Il popolo delle Rinnovabili è sceso in piazza a Roma

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Sit-in di protesta del popolo delle rinnovabili: i lavoratori del fotovoltaico e, più in generale, operanti nella Green Economy hanno manifestato a Roma davanti a Montecitorio contro il Governo Monti. I nuovi decreti del Governo, infatti, se approvati, affosseranno la produzione di energie pulite in Italia e faranno licenziare o mettere in cassa integrazione migliaia di addetti del settore. La manifestazione, a cui hanno partecipato anche tanti carpigiani, è stata civile e ordinata e, in perfetto stile green: i partecipanti, infatti, non hanno lasciato rifiuti a terra. Nutrita la schiera dei politici presenti: Antonio Di Pietro (Idv), Ermete Realacci e Francesco Ferrante (Pd), l’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio.

“L’idea di cambiare il sistema energetico italiano proprio non va giù, ma è il futuro: oggi la tecnologia dà la possibilità a ognuno di produrre energia elettrica – spiega il carpigiano Lorenzo Boni di Zetech, fra gli ideatori della manifestazione a Roma – e non è molto lontano il momento in cui i cittadini potranno utilizzare sistemi economicamente vantaggiosi per staccarsi dalla rete. Così come avvenne nell’immediato dopoguerra, si sta andando verso un modello di microgenerazione distribuita: la logica di Enel che ha realizzato una grande rete di distribuzione nazionale producendo l’energia in poche grandi centrali potrebbe essere superata con enormi benefici economici e ambientali”. In Germania, a Intersolar, la manifestazione leader per l’industria del solare, Boni ha già visto le prime esperienze di sistemi di accumulo domestici. Per l’Enel è evidentemente una strada da osteggiare.

“Finchè si trattava di un sogno non dava fastidio a nessuno, ma quello che si diceva nel 2006 – spiega Boni – si sta realizzando”. Oggi le rinnovabili arrivano a produrre il 26 per cento del fabbisogno nazionale di energia e le centrali termoelettriche vedono drammaticamente ridotto il loro funzionamento perché le rinnovabili hanno priorità di dispacciamento all’interno del Piano energetico nazionale e risultano complessivamente competitive sui prezzi di produzione dell’energia.

“Le rinnovabili sono oggi qualcosa di concreto e significativo ma manca l’ultimo miglio da percorrere: arrivare al grid parity, il punto in cui l’energia prodotta con metodi alternativi (energie rinnovabili) ha lo stesso prezzo dell’energia tradizionale (rete elettrica), per superare la logica degli incentivi”.

L’idea di poter cominciare a sostituire i carburanti avrebbe conseguenze positive sulla bilancia dei pagamenti esteri: comprare meno gas e petrolio per produrre energia in modo autonomo dovrebbe essere una priorità per il nostro governo perché in Italia non abbiamo risorse naturali ma possiamo contare sul sole. “La rivoluzione è veloce e il nostro governo miope: più cerca di imbrigliare lo sviluppo delle rinnovabili più questo gli sfugge di mano. Il problema è che il sentimento popolare è già oltre”.

L’Italia era già all’avanguardia agli inizi degli anni ‘90 ma non sarebbe la prima volta che si fa fregare in corsa.

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