Due palazzi a rischio gelo

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Rabbia e tensione tra i condomini del civico 1 di via Dorando Pietri. A causa di quattro famiglie morose infatti, i virtuosi rischiano di restare al freddo. Prospettiva certamente poco allettante considerata la vicinanza dell’umido inverno emiliano. Il condominio ha fatto un “buco” di ben 30mila euro di utenze non pagate. Un debito che Sinergas non ha più intenzione di ignorare. I residenti in allarme chiedono aiuto all’Amministrazione Comunale affinché intervenga prontamente prima di vedersi chiudere i rubinetti del riscaldamento centralizzato. Per tentare di invertire la rotta è già stata bloccata l’erogazione dell’acqua nei quattro appartamenti delle famiglie insolventi ma, nonostante la conseguente dichiarazione di inagibilità, solo un alloggio è stato liberato. I condomini chiedono a gran voce al Comune di Carpi un’operazione di sgombero, affinché, una volta apposti i sigilli sugli appartamenti, possano essere chiusi i termosifoni presenti e risparmiare così sui consumi. Ma come si è giunti a una situazione tanto grave? A rispondere è il geometra Dante De Simoni, amministratore condominiale: “Il peggioramento della morosità è avvenuto quando sono iniziati i lavori di ristrutturazione delle facciate esterne del condominio. La situazione del palazzo è simile a quella di tanti altri condomini a Carpi ma, nonostante tutto, non è la peggiore, dal momento che ogni mese vengono versati degli acconti a Sinergas, compatibilmente con la disponibilità di cassa”.
Ma il vero problema, secondo De Simoni, ha radici ben più lontane. “Dal 2003 al 2008, le banche, attraverso le agenzie d’intermediazione finanziaria hanno erogato innumerevoli finanziamenti, in gran parte a extracomunitari, per valori superiori del 50%  rispetto al valore di mercato dei beni oggetto di acquisto; ovviamente al momento del rogito la banca iscriveva un’ipoteca di 1° grado per il doppio del valore in quanto doveva coprire anche gli interessi per una durata anche superiore ai 30 anni, ma non inferiore ai 25 anni. In quel periodo abbiamo assistito a una corsa nell’elargire finanziamenti a tutti i costi senza valutare con attenzione a chi si offrivano e soprattutto senza valutare se fossero stati in grado di pagare le rate. La crisi economica iniziata nel 2009 e l’aumento dei tassi d’interesse dei mutui hanno fatto si che questi acquirenti si siano trovati nelle condizioni di non riuscire più a pagare nè rate di mutui nè spese condominiali; in vari casi ora non sono più nemmeno reperibili. Ci troviamo quindi in presenza di appartamenti di proprietà di soggetti forse non più residenti in Italia, sui quali gravano dei mutui sui quali le banche vantano un credito privilegiato per almeno 3 volte il valore dell’immobile e non sono tenute a pagare le spese ordinarie di esercizio. In un caso simile, durato circa 10 anni, dopo alcuni tentativi è stato possibile vendere l’immobile all’asta; a fronte di un credito del condominio di circa 60mila ne sono stati incassati circa 25mila perché nel periodo erano state eseguite delle manutenzioni al fabbricato ma la differenza, chi la paga?”. L’inagibilità e lo sgombero poi, non risolvono di certo il problema, dal momento che la morosità rimane e non si ferma, potranno solamente diminuire alcuni voci di spesa.
“Stante la situazione giuridica attuale – continua De Simoni – non c’è una soluzione, tenuto conto delle sentenza della Cassazione: I condomini non rispondono solidalmente per i debiti contratti a favore del condominio. L’unica soluzione per non entrare nelle tasche degli altri condomini impotenti di fronte a questa situazione non voluta, sarebbe quella di una modifica legislativa sui privilegi delle banche. I loro errori non possono essere addebitati ai cittadini”. A sfidare la pazienza di Sinergas comunque è anche un altro palazzone carpigiano, quello di via Martiri di Belfiore, angolo Nicolò Biondo, che ha un arretrato con la ditta erogatrice di gas di ben 108mila euro. 19 le famiglie morose su un totale di 60, che rischiano così di restare al freddo. Lo scorso inverno i termosifoni sono rimasti accesi solo grazie allo sforzo dei condomini che si sono sobbarcati un conto aggiuntivo che sfiorava i mille euro. Un contributo che, di questi tempi, non è più ammissibile. Il Comune di Carpi, per cercare di sanare la situazione, potenzialmente esplosiva, e sedare gli animi, sta valutando l’idea di emettere un’ordinanza di sgombero.

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