Pelle: il confine dell’anima

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Nella carriera artistica del carpigiano Marco Lugli è rintracciabile una tematica ricorrente: il corpo diviene una sorta di tela bianca sulla quale compaiono implacabili le cicatrici del vissuto. Così era per Michele Licometti, protagonista del suo romanzo L’uomo tatuato. Odissea erotica di un mutante, consegnato alle stampe nel 2006, e di cui ha appena iniziato a scrivere il sequel. Licometti somatizza sistematicamente la fine di ogni sua travagliata relazione erotico-sentimentale tramite l’indelebile segno epidermico lasciato da un disegno tatuato, che è l’estrinseca manifestazione di un disagio interiore. Le emozioni, le inconsce paure e le più intime debolezze si riversano sulla pelle in forme e colori tanto inquietanti, quanto rivelatori.
Dell’excursus professionale di Lugli, largamente conosciuto in città, si conosce ormai tutto. Dopo aver conseguito il diploma informatico, ha fondato e gestito per 11 anni una software house a Modena, finchè nel 2001 ha maturato la decisione di dare una svolta alla propria vita, avvicinandosi all’enogastronomia. Fino al 2007 ha infatti gestito il noto ristorante enoteca Bottiglieria. “Un periodo molto gratificante e costruttivo dal punto di vista umano – racconta Lugli – ma, allo stesso tempo, estremamente stressante a livello psicofisico, al punto tale che mi son detto: se le gestione del locale assorbe completamente il tempo da dedicare alle mie passioni, perchè non portare le stesse sul lavoro combinando l’arte culinaria con quelle pittoriche, letterarie e musicali? E così è stato. Mostre personali, incontri con gli autori, e concerti jazz offrivano, non solo agli avventori del locale, ma anche a me in primis, la possibilità di entrare in contatto con diverse forme di espressione e di svilupparne di mie. E quando si è presentata l’opportunità di cedere il locale, l’ho colta al volo senza rimorsi, per approfondire il viaggio tra i sentieri dell’arte”. Lugli si è così dedicato non solo alla scrittura, ma anche alla fotografia e alla realizzazione di pezzi unici con tecniche miste a base fotografica, e ci confida le sue principali fonti d’ispirazione. “Sono le persone con le loro storie ad ispirarmi. Percorsi di vita tortuosi, traumi irrisolti, inquietudini e timori, ma anche esperienze positivamente interiorizzate costituiscono il fulcro tematico della mia poetica. Fotografo il corpo solo per immortalare l’animo. Nelle pieghe delle pelle, nella tensione dei muscoli e nella chiusura o apertura degli arti si possono leggere un’infinità di segnali sui risvolti psicologici della persona. La serie Esercizi di Resurrezione deriva il suo titolo dalla protagonista, una ragazza desiderosa di superare le sue quotidiane insicurezze e fragilità. Le sessioni fotografiche possono anche rivelarsi terapeutiche. Accade spesso infatti che il protagonista dell’opera, dopo aver posato per me, ritrovi un buon rapporto con se stesso, un certo equilibrio: e ciò ovviamente non può che stimolarmi ancora di più”. Anche i viaggi- Marco è coordinatore dei gruppi di Avventura nel mondo- solleticano la sua vena creativa. L’ultima serie di creazioni, Ci sono anch’io, è dedicata alle svariate popolazioni con cui Marco, nel corso dei suoi viaggi intercontinentali, si relaziona e che non vogliono essere dimenticate. “Il filo conduttore di tutti i pezzi – spiega Lugli – è rappresentato dalle mani, il principale mezzo di interazione tra le persone che permette la comprensione anche in assenza di una base linguistica comune”.

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