“Mi ripetevo presto finirà, ma se gli dai un dito ti uccidono”

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Che siano passati anni da quando le mafie hanno iniziato a mettere radici in Provincia di Modena è cosa nota. Ma scoprire che dei presunti affiliati al famigerato clan camorristico dei Casalesi estorcevano denaro nella benestante e tranquilla Soliera, a due passi da Carpi, non può non lasciare di stucco. Da buon tifoso del Modena, le partite non ama soltanto guardarle allo stadio: quella per lo sport è una passione vera, profonda.

E’ per questo che 20 anni fa un solierese ha messo in piedi una palestra che, col tempo, è divenuta molto frequentata. E che, crescendo, ha attirato l’attenzione di occhi indiscreti. “Nel 2009 un ragazzo che abita a Soliera e d’estate veniva in piscina con il fratello – racconta – ha iniziato a chiedermi frequentemente come andasse l’attività”. Luca si riferisce a Enrico Palumbo, il 25enne di origini campane che, insieme all’amico Mario Temperato, residente a Campogalliano, è stato arrestato con l’accusa di estorsione aggravata dalla partecipazione ad associazione di stampo camorristico. Un po’ per la soddisfazione di un lavoro ben fatto, un po’ perché mai avrebbe immaginato chi ha davanti, il titolare ammette di passarsela bene. “Da quel momento è iniziato tutto, con la richiesta di offrire pranzi e cene ad alcuni suoi amici. Dopo due giorni sapevano tutto di me. Dai miei due fratelli al mio bambino piccolo”. Ma i presunti camorristi non si limitano a mangiare a sbafo. Le richieste si fanno via via più impegnative.

“A dicembre mi chiesero di noleggiare una Bmw X5 senza conducente e che, se volevo dormire tranquillo, dovevano fare come mi veniva detto”. Il titolare della palestra è un giovane allegro, cresciuto a lambrusco e tigelle e quando sente minacce pronunciate in dialetto campano decide che no, di rischiare la vita proprio non se la sente. “A chi potevo dirlo? Non mi fidavo di nessuno. Qualcuno dei miei collaboratori naturalmente si era insospettito, ma per il bene della mia famiglia ho sperato che la cosa durasse un paio di mesi, non di più”. Ma da pagare non ci sono soltanto i 1.600 euro della rata mensile dell’auto. Nel corso dei dieci mesi dell’incubo, arrivano una settantina di contravvenzioni. “Di tutti i tipi, per eccesso di velocità da ogni parte d’Italia, da Casal di Principe a Bari, alla Sicilia. Alla fine sono arrivato a perdere circa 50mila euro”. Ma le richieste non facevano che aumentare, “mi hanno chiesto di andare in alcuni bar a Sorbara e a San Prospero. Dentro di me pensavo ‘sta per finire’, ma ormai sarei riuscito a tirare avanti per pochi mesi. Se gli dai un dito, sei finito”.

Un sabato mattina uno di questi loschi personaggi si presenta davanti alla palestra con l’auto incidentata e all’interno quella che, con molta probabilità, è una prostituta. “A quel punto ho perso le staffe. Per tutta risposta lui ha estratto dal baule una pistola e, tra le urla, ha sparato due colpi”. 300 passi: tanto dista la palestra dalla stazione dei Carabinieri di Soliera. Ma il senso di impunità è tale che il malvivente non si fa problemi a far esplodere i proiettili. La vicenda si conclude quando, nell’ottobre 2009, l’auto ha un incidente in Austria e la Questura di Modena chiede al solierese di spiegare cosa stia succedendo: “ho deciso di collaborare non perché sia un eroe, ma perché la Squadra Mobile mi è sembrata molto seria.

Da allora non ho più visto nessuno. Ero pieno di capelli una volta. Con lo stress ho perso un sacco di chili, non sono più quello di prima. La vita purtroppo ti cambia per sempre e non si torna più indietro. Per fortuna avere un bambino molto amato e una famiglia unita mi aiuta ad andare avanti”.

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