la formula del fantasy per il tuo primo romanzo?
“L’intera storia gravita intorno al concetto della trasformazione, quando l’ho partorita mi sono immaginato una lunga trasformazione le cui sembianze venissero svelate pagina dopo pagina. L’idea della metamorfosi mi ha fatto pensare alla magia, al mistero e, quindi, è divenuto naturale adottare il genere fantastico”.
Nel tuo romanzo riproponi l’eterno conflitto tra bene e male, ma non è ben chiaro chi vinca… una sorta di metafora del nostro tempo, dove ogni valore pare sfumato rispetto al passato.
“Il bene e il male sono due dei concetti più potenti dell’umanità, di fronte ai quali credo sia impossibile rimanere indifferenti, ci si schiera sempre da una parte convinti di aver scelto quella giusta ed è proprio su questa convinzione che mi sono interrogato. Cosa siamo in diritto di fare quando crediamo di conoscere la verità? Divulgarla? Imporla? Uccidere per essa? Questa è la ricerca che compie la protagonista, rischiando però di smarrire la strada accettando compromessi giudicati, di volta in volta, necessari, ma quand’è che i compromessi compromettono la causa snaturandola? Diventa veramente complicato sancire la vittoria del bene sul male, perché è dubbio il criterio con cui giudicare: quando a beneficiarne è la maggioranza delle persone? Quando si compie la scelta moralmente più rigorosa? Forse non esiste un bene assoluto, ma solo un assoluto bisogno di cercarlo”.
Il maestro di Diana è una figura orrorifica a tratti.  Essere depositari di cultura pare non essere sufficiente per nobilitare l’uomo…
“La cultura è uno strumento pertanto non è né buona né cattiva, dipende dall’uso che ne facciamo, ma possederla è sempre un vantaggio che dobbiamo saper mettere a frutto. Il maestro di Diana esacerba l’ambiguità della cultura stessa, del suo uso, centellinando le informazioni che trasmette, per assicurarsi il raggiungimento del suo scopo. In alcuni casi credo riesca a farne un uso nobile per fini discutibili e viceversa, rendendo difficile formulare un giudizio generale”.
Quanto sono importanti la magia, la fede e il mistero nella vita di oggi?
“Apparentemente molto poco, abbiamo a disposizione strumenti, come mai nella storia, in grado di soddisfare il nostro narcisismo, tanto che l’ostentazione è un modus vivendi virtuale, sembra quasi che le persone siano ossessionate dalla paura di essere invisibili, trascurabili, creature misteriose. Il culto dell’individuo è divenuto imperante nel mondo occidentale, innescando un conflitto culturale inevitabile con le civiltà intrise di fede e misticismo, i cui modelli proposti sono strumenti, a volte sacrificabili, per una causa, anziché la causa stessa. Ritengo difficile professare una fede, una qualsiasi, quando veniamo bombardati di stimoli e bisogni che sembrano impellenti, quando tutto e tutti sembrano a portata di mano, perfino con i divi hollywoodiani è possibile stabilire un fittizio scambio virtuale, quindi quale dio o quale magia, può ancora esercitare una potente fascinazione? C’è posto per la magia, il mistero o la fede in una realtà in cui le informazioni sono così tante e così disponibili? La verità vi renderà liberi, disse Gesù Cristo, quindi secondo questa affermazione oggi dovremmo essere più liberi che mai”.
Parte dei ricavi del libro verranno devoluti per sostenere le popolazioni terremotate dell’Emilia. In quali progetti?
“Ricordo che siglai il contratto editoriale con la 0111 pochi mesi dopo i devastanti terremoti in Emilia Romagna, il clima che si respirava, specialmente nelle zone più colpite, era di profonda fratellanza e solidarietà, mi venne spontaneo chiedermi come contribuire e allora pensai al mio libro, quello che considero uno dei miei migliori traguardi e decisi di dedicarlo ai terremotati offrendo loro il ricavato. Ci tengo a precisare che anche il mio agente, Beniamino Soressi dell’agenzia Bozze Rapide, devolve le sue provvigioni per lo stesso fine. All’inizio volevo contribuire all’acquisto di libri per le Scuole elementari e materne del Comune di San Possidonio, ero affascinato dall’idea di un libro i cui ricavi servono per restituire altri libri a chi ne è stato privato, ma non riuscii a contribuire prima della fine del progetto. Ero sempre intenzionato a devolvere il ricavato, pertanto scelsi di contribuire alla ricostruzione dello stesso Comune, ben lontano dal ritorno alla normalità, quindi tra i progetti disponibili scelsi la restaurazione del Teatro Varini”.
Stai lavorando a qualche altro progetto letterario?
“Sì, partecipo a diversi concorsi letterari, quasi tutti on-line, con dei racconti brevi. Sto sviluppando vari progetti, alcuni dei quali riguardano la letteratura di genere: la fantascienza e l’horror, altri invece sono narrativa classica. Vorrei confrontarmi con dei temi universali come il successo e il fallimento, la capacità di superare le proprie nevrosi e le proprie paure”.
Jessica Bianchi

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