Mille persone senza un tetto a Carpi

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E’ ancora difficile tracciare una fotografia definitiva dello stato in cui versa la nostra città dopo il sisma del 29 maggio. Impossibile ancora stimare i danni subiti e capire esattamente quante sono le famiglie che, sul medio e lungo periodo, avranno bisogno di un alloggio sostitutivo ma, certamente, a quasi due mesi di distanza, possiamo iniziare a tirare alcune somme. A essere dichiarati inagibili sono oltre un migliaio di edifici (per un totale di 2.727 cittadini) e, al momento, assicura l’assessore all’Urbanistica, Simone Tosi, “il Comune di Carpi è impegnato a confrontare le ordinanze di inagibilità emesse in seguito alle verifiche speditive dei tecnici comunali e dei Vigili del Fuoco (giunte ormai al termine) con le schede Aedes compilate durante i sopralluoghi svolti dalla Regione Emilia Romagna, per conoscere l’entità dei danni e per capire poi che interventi mettere in campo. Operazione che, probabilmente, si concluderà entro la fine del mese di luglio e ci garantirà di avere un quadro completo per partire con la ricostruzione”. Ad oggi sono arrivate 1.251 domande di Contributo Autonoma Sistemazione che consiste nell’erogazione di un contributo mensile di 100 euro per ogni componente del nucleo familiare, sino a un massimo di 600 euro (con contributo aggiuntivo di 200 euro per ogni famigliare over 65 o con un’invalidità non inferiore al 67%) e 200 euro per i nuclei formati da una sola unità. Ma quando arriverà tale somma nelle tasche dei carpigiani che ne hanno fatto richiesta? “Una volta controllato che tutti i richiedenti ne abbiano l’effettivo diritto, lo comunicheremo al Dipartimento di Protezione Civile Nazionale che elargirà alla Regione i fondi, la quale a sua volta li girerà al Comune”. L’Ente Pubblico dovrà comunque pensare di adottare soluzioni di assistenza di lunga durata per superare gli attendamenti (ricordiamo che 520 carpigiani sono ancora in albergo e 300 sono ospiti del campo tende Basilicata nel Piazzale delle Piscine) e far così fronte all’inverno: “stimiamo, ma è una cifra di massima, che le persone che avranno bisogno di un alloggio saranno circa mille, di cui 110 residenti di edilizia popolare (Erp )”. Numeri importanti che esigono risposte immediate: dalla “requisizione” del patrimonio sfitto alla creazione di aree attrezzate con container e casette in legno. “Il nostro Comune – continua Tosi – nella partita del terremoto è entrato nel secondo tempo, quando molte persone della Bassa si erano già recate verso la nostra città in cerca di appartamenti. Le dimensioni del patrimonio sfitto si sono quindi notevolmente ridotte; basti pensare che le agenzie ci dicono che dal terremoto ad oggi, si stipulano dai 10 ai 15 contratti di locazione al giorno. Per tale motivo stiamo cercando di aprire un dialogo con i proprietari di appartamenti ad oggi ancora invenduti”. Sul tema delle casette modulari invece, l’assessore assicura che si stanno già “valutando le potenziali aree in cui collocarle temporaneamente”. I tempi stringono: l’inverno è più vicino di quanto pensiamo e mille cittadini senza un tetto sulla testa non sono certo bruscolini. Perchè la macchina è tanto farraginosa? “Tutto dipende dalla risorse della Regione. Ci occorrono liquidi freschi e sonanti e risorse umane subito. 1.000 edifici inagibili si trasformeranno in mille pratiche edilizie che si sommeranno a quelle già esistenti. Una mole di lavoro che in tempi “normali”, il Comune processerebbe in due anni e mezzo. Quindi, se vogliamo dare velocità alla ricostruzione e garantire risposte consone e celeri ai cittadini, abbiamo la necessità di assumere, anche con contratti di collaborazione, nuovi ingegneri, architetti e geometri”. Insomma il Comune chiede alla Regione soldi e uomini per far fronte all’emergenza del dopo sisma: arriveranno? I nostri amministratori si definiscono fiduciosi ma intanto mettono le mani avanti, dicendosi disposti ad aggirare il famigerato Patto di stabilità: “oggi ci interessa poco il nostro futuro politico (ndr il rischio è quello di vedersi decurtare lo stipendio del 30% e di non poter accedere a cariche pubbliche per tre anni) quel che conta è dare risposte a una comunità ferita per ridarle il futuro che merita”. E mentre la squadra Campedelli spera che, a partire dal 30 luglio, quando Errani sarà ufficialmente incoronato commissario per la ricostruzione, questa possa partire davvero, noi vorremmo ribadire un concetto. Per l’ennesima volta. I cittadini non sono disposti a fare sconti a questa classe politica. Il suo futuro dipende dalle azioni che metterà in campo. Ed è già in netto ritardo.

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