APT: così piccola ma così grande!

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Ha iniziato da poco a muovere i suoi primi passi nel mondo, eppure l’Associazione dei Pazienti Tiroidei (APT), nata a Carpi il 25 settembre 2010 e presieduta da Orazio Mercurio, ha già fatto tanto per il bene della città e non solo. “Lo scopo che si prefigge l’APT – ha dichiarato il dottor Giampaolo Papi, Responsabile del Modulo P. di Diagnosi e Terapia delle Patologie Tiroidee dell’Ospedale Ramazzini di Carpi, nonché presidente onorario dell’Associazione – è quello di mettersi al servizio dei pazienti endocrinologici, potenziando le attività a loro dedicate, di concerto con i vertici dell’Azienda Usl”. L’associazione – che in un solo anno, vanta già 300 iscritti – annovera numerosi volontari che si spendono nel “promuovere e realizzare campagne di informazione rivolte a operatori sanitari, alunni e docenti delle scuole, popolazione generale, con l’obiettivo della prevenzione delle patologie tiroidee e, in particolare, del gozzo
e che si mettono a disposizione del Reparto di Medicina per rispondere alle telefonate degli utenti”, continua Papi. Un risultato importante, reso possibile grazie alla generosità dei carpigiani, come ribadisce l’endocrinologo: “quella di Carpi è davvero una realtà straordinaria; una vera e propria isola felice per il volontariato”. L’Associazione dei Pazienti Tiroidei ha anche stretto un proficuo rapporto di collaborazione con altre associazioni, quali Alice e Amo per raggiungere obiettivi congiunti, per il bene della collettività. Oltre a organizzare la Giornata Carpigiana della Profilassi iodica e aderire alla Settimana Nazionale della Tiroide, l’associazione è fortemente impegnata sul fronte della prevenzione, anche tra i banchi di scuola.
“Il riscontro di noduli tiroidei – afferma il dottor Giampaolo Papi – è piuttosto frequente, soprattutto nelle aree con deficit di Iodio. La tiroide di un adulto, per funzionare al meglio, ha bisogno di almeno 150 microgrammi al giorno di iodio. Nelle donne in gravidanza, tale fabbisogno aumenta a 250 microgrammi. Se vengono introdotte quantità di iodio inferiori, la tiroide cerca di compensarne la carenza ipertrofizzandosi (cioè aumentando di volume) e tale sforzo di compensazione può provocare il gozzo e la conseguente formazione di noduli”. All’Ospedale di Carpi vengono eseguite ogni anno 3.000 visite endocrinologiche per malattie della tiroide, 2.400 ecografie tiroidee e 1.000 agoaspirati per esame citologico su noduli della tiroide.
“Prevenire la formazione del gozzo e il conseguente sviluppo di noduli (di cui solo il 5% è maligno) significa prevenire l’insorgenza di tumori della tiroide e garantire un intervento tempestivo. Questo vale per tutta la popolazione, ma soprattutto per le donne, che sono colpite più degli uomini dalle patologie della tiroide. In alcune zone dell’Appennino, 1 donna over 60 sue 2 ha problemi alla tiroide, la diffusione della malattia è molto ampia poichè il nostro territorio è carente di iodio”.
La quantità di iodio assunta può essere integrata con gli alimenti usando sale iodato. Sono stati studiati, e verranno presto introdotti in commercio, alimenti come ortaggi e latte che conterranno al proprio interno supplementi di Iodio. “E’ per tale motivo – conclude Papi – che riteniamo importante sensibilizzare tutti i cittadini, e soprattutto i giovani, le donne in età fertile, le gravide e le puerpere, ad assumere integratori alimentari di iodio, in particolare il sale iodato al posto del sale normale”. Inoltre, grazie a un contratto ottenuto con fondi stanziati dall’APT, da maggio, l’organico del reparto dell’Unità Operativa di Medicina del Ramazzini si è arricchito di un nuovo medico, la dottoressa Giuliana Micale. Lo sforzo ora è quello di “acquistare un ecografo portatile per l’ambulatorio di Endocrinologia dell’Ospedale, del valore di circa 30mila euro”.

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