La manovra non piace ai carpigiani

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La manovra lacrime e sangue è ormai al giro di boa. La stangata, come è stata definita da più fronti, arriverà prima di Natale e non basterà certo una fetta di pandoro per addolcirne il sapore. Il voto finale infatti, salvo imprevisti dell’ultima ora è previsto oggi, venerdì 23 dicembre. Una manovra, quella targata Mario Monti, mal digerita dalle parti sociali, dalle lobby che si oppongono alle liberalizzazioni e da numerosi politici, a partire dagli esponenti del Carroccio che, armati di cartelli, hanno dato vita a rissosi e spiacevoli teatrini in Senato e alla Camera. E la gente comune cosa ne pensa? I carpigiani, sempre più impoveriti dalla crisi economica, sono favorevoli alla Manovra salva Italia? E’ giusto mettere le mani nelle tasche degli italiani per tentare di risanare il bilancio del Paese? Quali provvedimenti avrebbe dovuto adottare il nuovo esecutivo per far fronte alla recessione in atto? Le risposte dei nostri concittadini vanno pressoché in un’unica direzione: “da un governo tecnico e non politico ci saremmo aspettati maggiore equità e più discontinuità rispetto al passato. E’ ora di dire basta ai privilegi della Casta”.
*b*Angela+b+
“Ho un lavoro part time, una figlia e sono separata. Il nuovo Governo sarà pure stato animato da tutte le buone intenzioni del mondo ma, a mio parere, avrebbe dovuto tassare maggiormente coloro che hanno grandi patrimoni. Io ho 60 anni, mi mancava un anno alla pensione, ora chissà quando ci andrò. Il mio è un lavoro logorante, in cucina, è vero che l’età media della popolazione si è allungata ma dopo una vita di lavoro, meriteremo pure un po’ di riposo… Inoltre quale azienda vorrà continuare a occupare dipendenti anziani? Mi dispiace per i giovani: loro quando mai troveranno un lavoro stabile?”.
*b*Matteo+b+
“L’articolo 53 della Costituzione recita: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Con la reintroduzione dell’Ici la cittadinanza pagherà in ragione della propria condizione patrimoniale e non su quella contributiva. Eliminare le province poi, significa togliere arbitrariamente membri eletti dal popolo stesso… credo che la Manovra Monti sia quindi profondamente anticostituzionale. Inoltre, sul fronte pensionistico, il nuovo esecutivo avrebbe potuto iniziare col tagliare le pensioni d’oro, quelle degli ex presidenti della Repubblica, degli ex parlamentari… purtroppo, conoscendo i trascorsi di Monti, non mi aspettavo nulla di diverso, confido nella voci fuori dal coro di altri, come quella di Beppe Grillo ad esempio, affinché qualcosa cambi, anche sotto il profilo del reperimento di risorse da destinare alla produzione di energie pulite”.
*b*Giovanna+b+
“Berlusconi si è ritirato per evitare di fare l’ennesima impietosa e impopolare figura: se l’avesse fatta lui questa manovra si sarebbe scatenata la rivoluzione ”.
*b*Claudia ed Egidio+b+
“Il Governo attuale è certamente più rispettabile di quello che avevamo prima: dobbiamo aver fiducia. I tecnici sono sicuramente meglio dei politici, c’è comunque ampio spazio per apportare modifiche e migliorie alla manovra”.
*b*Elena+b+
“Per favorire un cambiamento radicale, l’Italia intera dovrebbe scendere in piazza. Personalmente non guardo al Governo con speranza. Avrebbero dovuto dare dei segnali forti, attraverso la riduzione degli stipendi e dei costi della politica, introducendo la patrimoniale: altro che lacrime…”.
*b*Cristina+b+
“Lavoro a contatto col pubblico e non è raro sentirlo lamentare a proposito della manovra. La gente è ansiosa, timorosa del domani. Forse non c’era altro da fare, ma siamo stanchi di fare sacrifici”.
*b*Lauro+b+
“Questo governo non è stato eletto dal popolo. Non è stato scelto. E’ stato messo lì per tentare di risollevare le sorti del nostro Paese ma è tutta l’Europa ad andare a rotoli. Io mi aspettavo qualcosa in più: in particolar modo che venissero colpite le fasce più ricche. Io vivo con 600 euro di pensione e come me molti altri, non siamo noi quelli che devono essere colpiti”.
*b*Azio+b+
“Io spero che questo Governo ce la faccia. Sono fiducioso per il bene dell’Italia”.
*b*Ester+b+
“Le lacrime della Fornero erano per la vergogna: altro che commozione! Avrebbero dovuto colpire i più abbienti e invece, come sempre, hanno optato per i poveracci”.
*b*Paolo+b+
“Sono un libero professionista se la manovra non mi uccide, non mi ammazzerà più niente… le mie spese si impenneranno, a partire dagli aumenti sulla benzina. Da un governo di tecnici mi aspettavo decisioni giuste e maggiormente eque. Il decreto salva Italia, creato per risanare il bilancio del nostro Paese, dovrebbe esigere sacrifici da tutti per un tempo determinato e, invece, non solo non abbiamo scadenze davanti a noi, ma la casta resta intoccabile. I vitalizi sono una vergogna… e mentre noi abbiamo solo doveri, loro si tengono i diritti. Avrebbero dovuto dare un segnale agli italiani e invece non hanno fatto nulla per ridurre i privilegi della politica”.
*b*Tatiana+b+
“Io sono russa e vivo in Italia da dieci anni. Sono arrabbiata anch’io, occorreva maggiore equità. La forbice tra ricchi e poveri continua ad allargarsi: una storia già vista per me, la situazione sociale italiana sta diventando sempre più simile a quella creatasi a causa del Comunismo in Russia”.
*b*Mario+b+
“Avrebbero dovuto dare il buon esempio, come un padre di famiglia coi propri figli e, invece, niente”.
*b*Danilo, tassista+b+
“La manovra? E’ pietosa. Iniqua al 100%. Hanno tentato di liberalizzare le licenze togliendo ai noi tassisti il vincolo della territorialità, questo avrebbe di fatto svuotato i piccoli centri in favore delle città più grandi. Ciò avrebbe messo i Comuni nelle condizioni di rilasciare più licenze, svalutando di fatto il valore del nostro investimento, (ricordiamo che a Carpi una licenza costa tra i 50 e i 60mila euro, cifra che si impenna nelle città più grandi) e concedendola anche a persone prive dei requisiti necessari che avrebbero dequalificato il servizio e compromesso la sopravvivenza di molti di noi, in quanto la torta – ovvero l’utenza – resta sempre la stessa… Per non parlare poi dell’abolizione delle tariffe minime che avrebbe lasciato al tassista massima discrezionalità nel fare i prezzi delle corse… Dietro a questi tentativi di liberalizzazione ci sono i grandi gruppi che vogliono ottenere il monopolio del mercato, altro che equità!
Non servono né sacrifici, né manovra: occorre uscire dall’euro e dire basta al signoraggio delle banche”.

*b*Retromarcia sul fronte liberalizzazioni: farmacie e parafarmacie a confronto+b+

Allarme rientrato, almeno per il momento, per le farmacie che erano già pronte alla serrata. Marcia indietro del Governo infatti, sulla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, che potranno essere venduti nelle parafarmacie e nei corner dei supermercati solo se non ci sarà l’obbligo di ricetta. A stilare la lista sarà il Ministero della Salute, sentita l’Agenzia italiana del Farmaco, che individuerà un elenco aggiornabile dei farmaci di fascia C per i quali permane l’obbligo di ricetta medica e quindi non sarà consentita la vendita negli esercizi commerciali. In attesa di scoprire quale destino riserverà loro il futuro, i farmacisti carpigiani preferiscono non commentare. A farlo in loro rappresentanza è Federfarma Modena. “Se si vuole impedire la distruzione della farmacia italiana, ripetutamente indicata anche a livello europeo come modello di riferimento per efficienza, qualità e sicurezza, occorre mettere mano a una riforma strutturale; una riforma che deve partire dal presupposto che il primo bene da tutelare è il diritto alla salute e che i medicinali non possono essere declassati a merce identica a qualsiasi altro prodotto”. Per queste ragioni Federfarma Modena, in alternativa a una liberalizzazione incontrollata, propone che in tempi brevi vengano aperte più farmacie, mantenendo però lo stesso modello e regole, in linea con le normative europee e contestualmente offrendo nuove opportunità di lavoro. “I sacrifici, in una fase così delicata, li dobbiamo affrontare tutti ed è doveroso che anche le farmacie diano il loro apporto. Si faccia però attenzione a non distruggere ciò che funziona, aprendo tra l’altro un pericoloso varco alla deriva commerciale in un settore delicato come quello del farmaco. Per introdurre una riforma che sia nell’interesse dei cittadini, è necessario difendere l’indipendenza professionale del farmacista e mantenere il livello di tutti i servizi connessi alla dispensazione del farmaco: il servizio di turno diurno, notturno e festivo, la presenza in zone rurali e montane, la preparazione di medicinali orfani e personalizzati, la farmacovigilanza, così come il supporto indispensabile che quotidianamente viene garantito al Servizio Sanitario Nazionale di cui la farmacia è parte integrante”.
A fronte delle 16 farmacie presenti in città, a Carpi esistono anche tre parafarmacie, oltre al punto vendita allestito all’interno dell’Ipermercato Borgogioioso che rivendicano la loro professionalità. “Il farmacista – spiegano due titolari di parafarmacia di Carpi, aderenti a Essere Farmacisti, Associazione Nazionale Farmacisti Titolari di Parafarmacia – è farmacista ovunque operi: in farmacia, come in parafarmacia, come in un corner. Il farmaco di fascia C è un farmaco che viene sempre prescritto dal medico e che il paziente riceve dal farmacista, unico garante di una corretta dispensazione del farmaco e di una corretta informazione al paziente su eventuali effetti avversi e controindicazioni. Quindi, se il farmaco di fascia C è dispensato da un farmacista abilitato nelle parafarmacie come nel corner della Gdo, come nelle farmacie, il paziente ha la stessa massima garanzia per la salute, qualunque sia la tipologia del farmaco. Le minacce di Federfarma di serrata e di pericolo per la salute pubblica, nel caso di approvazione dell’articolo 32 della manovra così come era stato concepito inizialmente, hanno da una parte costretto il Governo a fare un passo indietro, dall’altra infuso falsi messaggi nella popolazione. L’articolo 32 così come modificato ridimensiona la liberalizzazione, lasciando la fascia C e la ricetta in farmacia, annullando di fatto ogni tentativo di liberalizzazione. Il risultato finale è presto detto: niente crescita e opportunità di sviluppo e di aumento dell’occupazione per le parafarmacie e nessun risparmio per i cittadini. Infatti come fu per il Decreto Storace, dove le farmacie non applicavano sconti sui farmaci senza obbligo di ricetta e solo l’avvento delle parafarmacie, è stato in grado di generare quella concorrenza portando a un risparmio per i cittadini, così succederà ora per i farmaci di fascia C. Niente concorrenza, niente sconti, niente risparmio. Chiediamo quindi al Governo di reinserire subito il provvedimento nella manovra stessa in discussione o nel primo provvedimento utile”.

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