La parola ai geologi

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Oggi il dipartimento di Scienze della Terra di Modena ha convocato una conferenza stampa presso la sua sede per fare il punto sugli eventi sismici che si sono succeduti nel nostro territorio a partire dal 20 maggio. Ad aprire il dibattito il Rettore dell’Ateneo, il prof. Aldo Tomasi, il quale ha garantito sull’avvenuto controllo degli edifici accademici ed espresso la volontà di alleggerire le tasse universitarie ai più di 2000 studenti terremotati. Sono quindi intervenuti professori di diverse discipline geologiche ed un ingegnere strutturista, che insieme hanno cercato di completare al meglio, da un punto di vista scientifico, il quadro della situazione. Un terremoto, quello emiliano, certamente devastante, ma, come tutti gli altri di cui siamo stati spettatori negli anni passati, anch’esso fa parte della normale evoluzione del nostro pianeta. Il problema è abituarsi all’idea che esiste l’eventualità che questo fenomeno possa verificarsi in qualsiasi momento sotto i nostri piedi. “Non dimenticate che noi geologi ci siamo sempre, anche nei periodi che intercorrono tra una catastrofe e l’altra” esordisce il Direttore del Dipartimento Maurizio Mazzucchelli, a voler sottolineare come gli esperti andrebbero tenuti in considerazione non solo in occasione delle emergenze ma anche in fase di prevenzione. Anche la prof.ssa Daniela Fontana ha insistito molto su questo punto: rivolgendosi direttamente al Rettore ha dichiarato che la geologia ha bisogno di più attenzione, non si può metterla da parte, e queste catastrofi ne sono la prova. Una frase pungente che probabilmente voleva riferirsi anche alla crisi che il Dipartimento sta affrontando negli ultimi anni, più volte ad un passo dalla chiusura per la mancanza di fondi. La stessa Fontana si è mostrata ugualmente agguerrita nel voler demolire le varie teorie del complotto e decisamente fantasiose che sono spuntate a iosa in questi giorni. “Rendiamoci conto dell’ignoranza che c’è nel nostro paese in merito ai fenomeni che riguardano il sistema Terra”. E aggiunge: “Ci siamo sempre lamentati del fatto che in Italia non ci sono risorse energetiche, e ora all’improvviso salta fuori che non solo ci sono, ma addirittura la loro estrazione è riuscita a provocare sismi di magnitudo così grande.” Secondo il prof. Marcello Tarantino, invece, docente di Teoria dell’elasticità e Scienze delle Costruzioni, la qualità dell’edilizia nelle nostre zone è buona; d’altra parte, però, l’attuale normativa tecnica, che prevede di considerare sismico l’intero territorio nazionale, è di fatto entrata in vigore soltanto nel 2009. E perché non provvedere allora all’adeguamento strutturale degli edifici già esistenti? Sarebbe un costo in più, certo, ma di sicuro non superiore a quello da sostenere a danni avvenuti. “Dal 1968 in Italia si sono spesi circa 150 miliardi di euro per i danni causati dai terremoti. Costruendo in maniera adeguata ne sarebbero serviti soltanto 40” afferma il prof. Stefano Conti. Ci sono domande, quindi, che ancora non hanno una risposta, e forse non l’avranno mai.
Domitilla Santi

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