Chernobyl: figli di un dio minore

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25 anni fa, nella centrale nucleare di Chernobyl, il 26 aprile 1986, lo scoppio del reattore causò un disastro di inimmaginabili proporzioni. Una tragedia troppo spesso dimenticata, le cui conseguenze si riversano quotidianamente sugli abitanti di Ucraina, Russia, Bielorussia, e in particolare sui loro figli: i figli di Chernobyl. Ancora oggi tanti vivono in zone contaminate. Gli effetti sulla salute sono devastanti: l’incidenza di alcune malattie tumorali sui più piccoli sono aumentate drammaticamente rispetto al resto di Europa. Le risorse mediche sono limitatissime e lo stato di grave povertà in cui versano i paesi colpiti, rende ancora più drammatica la situazione della popolazione che si ammala e muore senza avere spesso la possibilità di curarsi. Grazie al lavoro di Legambiente Solidarietà e  Progetto Chernobyl di Carpi, Novi e Soliera però, molti piccoli abitanti della Bielorussia non sono più soli. Il Progetto Rugiada infatti, dal 2007, prevede un aiuto alle popolazioni colpite dall’incidente nucleare direttamente nelle aree contaminate e consiste nell’organizzazione di periodi di accoglienza per il risanamento dei bambini presso il centro Nadiejda, a circa 80 chilometri da Minsk, in una zona “libera” da radiazioni. Un vero e proprio soggiorno terapeutico per bambini con situazioni sanitarie che necessitano di cure ed esami diagnostici. Il Centro di riabilitazione, nel luglio e nell’agosto 2011, ha ospitato 98 bambini in situazioni di forte povertà e disagio sociale (oltre 1000 dal 2007 ad oggi). Lo scopo fondamentale del soggiorno, accanto al supporto pedagogico e alla socializzazione, rimane però l’aspetto sanitario: grazie a un’alimentazione sana i bambini abbattono le sostanze radioattive accumulate nei luoghi di residenza, a cui si aggiungono gli esami e le cure indispensabili per individuare eventuali patologie collegate alla radioattività. A Luciano Barbieri, presidente del Progetto Chernobyl di Carpi, Novi e Soliera chiediamo:
*b*Quanti bimbi sono stati ospitati grazie ai contributo raccolti sul nostro territorio?+b+
“Grazie al contributo di tutti coloro che, in varie misure ci sostengono, abbiamo coperto le spese di 30 bambini. Per questo motivo voglio ringraziare, oltre che i volontari dell’ Associazione, l’Amministrazione Comunale, monsignor Elio Tinti, le famiglie e la cittadinanza che ci permettono di continuare a lavorare per realizzare questo Progetto. Un grazie di cuore anche ai volontari, circa un centinaio che, anno dopo anno, rispondono alla nostra chiamata e ci aiutano dietro ai banchetti allestiti in occasione de Una primula per Chernobyl”.
*b*Quanto costa il soggiorno di risanamento di un bambino?+b+
“Il soggiorno preso il Centro Nadiejda ha un costo di 430 euro per ogni bambino. Quest’anno, grazie alla generosità di alcune realtà imprenditoriali e cooperative locali, ad aprile, siamo riusciti a portare un carico di indumenti nei territori più martoriati della Bielorussia, distribuiti poi ai piccoli ospiti del Centro e alle famiglie più disagiate”.
*b*Quanto è importante continuare a sostenere progetti di solidarietà come questi, nonostante la crisi abbia impoverito anche le tasche dei carpgiiani?+b+
“Chernobyl è un concetto, un monito. E’ la rappresentazione concreta degli effetti devastanti sull’ ambiente dell’uso del nucleare. Il disastro di Chernobyl però ha provocato delle conseguenze terribili anche a livello sociale ed, ovviamente, sanitario.. La gente continua ad ammalarsi, a morire. Sono figli di Chernobyl anche i bambini che stanno nascendo oggi. Il lavoro da fare è tanto. La crisi c’è, gli anni scorsi, riuscivamo a finanziare il soggiorno terapeutico a 60 bambini, oggi le risorse che abbiamo a disposizione si sono ridotte: siamo consci di essere una goccia nel mare, ma non abbiamo intenzione di mollare. Ogni contributo, seppur piccolo, è vitale”. 
*b*Come fare per contribuire?+b+
“A febbraio organizzeremo alcune iniziative per raccogliere fondi: il 5 febbraio la Maratona di Aerobica al Palazzetto dello Sport, il 19 febbraio La Festa di Carnevale al Circolo Graziosi di via Sigonio e, infine, l’ultimo weekend del mese si rinnoverà l’appuntamento con Una primula per Chernobyl”.
Il Progetto Rugiada ha bisogno del sostegno di tutti noi, affinché i bambini di Chernobyl non siano più figli di un Dio minore. 

*b*Emergenza sarcofago+b+
Sono iniziati i lavori per la nuova struttura di contenimento dell’obsoleto e crepato sarcofago del 4° reattore esploso a Chernobyl (si stima che la quantità di materiale radioattivo altamente pericoloso contenuto all’interno del sarcofago sia di circa 200 tonnellate, ovvero il 95% del materiale presente al momento dell’incidente). Sono state gettate le fondamenta e si stanno realizzando le strutture per le rotaie sulle quali verrà fatto scorrere il nuovo sarcofago, The Arch, per il quale saranno necessarie 29mila tonnellate di strutture metalliche, tre volte il peso della Torre Eiffel; raggiungerà un’altezza di 105 metri, quanto un palazzo di 30 piani o quanto l’altezza della Statua della Libertà; una lunghezza di 150 metri, quasi come due campi da calcio e una campata di 257 metri. I costi complessivi sono stati fissati a 1 miliardo e 600 milioni di euro. La bonifica completa della centrale nucleare di Chernobyl dovrebbe concludersi in 100 anni. Se mai sarà completata e se mai si troverà tutto il denaro necessario…

*b*I numeri+b+
Al 31 dicembre 2010 nelle zone contaminate abitano 1 milione e 141mila persone tra le quali 165mila bambini, tra i 3 a i 18 anni, che avrebbero diritto a periodi di risanamento a di cura sanitaria per 21 – 24 giorni presso i centri di cura situati sul territorio della Bielorussia. La salute dei piccoli è sempre esposta a dosi di radiazioni che, seppure contenute, entrano nel loro organismo principalmente attraverso la catena alimentare. In particolare viene colpito il sistema immunitario, così come l’apparato digestivo, la struttura ossea e muscolare e il sistema endocrino. “L’abbattimento medio dei radionuclidi nell’organismo dei bambini è del 20%, nei 24 giorni di soggiorno presso il Centro Nadiejda”, scrive il direttore del centro, Viacheslav Makyshinsky.

*b*L’atomo in Italia non s’ha da fare+b+
“I rapporti che ci legano alle zone colpite dalle conseguenze del fallout radioattivo – commenta il carpigiano Roberto Rebecchi, coordinatore del Progetto Rugiada per Legambiente Solidarietà – ci hanno fatto conoscere gli effetti devastanti dell’uso del nucleare: terre abbandonate, centinaia di persone che hanno lasciato per sempre i loro villaggi, le loro case, i loro affetti; senza contare le morti collegate alla contaminazione. La tragedia di Fukushima ci ha fatto tornare a un passato che in realtà non è mai finito e ci è apparsa subito di una gravità estrema, in particolare in un momento nel quale il mondo – Italia compresa – guardava all’uso del nucleare quale fonte energetica del futuro”. La risposta refendaria italiana è stata chiara: l’atomo nel nostro Paese non s’ha da fare. I cittadini sono contrari a questo modello energetico pericoloso, costoso e obsoleto, lo avevano già detto nel 1987 e lo hanno ribadito nel 2011. Ma questo non significa abbassare la guardia. “Il risultato del referendum – conclude Rebecchi – ha rappresentato un punto dal quale ripartire per un piano energetico nazionale che sia veramente rivoluzionario, permettendo, attraverso un’ampia diffusione delle rinnovabili, ai singoli cittadini di diventare produttori di energia, rompendo monopoli di potere. Assai tardivamente, l’opinione pubblica, davanti alla tragedia nucleare di Fukushima, si è resa conto del significato di quanto accaduto a Chernobyl e di quanto sia stato e continui a essere manchevole l’azione della comunità internazionale e come questa lezione sia rimasta inascoltata per meri interessi economici e delle lobby del nucleare

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