Anceschi: commercianti da quattro generazioni

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C’è una storia che comincia tanto tempo fa. Precisamente nel 1902. Carpi non aveva il volto di oggi e la sua area si riduceva al nucleo del centro storico. Una famiglia in particolare ha avuto l’onore di vederla crescere e mutare: gli Anceschi, proprietari dagli inizi del secolo scorso dell’omonimo negozio di abbigliamento. Il capostipite, Giuseppe Anceschi, seguito dai figli Cornelio e Giuseppe, aprì una piccola bottega di sartoria che ha visto succedersi negli anni i vari figli. Fino ad oggi. Al compimento del 109esimo anno di età il negozio di Piazza Martiri conta sulla disponibilità e professionalità di Giuseppe, Rita, Deanna e Arturo. Rita Anceschi ripercorre questi splendidi anni all’approssimarsi del compleanno “numero 110”. “Il mio bisnonno ha iniziato come sarto – racconta – in corso Alberto Pio: da allora il negozio si è spostato fino all’odierna sistemazione risalente al 1932. Ci siamo tramandati l’attività di generazione in generazione: io rappresento la quarta. Il mio avo cominciò vendendo drapperie, biancheria per la casa, pedane, tessuti in metratura, foderame poi, pian piano, con l’avvento della confezione industriale negli Anni ’60, il negozio è diventato quello che è oggi. Il passaggio è stato graduale”. Negli anni la famiglia ha visto passarle davanti l’intera città, con i suoi cambiamenti sia a livello urbanistico che sociale. “E’ stato un bellissimo percorso – continua Rita – impreziosito da una clientela affezionata, ottima e fidelizzata. Abbiamo clienti che si riforniscono da noi non solo da Carpi, ma anche da fuori provincia, che si spostano appositamente per venirci a trovare. Questo è molto lusinghiero per noi, poiché la filosofia della nostra famiglia è sempre stata quella di ascoltare il cliente, non solo servirlo materialmente: così si è creato un rapporto umano importante. E’, d’altra parte, un mestiere che si fa con il cuore, cosa che oggi diventa sempre più difficile a seguito di una concorrenza molto forte. Ci si è quindi dovuti adattare ai tempi, tenendosi al passo con i gusti e la moda. Ma senza esagerare”. In un secolo, almeno una volta, tutta Carpi si è vestita da Anceschi e alla domanda se ci sia un aneddoto o un cliente che si sia distinto, Rita risponde che “tutti i clienti sono speciali”. Ognuno, con le sue caratteristiche, lascia qualcosa di sé, si apre e si racconta. “Chiaramente – afferma – ci sono anche persone più difficoltose ma il bilancio è decisamente positivo. Siamo molto fortunati, dobbiamo tutto ai nostri clienti”. E che dire dei crocchi di persone che giornalmente fanno capannello davanti alle vetrine? “E’ sempre stata una caratteristica del nostro negozio – spiega divertita la signora Anceschi – molti si fermano a salutare: questa è un’abitudine che perdura da quando qui lavorava mio nonno e così è rimasto: al mattino, per i conoscenti, la prima tappa obbligata è qui, anche solo per fare un saluto, due chiacchiere. Da quando ho memoria, questo è un mio ricordo. Noi siamo qui, noi siamo il negozio”. Rita Anceschi si ritiene una donna molto fortunata: non è da tutti svolgere un lavoro che sia anche una grande passione. “E’ una grande fortuna fare quello che piace – afferma – e farlo in questo modo, senza la freddezza di uno scambio commerciale fine a se stesso. Occorrono attenzione, carattere e tanta disponibilità. Quando la sera arrivo a casa, per mezz’ora ho bisogno di silenzio, ma la mattina quando mi alzo sono contenta di andare a lavorare: è sempre una sorpresa, non sai mai chi verrà quel giorno. Devo dire grazie i miei genitori per il patrimonio che ci siamo tramandati: non solo per le mura, per il nome sulla tenda, ma per tutto quanto ho ricevuto dalle persone”. Un’enormità di ricordi affollano la mente di Rita Anceschi, commossa al pensiero che, a fine anno, l’attività chiuderà. “Purtroppo oggi è venuto a mancare il ricambio generazionale che ci ha sempre contraddistinto – conclude – e dispiace molto lasciare la clientela. Il nostro cognome ha sempre connotato il negozio: passare l’attività ad altre persone avrebbe poco senso. Ma in futuro e dopo tanto lavoro, spero proprio di riuscire anche ad annoiarmi un po’”.

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