Preparava un attentato per lo Stato islamico, fermato un 22enne a Reggio Emilia

Italiano di origini marocchine, come Salim El Koudri e come lui con un percorso in un centro di salute mentale alle spalle. Ma diversamente dall'uomo che a Modena ha investito otto persone sabato 16 maggio, in passato si era dichiarato sostenitore dello Stato islamico. Nagay Yaber, 22 anni, è stato fermato a Reggio Emilia dalla polizia con l'accusa di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale: secondo gli investigatori voleva andare nel centro della città e colpire quante più persone possibili.

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Italiano di origini marocchine, come Salim El Koudri e come lui con un percorso in un centro di salute mentale alle spalle. Ma diversamente dall’uomo che a Modena ha investito otto persone sabato 16 maggio, in passato si era dichiarato sostenitore dello Stato islamico. Nagay Yaber, 22 anni, è stato fermato a Reggio Emilia dalla polizia con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale: secondo gli investigatori voleva andare nel centro della città e colpire quante più persone possibili. Portato in Questura giovedì sera, è emerso che avrebbe avuto contatti con un presunto sostenitore del Daesh: sarebbe stato quest’ultimo a proporsi per istruirlo e finanziarlo per poi compiere un attentato, in Italia o all’estero. E lui avrebbe acconsentito. Ora è in carcere, dopo la convalida da parte del Gip. L’attività della Digos coordinata dalle Procure di Reggio Emilia e da quella distrettuale di Bologna ha avuto inizio con la segnalazione di un soggetto che avrebbe voluto compiere un attacco armato di coltello nelle vie del centro. Yaber è stato rintracciato dalle Volanti e della Digos mentre camminava da solo in una strada laterale di via Emilia. Il 22enne era monitorato già dal 2024 quando era stato arrestato in Germania per alcuni reati commessi e in cui si era dichiarato un sostenitore dello Stato Islamico. A gennaio era rientrato dalla Germania, dove viveva con la famiglia, a seguito di espulsione poiché considerato socialmente pericoloso. La Questura reggiana, con il Centro di salute mentale e i servizi socio-assistenziali, lo avevano inserito in un circuito di assistenza. Tale percorso era stato interrotto, però, anche a seguito di un’ulteriore segnalazione effettuata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione che, nell’ambito una mirata attività informativa e di monitoraggio, aveva individuato l’utenza telefonica utilizzata dal giovane all’interno di alcune chat in cui sarebbe stato programmato il compimento di atti di matrice terroristica. Il 22enne è ora in carcere mentre proseguono le attività di indagine al fine di far luce su ulteriori aspetti legati alla vicenda.

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