Il mio Erasmus a Berlino

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Sono sempre di più i giovani che scelgono di studiare all’estero con il progetto di mobilità Erasmus. Sarà per la frase che i veterani del progetto ripetono come un mantra: “L’Erasmus? Piangi due volte”. Quando parti per il timore di non trovarti bene in una realtà diversa e quando torni, perchè non vorresti più lasciare quel mondo appena scoperto. E così al secondo anno di Lingue e Culture Europee anche la 22enne carpigiana Alessandra Paltrinieri ha scelto di partire per il più famoso progetto di scambio interculturale europeo.
Perchè Berlino?
“La scelta di Berlino è stata dettata dal desiderio di approfondire meglio la conoscenza della lingua tedesca, dal momento che era quella in cui ero meno ferrata dopo le lingue inglese e spagnolo. Pertanto oltre alla sfida culturale avrei trovato anche quella linguistica. Sono subito rimasta soddisfatta della mia decisione, constatando l’ottima organizzazione che regna sovrana nella capitale tedesca. Il mio studentato era organizzato come un vero e proprio palazzo suddiviso in appartamenti. Io ho vissuto insieme a una ragazza tedesca e una austriaca che si erano trasferite a Berlino per iniziare l’università, e questo è stato un grande aiuto a livello linguistico, perchè anche in casa il tedesco era d’obbligo”.
Dopo due anni all’Università di Modena e Reggio Emilia, quali differenze hai riscontrato nel sistema universitario tedesco?
“Il sistema universitario a Berlino funziona molto diversamente rispetto alle facoltà italiane. Prima di tutto, le rette sono meno onerose, circa un terzo delle nostre, poi, per quanto riguarda il piano di studi, ogni studente può scegliere i corsi che farà senza vincoli particolari se non quello di inserire nel programma tipologie diverse di lezioni, compresi seminari e lezioni pratiche. Inizialmente il cambiamento è stato sconcertante, poiché il metodo di insegnamento è molto diverso da quello a cui siamo abituati nelle nostre università, in cui il professore dalla cattedra spiega alla platea di studenti senza alcuna interazione. Nelle università tedesche l’insegnante segue costantemente i suoi allievi, pone loro domande per vedere se hanno capito ciò che ha esposto e assegna compiti a casa. C’è quindi una partecipazione attiva dei ragazzi durante le lezioni”.
Come vivono i giovani berlinesi? Con quali opportunità?
“Berlino è una capitale che offre tutto ai giovani sia dal punto di vista culturale che dell’intrattenimento. Anche all’istruzione viene data una notevole rilevanza. Berlino è una città che si reinventa continuamente e questa creatività è fondamentale per creare costantemente nuovi posti di lavoro. Anche solo raccogliendo e portando negli appositi centri di smaltimento le bottiglie di plastica o di vetro che si trovano per strada è possibile ricevere un compenso. Per quello che ho potuto notare, i giovani sono più concreti e forse più volenterosi. Fanno sempre qualcosa e non perdono tempo a selezionare un lavoro piuttosto che un altro perchè hanno come ambizione principale l’indipendenza. In quasi tutti i corsi che ho frequentato c’erano ragazzi dai 20 ai 35 anni. Ognuno segue le proprie aspirazioni, magari inizia a lavorare dopo il diploma e qualche anno più tardi si iscrive all’università. Molti ragazzi vivono da soli già da giovanissimi e si pagano autonomamente le spese, motivo per cui la maggioranza lavora già durante l’università anche solo nei weekend in qualche bar o ristorante. La crisi si percepisce ma non come in Italia. I miei compagni di classe hanno spesso fatto battute ironiche relativamente alla nostra situazione e sul fatto che loro economicamente primeggino. Per quanto consapevoli delle difficoltà del momento, non ne sentono le conseguenze quanto noi ed è molto raro incontrare un ragazzo disoccupato. I giovani sono anche più ricettivi a livello culturale. C’è molta attenzione al patrimonio artistico, dal museo classico alle mostre, alle manifestazioni di arte moderna. I giovani tedeschi si esprimono al 100%, merito anche di una città che offre loro tanti spazi e strumenti”.
Sogni e progetti per il tuo futuro?
“Considerata la mole di sforzi che ho dovuto affrontare nell’ultimo periodo, il mio sogno a breve termine è quello di terminare la tesi e laurearmi a febbraio 2013. Con tutta probabilità cercherò di fare qualche esperienza di lavoro all’estero. L’ambito nel quale vorrei un giorno lavorare spazia dalla traduzione all’insegnamento, alla mediazione per eventi e organizzazioni internazionali. Al momento ho tante idee in testa. Vedremo”.
Chiara Sorrentino

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