La benedizione del Santo Padre

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La famiglia di Davide Boldrin, è stata ricevuta dal Papa in occasione della visita a Rovereto, zona fortemente colpita dal sisma.

Boldrin, incontrare il Papa non è cosa da tutti i giorni, com’è stato possibile?
“La possibilità di incontrare il Santo Padre ci è stata offerta dal vice-sindaco Italo Malagola, al quale è stato affidato il compito di contattare alcune famiglie direttamente dalla Gendarmeria Vaticana. Anzi, già che ci siamo ci terremmo tantissimo a ringraziarlo pubblicamente per aver pensato anche alla nostra famiglia. Come mai noi e altri, tra tanti? Semplice reciproca stima personale”.

Quanti sono i componenti della sua famiglia?
“Io e Margherita siamo sposati da tredici anni. Il 29 maggio era il nostro anniversario di matrimonio… indimenticabile, è la parola appropriata. Francesca ha dieci anni e Chiara nove. Insieme a noi, dal Santo Padre è stata ricevuta anche mia suocera, Domenica, di 76 anni”.
Immaginiamo l’emozione…

“L’incontro si è svolto in maniera molto semplice. Qualche domanda a tutti noi, con un atteggiamento affettuoso e paterno verso ciascuno. Ha domandato i nomi di tutti, a Francesca e Chiara – le mie figlie – che classe frequentano. Mia moglie Margherita ha salutato il Papa anche a nome della locale comunità di Comunione e Liberazione, e il Papa ha sorriso, grato. Mia suocera, donna dalla fede granitica e genuina, gli ha raccomandato: “Preghi per noi”. Io gli ho rivolto semplicemente il mio ringraziamento, che ha colto”.

Siete ‘terremotati’ come tanti altri abitanti di Rovereto. Che sentimenti prevalgono, fiducia nel futuro o disperazione?
“Nel futuro c’è speranza. In fondo anche una cosa del genere, diversamente da ciò che si può pensare, ha degli aspetti, se vogliamo azzardare, positivi. Personalmente, fino all’età di 30 anni, non ho mai avuto grossi problemi. A 40 cogli ulteriormente che un benessere diffuso aveva anche fatto sì che si perdessero di vista le cose essenziali, dando per scontato tutto ciò che si ha. Si impara ad apprezzare meglio le cose quotidiane, che talvolta rischiano di essere relegate nella banalità. Nonostante tutto, poi, rappresenta una bella lezione di vita per le mie figlie. I disagi avuti ora sono anche terminati, almeno in parte. La scossa del 20 maggio, oltre a incrinare la casa colonica adibita a deposito attrezzi dell’azienda agricola di mio cognato Sergio, ha fatto sì che il tetto si staccasse. La scossa del 29 ha messo ancora più in pericolo il tutto, con il rischio che la struttura, crollando, lesionasse la casa di fronte, dove abitiamo, che non ha invece subito danni strutturali. Paradosso dei paradossi, vien da salutare come dato fortunoso il fatto che la ‘casa vecchia’ avesse nel retro una tettoia in eternit: grazie a questo, infatti, il sindaco ha potuto emanare un’ordinanza di abbattimento per messa a rischio dell’incolumità pubblica, e questo ha fatto sì che potessimo accelerare i tempi di abbattimento. Abbiamo dormito in una roulotte, prestataci da alcuni amici, fino a pochi giorni fa. Una volta messa in sicurezza, siamo potuti rientrare in casa seppure, sulle prime, con un poco di ‘fifa’. Ora per fortuna sta passando anche quella, perché occorre reagire”. 

C’è chi, nei giorni scorsi, ha sostenuto che meglio avrebbe fatto il Papa a restarsene a casa, da un lato perché la sua venuta avrebbe causato innumerevoli disagi a persone già provate dal sisma, dall’altro perché la visita non sarebbe stata altro, a detta dei detrattori, che un’operazione simpatia per farsi bello agli occhi dell’opinione pubblica. Lei che l’ha incontrato cosa ne pensa?
“Abbiamo visto com’è andata. E in merito alla “visita di facciata”, non credo che il Papa ne avesse bisogno. Il Papa è il ‘capo’ della Chiesa. A chi è cattolico, non è certamente sfuggito il fatto che tra i paesi della Bassa modenese sia venuto proprio dove è morto un sacerdote: come un padre che, a seguito di un evento drammatico, va trovare i figli. E la maggior parte di chi non crede, in fondo, dopo la paura dei disagi o un certo pregiudizio, si è ricreduto. Dietro le transenne ho visto tanti che, pur dicendosi anticlericali, avevano stampato in faccia un sorriso tale da far pensare che sul palco, invece del Santo Padre, ci fosse Che Guevara”.

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