Il commercio cambia faccia. Carpi meno…

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Lo scorso 2 gennaio è entrata in vigore la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi. La norma, prevista dal decreto Salva-Italia del Governo Monti, affida infatti agli esercenti la decisione di stabilire orari di apertura e chiusura. Naturalmente anche di fronte a questo provvedimento, sono in molti a storcere il naso e, a Carpi, come in molte altre città, monta la polemica. Se i commercianti della galleria del Borgogioioso ad esempio, lamentano di dover aprir serranda in modo “coercitivo”, quelli del centro storico, liberi di scegliere se rinunciare, ad esempio, al riposo domenicale e a quello del giovedì pomeriggio, appaiono divisi. Il coro dei contrari è fomentato anche dai sindacati che parlano di una deregulation senza freni che porterà disagi ai lavoratori della grande distribuzione, che verranno privati di giornate di riposo e tempo libero da dedicare alle famiglie; senza contare che tale liberalizzazione “selvaggia” rischia di strangolare completamente il piccolo commercio, in ginocchio a causa della contrazione dei consumi, della concorrenza dei centri commerciali e dei salatissimi affitti che devono sostenere mese dopo mese (basti pensare che un negoziante del centro storico paga, a seconda delle zone, dai 150 ai 400 euro al metro quadro di affitto mensili). “Noi teniamo aperto la domenica dal 2002 e dal 2007 abbiamo rinunciato anche al riposo infrasettimanale. Ovviamente tutto questo implica una dose di sacrificio e una buona organizzazione ma, in un momento di contrazione dei consumi come questo, crediamo che rimboccarsi le maniche sia necessario”, commentano Marco ed Elena Valentini, titolari della Libreria Mondadori. Sacrifici in termini di “tagli alle spese e di tempo libero”, che però vengono ripagati. “Se i negozi sono aperti, la gente viene in centro e acquista. E’ una questione di abitudine. Dopo il sabato, la domenica è sicuramente la giornata di maggiore introito”. Tante serrande alzate contribuirebbero anche a ridare ossigeno a un centro storico alquanto sonnolento, “una scossa necessaria – continuano Elena e Marco – per rivitalizzare il cuore della città e offrire finalmente alla clientela un’alternativa ai centri commerciali”. Sforzi che dovrebbero essere premiati dal Comune in una logica di dare e avere che, ad oggi, pecca un po’. Ed è continuità la parola chiave che ribadisce con forza anche Tommaso Leone, titolare di tre noti franchising cittadini (Tezenis, Outlet Casalingo e Fotodigitaldiscount). “Da tre anni siamo aperti ogni giorno, domenica compresa, e questo ci consente di spalmare i costi fissi su sette giorni, anziché su sei. Su base annua, l’incasso della domenica è pari o superiore a quello medio del lunedì e del venerdì. Più esercizi aperti porterebbero più gente nel nostro bellissimo centro storico con ricadute positive sia in termini di fatturato per i commercianti che di vivibilità per tutti. Naturalmente occorre continuità: un’apertura straordinaria spesso non comporta risultati significativi ma se le persone sanno che un negozio è sempre aperto, allora sviluppano una maggiore propensione all’acquisto quando vi si recano. Le aperture domenicali costituiscono un servizio in più e noi commercianti dobbiamo adeguarci ai tempi, consci che, dalla corsa agli acquisti degli Anni Ottanta, siamo passati agli acquisti di corsa del Duemila”.
“Il punto – ribadisce anche Susanna Neviani, titolare di Intimissimi, tra le ideatrici, quattro anni fa delle aperture serali il mercoledì sera – è che noi non siamo più dei bottegai, bensì degli imprenditori. E’ ovvio che aprire la domenica e rinunciare al riposo implica sacrifici o maggiori costi, se si è costretti ad assumere qualche dipendente in più; ma gli sforzi vengono ripagati. Da due anni, con l’aiuto di sei commesse a rotazione, noi teniamo aperto sette giorni su sette e ben venga anche la possibilità di aprire in occasione di alcune festività. Ognuno di noi sarà libero di decidere cosa fare, dubito però che le cose possano cambiare”.
Sono numerosi però coloro che non sono disposti a sacrificare il proprio tempo libero e la propria famiglia sull’altare del lavoro. Tra loro, ad esempio, Floriana di Kammi: “il nostro negozio è gestito a livello famigliare e per noi è impensabile tener aperto ogni giorno, domeniche comprese. I guadagni non compenserebbero i costi e, allo stesso tempo, credo che la propria vita privata debba essere tutelata. Non penso che la liberalizzazione degli orari possa risolvere i problemi del commercio: il punto è che la gente non ha denaro da spendere”. A stritolare i commercianti, sono i costi fissi: affitti altissimi, utenze in continuo aumento, le spese legate al personale. “Noi non abbiamo agevolazioni di alcun genere – continua Floriana – e la torta è sempre la stessa. Anche noi facciamo la nostra parte alzando la serranda durante eventi e manifestazioni come Carpinfiore o la Maratona d’Italia ed è un peccato vedere tanti bar ed esercizi chiusi in quelle occasioni. Otto domeniche l’anno tutti noi dovremmo aprire per dare un segno alla città, per far vedere che il centro c’è, che è vivo”. “Occorrono regole – aggiungono Elena e Ivana, titolari di Chocolat – non possiamo diventare schiavi delle nostre attività lavorative. Siamo prima madri che commercianti. Di aperture domenicali ne facciamo già tante durante l’anno, non abbiamo intenzione di correre dietro alle catene, abbiamo dei figli da crescere a cui dare la priorità. Gli introiti si sono ridotti, oggi si lavora per vivere, non per arricchirsi e i costi da sostenere sono altissimi”. A difendere i tempi della famiglia è anche Rossella, titolare insieme al marito Roberto Stermieri, dell’Eliotecnica Stermieri: “noi aderiamo alle aperture domenicali straordinarie ma non vorremmo che questo diventasse l’abitudine. Occorre dedicare del tempo al risposo, alla famiglia, per riprender fiato”. Ciò non toglie, aggiunge il marito, che le liberalizzazioni di talune categorie “erano necessarie per sgretolare certi potentati a vantaggio della concorrenza e dei consumatori”. Non manca poi una stoccata al Comune di Carpi che, certamente potrebbe fare qualcosa in più. “Ben vengano gli eventi serali, il Downtown… occasioni per rivitalizzare il centro, per portare i giovani in piazza, ma che si abbia l’onestà di non spacciarli per eventi vantaggiosi per il commercio. Noi apriamo – continuano Elena e Ivana – per illuminare corso Pio e per dare un messaggio positivo alla gente, non certo perchè facciamo cassetto. Sarebbe bello che il Comune usasse questo bellissimo corso per fare eventi durante il giorno: mercatini, fiere… e invece nulla. I negozi sono un valore aggiunto, da proteggere”, mentre coi chiari di luna cui stiamo assistendo, il rischio è che molti chiudano baracca e burattini. Se ciò accadesse il Comune di Carpi si troverebbe davvero con una bella gatta da pelare: avrebbe un contenitore bellissimo e riqualificato ma, completamente vuoto. E si sa, quando le luci si abbassano, nel buio non si annida nulla di buono…
In foto Susanna Neviani di Intimissimi.

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