Si è tenuta mercoledì 6 maggio la Commissione Consiliare dell’Unione Terre d’Argine dedicata al tema “Scuola e contesti migratori nei servizi educativi e nel primo ciclo di istruzione” richiesta lo scorso dicembre da Federica Carletti, consigliere di Fratelli d’Italia alla luce di alcune situazioni che si sono configurate nelle scuole d’infanzia e primarie carpigiane. Nel corso di più di due ore sono stati illustrati dati demografici, norme, accordi e progetti ma questa non può che essere la prima tappa di un percorso, se l’intenzione è quella di affrontare le criticità descritte anche su Tempo di un sistema educativo locale sospeso tra il calo delle nascite e la gestione di contesti migratori complessi.
Analisi della situazione scolastica e demografica
A fotografare in modo dettagliato e approfondito la situazione sono stati Francesco Scaringella, dirigente del Settore Servizi Educativi e Istruzione ed Elena Goldoni, referente tecnica progetti intercultura dell’Unione Terre d’Argine. L’Emilia-Romagna è la regione italiana con la più alta incidenza di cittadini stranieri (12,9% contro il 9,2% nazionale). All’interno della provincia di Modena, i comuni dell’Unione presentano situazioni variegate: Novi di Modena (16,5%) e Carpi (16,3%) hanno le percentuali più alte, posizionandosi tra i primi 10 comuni della provincia.
Il calo demografico e l’incidenza scolastica
Si osserva inoltre un calo demografico generale: dal picco del 2008 (1.122 nati) si è passati ai soli 675 nati nel 2025 (-39,8%). L’incidenza degli alunni con cittadinanza non italiana aumenta progressivamente con l’ordine di scuola: nei nidi d’infanzia è del 4,6%, nelle scuole d’infanzia sale al 20,8%, nelle scuole primarie arriva al 25,7% ma in quelle di Carpi Centro raggiunge il 47,98%, nelle secondarie di primo grado si attesta al 27,32%. A Carpi, il fenomeno dei neoarrivati riguarda 120 studenti all’anno (2,38% del totale), distribuiti tra primarie e medie con un impatto ridotto rispetto alla fine degli anni Novanta quando erano 60/70 al mese.
Stabilità delle presenze straniere vs calo generale
Negli ultimi anni a fronte del forte calo demografico c’è stata una buona tenuta delle presenze straniere: la scuola primaria ha perso 772 iscritti in soli 7 anni, un segnale evidente del calo delle nascite, ma mentre il numero totale di alunni crolla, gli studenti con cittadinanza non italiana sono rimasti sostanzialmente stabili, anzi sono leggermente aumentati (+31 unità, passando da 1.057 a 1.088). Poiché il totale degli alunni diminuisce drasticamente ma il numero di stranieri resta costante, la loro incidenza percentuale sale dal 21,11% al 25,70%.
Superamento del limite ministeriale del 30%
La normativa prevede un limite del 30% di alunni stranieri per classe, ma sono frequenti le deroghe giustificate da criteri di vicinanza: a Carpi nell’anno scolastico 2018/2019 le classi che superavano tale soglia erano 27 su 144, corrispondenti alla percentuale del 18,75%. Nell’anno scolastico 2025/2026, si registra che 51 classi su 136 superano la soglia del 30% di alunni con cittadinanza non italiana, pari al 37,50% del totale delle classi.
Gestione dei flussi e progetti di inclusione
Lo stradario resta lo strumento principale per gestire i flussi, assegnando ogni bambino a un Istituto Comprensivo, pur lasciando margine di scelta alle famiglie. Per quel che riguarda le azioni, l’Unione Terre d’Argine interviene attraverso il Patto per la Scuola con diverse strategie attivando protocolli per il recupero dei ragazzi a rischio (Decreto Caivano) e progetti come l’Altroparlante (di cui ha parlato la dirigente del Comprensivo Carpi2 Chiara Penso) che ha coinvolto sette scuole primarie su 22. Sempre l’Unione mette a disposizione mediatori linguistici.
Le sfide dell’amministrazione e il nodo delle iscrizioni
Il Centro Unico di Iscrizione, dopo aver gestito l’alto numero di neoarrivati tra la fine degli anni Novanta e i primi del Duemila, oggi ha funzione di monitoraggio. Infine, i docenti dedicati per l’italiano nelle classi con oltre il 20% di studenti neoarrivati sono ad oggi due, uno all’Istituto Vallauri e uno al Comprensivo Carpi 2 (anche se al momento nell’Unione non risultano classi con tale concentrazione specifica di soli neoarrivati). L’amministrazione locale sta cercando di gestire la complessità senza nascondersi i nodi: la richiesta delle famiglie di scegliere la scuola collide con l’equilibrio delle iscrizioni, la scuola sotto casa spesso non garantisce la necessaria eterogeneità dei contesti socio-culturali, non è semplice trasformare l’obbligo di frequenza in motivazione ad apprendere.
Ma nelle scuole cosa accade?
Nella seconda parte della serata dedicata alla realtà vissuta a scuola è mancato il confronto con gli insegnanti che avrebbero potuto raccontare delle difficoltà a cui sono chiamati ogni giorno quando entrano in classe. Nessuno si è fatto interprete del disagio nel gestire la complessità vissuto da maestre e docenti di alcune scuole in particolare, e delle difficoltà nella relazione con bambini o alunni e con i loro genitori.
La scuola dell’Unione e i nodi da affrontare
A Carpi si registra un forte squilibrio nella distribuzione degli alunni stranieri tra le scuole dell’infanzia: nelle statali rappresentano il 42,4% (298 su 702), mentre nelle comunali solo il 10,5% (56 su 531). Questo divario solleva un interrogativo: perché l’onere dell’integrazione ricade quasi quadruplicato sulle statali? Come si spiega che una scuola primaria ha una percentuale di alunni con cittadinanza non italiana del 66,6% e a distanza di un chilometro un’altra scuola a tempo pieno ha una percentuale del 17%? In una scuola organizzata in rete, come è possibile che il Comprensivo con il 48% di alunni con cittadinanza non italiana non abbia il docente per l’insegnamento della lingua italiana che è stato assegnato al Comprensivo con il 24% di alunni con cittadinanza non italiana? Nella scuola primaria si attivano corsi di italiano per stranieri, doposcuola, mediazione linguistico-culturale ma se le insegnanti sono le uniche a parlare italiano a scuola, quali sono i risvolti sociali della situazione che si è creata?
Se non è possibile agire sulle modalità di distribuzione, accesso e iscrizione per garantire l’equi-eterogeneità delle classi, diventa indispensabile supportare le istituzioni scolastiche che si fanno carico della maggiore complessità dell’utenza. L’obiettivo deve essere quello di accrescerne l’attrattività e fornire loro un sostegno mirato.
Sara Gelli
























