San Nicolò: danni per quasi 3 milioni

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Il Tempio di San Nicolò, di proprietà comunale, è inagibile dal 20 maggio scorso. Numerose le lesioni che si sono ampliate con i movimenti tellurici del 29 maggio al tiburio, ai campanili e all’abside centrale. Immediate le opere di primo intervento che l’Ente Pubblico ha messo in atto per rimettere in sicurezza la chiesa, al fine di scongiurare i crolli di queste parti dell’edificio sacro, che rimarrà comunque inagibile fin tanto che non saranno state eseguite ulteriori verifiche e approfondimenti su altri cedimenti avvenuti in forma minore ma diffusi all’interno del fabbricato. Per capire meglio qual è lo stato in cui versa la struttura, ci siamo rivolti a Manuela Rossi, direttrice dei Musei.
Quali sono i danni più
preoccupanti?
“I danni subiti dalla chiesa riguardano pilastri, archi e copertura dei campanili, con piccoli crolli; lesioni sul tiburio con piccoli crolli di materiale a livello delle finestre e nella zona absidale; lesione sulla facciata principale e sulla facciata che fronteggia il tiburio, con crollo parziale di muratura. All’interno, danneggiamento degli intonaci decorati e lesioni su alcune volte e alcuni archi con distacco di intonaco affrescato”.
Dopo il terremoto del 1996, il Tempio di San Nicolò fu sottoposto a numerose opere di restauro. Come si intervenne allora e quanto spese il Comune?
“L’intervento venne realizzato tra il 1996 e il 2003 e interessò le volte delle navate che erano la parte maggiormente danneggiata dal sisma del 15 ottobre 1996. Allora venne posto un rinforzo delle volte realizzato da un traliccio di acciaio collocato nel sottotetto che ha evitato oggi ulteriori e gravi danni a quella parte della chiesa. Sono poi stati eseguiti interventi di verifica e fissaggio degli apparati decorativi. Il costo dell’intervento, sviluppato in due stralci, è stato di circa 5 miliardi di vecchie lire”.
Perchè le scosse di maggio hanno comunque messo in ginocchio l’edificio?
“La chiesa attuale trae origine da una parte quattrocentesca a pianta centrale (zona absidi) integrata a inizio ’500 con le navate attribuite a Baldassarre Peruzzi. I due corpi di fabbrica e il nucleo centrale del tiburio hanno altezze, rigidità e deformabilità diverse che corrispondono a modi differenti di movimento dei muri, che si concentrano nelle zone di connessione tra le parti. Questo è uno degli elementi di maggiore criticità del Tempio: la zona absidale, se sollecitata sismicamente, si sposta in modo diverso rispetto a quella delle navate. Gli interventi strutturali eseguiti dopo il sisma del 1996 hanno comunque permesso a San Nicolò di reggere alle violente scosse di maggio”.
Il Tempio è stato rimesso in sicurezza. Avete fatto una conta dei danni?
“Sono stati eseguiti interventi di opere provvisionali di emergenza sismica per la prima messa in sicurezza del tiburio, dei campanili e delle absidi. E’ inoltre stata effettuata sui campanili la ricostruzione provvisoria dell’appoggio e la cerchiatura con travetti in legno e fibra di poliestere; la medesima modalità di cerchiatura è stata fatta anche sul tiburio. Abbiamo stimato, ma la cifra è approssimativa, danni per 2 milioni e 800mila euro”.
A quando il progetto di recupero?
“Prima occorre capire cosa è accaduto, per intervenire in modo efficace sulla struttura portante, dopodiché si dovrà elaborare un progetto di recupero e restauro. Purtroppo non è ancora chiaro quando e in che misura arriveranno i fondi per la ricostruzione quindi, per ora, ci siamo concentrati sulle opere di somma urgenza per evitare crolli e garantire l’incolumità della cittadinanza. Una cosa è certa: non abbiamo alcuna intenzione di restare con le mani in mano e continueremo a studiare e lavorare, perché il nostro patrimonio non può restare a lungo in queste condizioni. E’ nostra volontà trovare i finanziamenti necessari per avviare i progetti di recupero che, naturalmente dovranno essere approvati dalla Soprintendenza”.
Ferite – quelle del nostro patrimonio storico-artistico – che impiegheranno anni per rimarginarsi.
Jessica Bianchi

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