Da Carpi al Fuorisalone, l’universo onirico delle lampade MANO di Martina e Giorgia Stabellini

Nel cuore pulsante del distretto del design, tra le installazioni che affollano la Milano Design Week 2026, c'è un angolo dove il tempo sembra sospeso tra la nostalgia degli anni ’90 e una visione futurista dell’artigianato. È lo spazio di LondonArt, che quest'anno ospita un’alleanza creativa inaspettata: le lampade MANO di STAB, lo studio carpigiano fondato dalle sorelle Martina e Giorgia Stabellini, incontrano l’immaginario iconico di Warner Bros.

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Nel distretto di Brera, dove il design internazionale si dà appuntamento ogni anno per tracciare il futuro dell’abitare, c’è una storia che parla di radici profonde e visioni leggere. È quella di Martina e Giorgia Stabellini, architetto la prima e designer la seconda, che da Carpi hanno portato alla Milano Design Week 2026 un’intuizione nata quasi per caso tra gli scarti di un manichino. La loro lampada MANO, (STAB STUDIO), è diventata il fulcro di un’installazione scenografica presso lo spazio di LondonArt, dove il “saper fare” emiliano incontra l’immaginario pop di Warner Bros.

Come è nata questa sinergia?

Giorgia e Martina: “Il legame con LondonArt è nato circa un anno fa; si erano subito incuriositi al progetto MANO, ma forse non era ancora il momento perfetto. Quest’anno, grazie anche a un approccio commerciale più strutturato, siamo riuscite a presentare la lampada nel modo più completo e la sintonia è scattata immediatamente. Quando ci hanno proposto di inserire MANO nel contesto della collaborazione con Warner Bros., ci è sembrato un passaggio naturale: la nostra lampada vive proprio su quel confine tra dimensione onirica e gioco. Per noi rappresenta un ingresso consapevole nel mondo del grande design, al fianco di realtà consolidate”.

Come nasce l’idea del design così particolare di questa lampada?

Martina: “Tutto è partito da un gesto di recupero. Tra i vecchi pezzi di manichino che nostra mamma stava per buttare, è spuntata una mano in gesso. Dove altri vedevano solo uno scarto, noi abbiamo visto una luce. Giorgia: “L’idea era dare nuova vita a un oggetto dimenticato, trasformandolo in qualcosa di emozionale. Ci ispiriamo ai gesti, un linguaggio universale che non ha bisogno di traduzioni. MANO non è solo una lampada, ma una piccola scultura 100% italiana che porta carattere negli spazi attraverso un’anima artigianale che rivendichiamo con orgoglio”.

Architetto e designer, ma soprattutto sorelle. Come si fondono le vostre diverse formazioni nel processo creativo di STAB?

Martina: “Io porto l’approccio strutturato e progettuale dell’architettura; Giorgia ha una visione più libera, sperimentale e tipica del design puro. Le nostre differenze non si scontrano, si completano”. Giorgia: “Il segreto è la ricerca di un equilibrio tra una visione futuristica e la sensibilità artigianale. Non è sempre facile far convivere questi due mondi in modo sostenibile, ma è proprio in quell’incontro che prende forma la nostra identità. Ogni pezzo è frutto di scelte precise su ciò che vogliamo rappresentare”.

Siete cresciute respirando la cultura manifatturiera di Carpi. Quanto pesa questa eredità “fisica” in un evento globale e sempre più digitale come la Milano Design Week?

Martina e Giorgia: “Per noi è fondamentale, è il nostro baricentro. A volte ci sentiamo un po’ “fuori luogo” venendo da una realtà locale lontana dai grandi poli del design, ma ogni volta che torniamo da Milano capiamo che è proprio questo il nostro punto di forza. Crescere in un contesto manifatturiero ci permette di mantenere uno sguardo concreto sulla materia e sui processi produttivi. Se Milano ci regala l’energia e il caos creativo, Carpi ci tiene radicate e ci permette di dare un valore reale a ciò che creiamo, nonostante le difficoltà di operare in una dimensione più piccola”.

Quale sensazione vorreste che i visitatori portassero con sé dopo aver visto la vostra installazione da LondonArt?

Giorgia: “Una nostalgia leggera e sognante. Le lampade dialogano con carte da parati ispirate a icone come Bugs Bunny o Space Jam, riaccendendo i ricordi di chi ha vissuto quegli anni e la curiosità dei più giovani.” Martina: “Usiamo la luce come elemento emotivo per sospendere il visitatore tra sogno e realtà, tra memoria e immaginazione. Se le persone usciranno con una sensazione di leggerezza e di gioco, avremo raggiunto il nostro obiettivo: portare un po’ di quella poesia necessaria per affrontare il mondo di oggi.”

Chiara Sorrentino

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