Tragedia sfiorata al Campo Nomadi

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Fuoco, fumo e paura lo scorso sabato nel Campo Nomadi di via Nuova Ponente a Carpi. Sono circa le 11 quando, nella roulotte di Erica Bernardoni, qualcosa inizia a non funzionare a dovere nei delicati impianti del climatizzatore. Forse il caldo, forse l’apparecchio non in buono stato, fatto sta che il motore si surriscalda sino a sprigionare fiamme che riescono ad attecchire nell’angolo della roulotte. Nel letto, per fortuna, non c’è nessuno: “Mio figlio Jason – 13 anni – si era svegliato appena due minuti prima per andare in bagno”. Quando le fiamme iniziano a divampare, dunque, nessuno se ne accorge, anche perché il mezzo è nascosto da un’altra roulotte, più grande. Ed è qui che sta dormendo Elis, un anno il 28 luglio. “La finestra era aperta, ed essendo molto vicina alla roulotte che ha preso fuoco, mia figlia – spiega Erica – ha respirato molto fumo”. Accortisi del pericolo, e appena messa al sicuro la neonata, i presenti hanno poi cercato di domare le fiamme, spente definitivamente dai Vigili del Fuoco. La bambina, che per fortuna non ha riportato gravi conseguenze, è stata portata al Ramazzini per accertamenti. “Continuava a tossire, le usciva muco nero dal naso” spiega la madre ancora scossa. “Qui vivono una settantina di persone, tra cui venti bambini e non è la prima volta che succedono incidenti di questo tipo. Per questo siamo molto arrabbiati – si sfoga Fabio, fratello di Erica e zio della piccola Elis – Non abbiamo i bagni perché sono rotti da tempo, pochi giorni fa una centralina ha avuto un corto circuito perché ce ne sono poche e quindi ognuna ha troppe prese attaccate. Non abbiamo le docce e anche d’inverno siamo costretti a lavarci all’aperto con la canna dell’acqua, tanto che mia figlia si è buscata una bronchite acuta”. Vogliono farlo sapere, i nomadi di Carpi, che non abitano dentro delle regge. “Qui verso le otto di sera ci sono così tanti topi che non è possibile mettere i piedi fuori dalle roulotte e adesso hanno iniziato a entrare anche dentro. Questa non è vita”. Esasperato anche il nonno Fioravante: “non ci piace star qui, non ci divertiamo. Due anni fa abbiamo comprato, con i nostri soldi, un terreno nei pressi di Cortile, per trasferirci e vivere più dignitosamente, ma non ci hanno ancora dato il permesso. Stiamo ancora pagando le rate per aver comprato uno spazio sul quale non possiamo vivere! Qui, con tutte le roulotte una vicina all’altra, poteva succedere una tragedia molto più grande. La bambina ha rischiato di morire e tutto il campo poteva andare a fuoco”. “Ora ci sono tante persone in difficoltà perché costrette a vivere in tenda – chiosa Erica – e le capisco, ma provate a pensare che noi viviamo così ogni giorno”.

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