Rovereto, paese fantasma

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Non si sente il rumore del traffico perché non ci sono auto in giro. A Rovereto sulla Secchia non ci sono nemmeno più persone in giro. Ci sono tante crepe e macerie che rendono le case irriconoscibili e l’atmosfera spettrale.
Nella frazione che contava 4mila abitanti ne sono rimasti solo 2.500, per lo più sfollati da case inagibili oppure in attesa di una perizia ma senza troppe speranze perché qui il terremoto ha colpito duro. Il paese è a terra. Il centro è ridotto a un accumulo di macerie e l’accesso rimane severamente interdetto a chiunque: polizia e vigili del fuoco sorvegliano ogni angolo per tenere lontani gli sciacalli dalle case squarciate e pericolanti ma anche per impedire ai proprietari di sgattaiolare dentro per recuperare una foto e un ricordo.
“La mia nipotina – ci racconta una signora – mi chiede del suo peluche perché è rimasto dentro casa. Io le ho spiegato che si è sicuramente riparato sotto il tavolo ed è sopravvissuto. Sono andata a comprargliene subito uno uguale”. Ha il volto segnato dal pianto e guardando la sua bellissima casa gialla la cui foto ha fatto il giro del mondo osserva il vaso di fiori rimasto sulla finestra e il lampadario ancora appeso al soffitto. “Pensavo che sarebbero state le prime cose a venire giù”.
Di lacrime se ne vedono tante, anche di gente che è qui per aiutare. Si ride e si scherza delle piccole cose ma il pensiero è sempre per chi soffre. Come il signore ottantenne in fila per un pasto, intento a chiedere un abbraccio alla simpatica signora sassolese in servizio alla refezione… “Mai avrei pensato di perdere la casa ed elemosinare un pasto a ottant’anni” le ha sussurrato all’orecchio. Le lacrime scorrono anche sul giovane volto di Chiara, 27 anni, volontaria della Croce Rossa nella sezione di Carpi. Lei è tutto cuore e fin dal primo giorno è al lavoro per aiutare i roveretani. Ha conosciuto quella numerosa famiglia che, disperata per aver perso tutto, si è rifugiata a Carpi presso l’abitazione dei nonni. Era la sera della scossa, il 29 maggio, e a rassicurare gli animi ci aveva pensato l’anziano facendosi carico di problemi e preoccupazioni. “Vedrete che risolveremo tutto” aveva detto ai suoi familiari. Nella notte lo ha stroncato un infarto.
Questo è Rovereto: un paese rimasto fuori dal mondo, dove stanno ancora aspettando la colonna mobile della Protezione civile. E’ arrivato il Campo Roma della Protezione Civile della capitale ma è diventato operativo a cinque giorni dal sisma, e non adeguatamente attrezzato per far fronte alla situazione, è già stato smantellato. I cittadini non capiscono cosa sta succedendo e si sentono smarriti. Non c’è più il bar, non esistono più i negozi e nemmeno un supermercato. Non ci sono più scuole agibili e le imprese sono ferme: un paese fantasma. L’emergenza l’hanno affrontata subito e insieme allestendo un campo con le tende nell’area verde dietro la chiesa e distribuendo fino a 1.500 pasti: questo luogo è diventato un punto di riferimento. Sono stati i disabili ad aver avuto le difficoltà maggiori: box doccia e bagni per loro sono arrivati, come per gli altri, dopo 4 giorni. I cittadini rimasti si chiedono che cosa sta succedendo, come si sta muovendo il loro sindaco Luisa Turci e come si intende ripartire, ma le risposte non ci sono e, per questo, tanti se vanno via o si spostano a Carpi. Il rischio è facilmente intuibile: se non arriveranno a breve rassicurazioni, la gente abbandonerà Rovereto. La mancanza di un’organizzazione strutturata sta generando una completa anarchia e, in mancanza di regole, la gente si sente autorizzata a fare di tutto anche a mettersi in coda per un pasto pur non avendone diritto. Poi ci sono le perdite di tempo che impediscono di intravere la soluzione di lungo termine nella regia complessiva: le tende, per esempio, che erano state piantate nel centro sportivo sulla parte asfaltata sono state fatte spostare sulla terra, non senza qualche perplessità. Intanto sono già disponibili dei cantainers a 250 euro al mese ma non c’è un’area dove collocarli. Nemmeno i numeri e le statistiche sono chiari: si parla di 400/500 unità familiari senza un tetto almeno per un anno e a costoro servono risposte chiare e subito. Così come servono risposte al paese il cui centro, dopo venti giorni, rimane un cumulo di macerie. La sensazione è che si stia perdendo tempo prezioso.
Sara Gelli

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