Mi fletto ma non m’impiego

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Testi e regia: Maria Giulia Campioli ed Elisa Lolli.
Con: Claudia Bulgarelli, Maria Giulia Campioli, Elisa Lolli, Claudio Mariotti e Tania Solomita.

E’ ormai una piacevole e consolidata tradizione carpigiana lo spettacolo teatrale che ogni 8 marzo viene offerto alla cittadinanza per riflettere sul tema dell’identità femminile.
Dopo il successo del 2011, con l’affidamento dell’organizzazione alle associazioni femminili Unione Donne in Italia e Centro Italiano Femminile, col patrocinio di Città di Carpi – Assessorato Pari Opportunità, Commissione Pari Opportunità Terre d’argine e Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, la scelta è stata quella di ripetere l’iniziativa, coinvolgendo nuovamente le giovani artiste attive sul territorio.

L’8 marzo torna sul palco un gruppo di attrici, drammaturghe e registe carpigiane che da anni produce spettacoli in cui si riflette e si fa riflettere sull’essere donna oggi. Dopo Donne sotto spirito, Bazar Teheran, Una Madre, Il caffè delle due, debutta in Teatro Comunale l’ultima produzione di Forum Teatro Carpi: Mi fletto ma non m’impiego. Ogni essere umano, donna o uomo che sia, sente la pulsione a realizzare i propri sogni, a progredire verso un futuro migliore. E come rende possibile tutto ciò? Attraverso il proprio impegno, le proprie idee, capacità, investimenti: attraverso il proprio lavoro. Quel lavoro su cui la nostra Costituzione fonda la Repubblica Italiana, quel lavoro che nobilita l’uomo, quel lavoro che oggi, per molti giovani, è sempre più precario.

Purtroppo val la pena ricordare che “Precarietà” è un sostantivo femminile non solo sul vocabolario, ma anche in molte declinazioni della vita. La donna, più dell’uomo, è colpita dall’instabilità lavorativa. I dati statistici raccontano un’Italia in cui le donne rappresentano circa il 60% dei lavoratori parasubordinati, con percentuali di periodi di permanenza nel precariato che sono oltre il doppio di quelli per i colleghi maschi. Quando la precarietà lavorativa, invece di una opportunità, diventa un sistema, il lavoro può ancora essere un canale di liberazione attraverso cui si costruisce il senso di sé? O non diventa piuttosto una battaglia quotidiana per la sopravvivenza, un luogo di competizione privo di diritti dove vige il “si salvi chi può”?

La precarietà del lavoro si trasforma subdolamente in precarietà di identità, di relazioni interpersonali, incapacità di sognare e progettare un futuro. Perché studiare tanto, se alla fine non trovo un lavoro consono ai miei studi? Come abbandonare il nido, se non posso accedere a un mutuo? Come creare una famiglia, se non ho la garanzia di poter pagare l’affitto a fine mese? Vale la pena mettere al mondo dei bambini, quando non ho la sicurezza di poterli mantenere dignitosamente? Queste sono solo alcune delle domande, forse le più banali, che frenano e bloccano i sogni delle giovani di oggi. Lo spettacolo vuol offrire una riflessione leggera e divertente sull’instabilità della società liquida attuale, che rende ogni donna un’aspirante campionessa nella gara della flessibilità.

Attraverso il gioco teatrale le giovani di oggi ironizzano su sé stesse e provano a lanciare idee, provocazioni, proposte, per offrire alle proprie figlie una vita in cui si possa ancora sognare.

*b*Lo spettacolo+b+
 
Prendi tre generazioni di donne, uniscile in una famiglia e mettile sotto lo stesso tetto. Aggiungi un impiego che non arriva mai, un eterno fidanzato ospite fisso e il tempo che scorre inesorabile pur lasciando tutto immobile. Agita il tutto e…

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