Nel distretto di Brera, dove il design internazionale si dà appuntamento ogni anno per tracciare il futuro dell’abitare, c’è una storia che parla di radici profonde e visioni leggere. È quella di Martina e Giorgia Stabellini, architetto la prima e designer la seconda, che da Carpi hanno portato alla Milano Design Week 2026 un’intuizione nata quasi per caso tra gli scarti di un manichino. La loro lampada MANO, (STAB STUDIO), è diventata il fulcro di un’installazione scenografica presso lo spazio di LondonArt, dove il “saper fare” emiliano incontra l’immaginario pop di Warner Bros.
Come è nata questa sinergia?
Giorgia e Martina: “Il legame con LondonArt è nato circa un anno fa; si erano subito incuriositi al progetto MANO, ma forse non era ancora il momento perfetto. Quest’anno, grazie anche a un approccio commerciale più strutturato, siamo riuscite a presentare la lampada nel modo più completo e la sintonia è scattata immediatamente. Quando ci hanno proposto di inserire MANO nel contesto della collaborazione con Warner Bros., ci è sembrato un passaggio naturale: la nostra lampada vive proprio su quel confine tra dimensione onirica e gioco. Per noi rappresenta un ingresso consapevole nel mondo del grande design, al fianco di realtà consolidate”.
Come nasce l’idea del design così particolare di questa lampada?
Martina: “Tutto è partito da un gesto di recupero. Tra i vecchi pezzi di manichino che nostra mamma stava per buttare, è spuntata una mano in gesso. Dove altri vedevano solo uno scarto, noi abbiamo visto una luce. Giorgia: “L’idea era dare nuova vita a un oggetto dimenticato, trasformandolo in qualcosa di emozionale. Ci ispiriamo ai gesti, un linguaggio universale che non ha bisogno di traduzioni. MANO non è solo una lampada, ma una piccola scultura 100% italiana che porta carattere negli spazi attraverso un’anima artigianale che rivendichiamo con orgoglio”.
Architetto e designer, ma soprattutto sorelle. Come si fondono le vostre diverse formazioni nel processo creativo di STAB?
Martina: “Io porto l’approccio strutturato e progettuale dell’architettura; Giorgia ha una visione più libera, sperimentale e tipica del design puro. Le nostre differenze non si scontrano, si completano”. Giorgia: “Il segreto è la ricerca di un equilibrio tra una visione futuristica e la sensibilità artigianale. Non è sempre facile far convivere questi due mondi in modo sostenibile, ma è proprio in quell’incontro che prende forma la nostra identità. Ogni pezzo è frutto di scelte precise su ciò che vogliamo rappresentare”.
Siete cresciute respirando la cultura manifatturiera di Carpi. Quanto pesa questa eredità “fisica” in un evento globale e sempre più digitale come la Milano Design Week?
Martina e Giorgia: “Per noi è fondamentale, è il nostro baricentro. A volte ci sentiamo un po’ “fuori luogo” venendo da una realtà locale lontana dai grandi poli del design, ma ogni volta che torniamo da Milano capiamo che è proprio questo il nostro punto di forza. Crescere in un contesto manifatturiero ci permette di mantenere uno sguardo concreto sulla materia e sui processi produttivi. Se Milano ci regala l’energia e il caos creativo, Carpi ci tiene radicate e ci permette di dare un valore reale a ciò che creiamo, nonostante le difficoltà di operare in una dimensione più piccola”.
Quale sensazione vorreste che i visitatori portassero con sé dopo aver visto la vostra installazione da LondonArt?
Giorgia: “Una nostalgia leggera e sognante. Le lampade dialogano con carte da parati ispirate a icone come Bugs Bunny o Space Jam, riaccendendo i ricordi di chi ha vissuto quegli anni e la curiosità dei più giovani.” Martina: “Usiamo la luce come elemento emotivo per sospendere il visitatore tra sogno e realtà, tra memoria e immaginazione. Se le persone usciranno con una sensazione di leggerezza e di gioco, avremo raggiunto il nostro obiettivo: portare un po’ di quella poesia necessaria per affrontare il mondo di oggi.”
Chiara Sorrentino
























