Nicola Gratteri e Antonio Nicaso segnano il tutto esaurito a Carpi

Doppio appuntamento carpigiano giovedì 11 dicembre per il Procuratore di Napoli Nicola Gratteri e il Professor Antonio Nicaso, l’occasione è stata la presentazione del loro ultimo libro Cartelli di sangue - Le rotte del narcotraffico e le crisi che lo alimentano. Il primo dei due incontri carpigiani ha visto protagonisti circa 600 studenti delle scuole superiori cittadine. A loro Gratteri ha detto: “La prima forma di antimafia è: studiare”. La sera, un cinema Corso esaurito con gente in piedi, ha visto Gratteri e Nicaso fare il punto in modo particolare sul prossimo referendum sulla giustizia e sulle riforme al codice penale volute dagli ultimi governi. Al termine della serata i due autori si sono sottoposti a un lungo firmacopie e alle foto ricordo con i tanti presenti all’incontro.

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Doppio appuntamento carpigiano giovedì 11 dicembre per il Procuratore di Napoli Nicola Gratteri e il Professor Antonio Nicaso, l’occasione è stata la presentazione del loro ultimo libro Cartelli di sangue – Le rotte del narcotraffico e le crisi che lo alimentano. Il quadro che emerge è impietoso: mentre i cartelli sudamericani accumulano guadagni colossali, interi territori sprofondano nella miseria, soffocati dalla corruzione e dalla violenza, privati della forza delle istituzioni. Eppure la droga non si ferma, attraversa confini porosi, viaggia nascosta nei container, arriva nei maggiori porti europei. L’Italia è parte integrante di questo sistema: la ’ndrangheta, con la sua straordinaria capacità di penetrazione, è oggi uno dei partner più affidabili dei cartelli sudamericani. Dalle banchine di Gioia Tauro milioni di dosi invadono le piazze dello spaccio, trasformandosi in denaro che viene ripulito con metodi sempre più sofisticati, fino a intrecciarsi con l’economia legale. Il nuovo saggio di Gratteri e Nicaso è un viaggio lucido e sconvolgente nelle pieghe del narcotraffico internazionale.

Il primo dei due incontri carpigiani ha visto protagonisti circa 600 studenti delle scuole superiori cittadine. A loro Gratteri ha detto: “La prima forma di antimafia è: studiare. Non per prendere la sufficienza. Oggi metà del tempo i docenti lo perdono a scrivere pareri standard spesso fatti con il copia e incolla, pomeriggi interi che potevano essere dedicati ai ragazzi per una scuola a tempo pieno. Le ore didattiche si stanno riducendo sempre più e abbiamo trasformato la scuola in progettifici, con progetti spesso inutili. E i mesi passano e i ragazzi non sanno scrivere e leggere”. Per Gratteri “La base è lo studio. Non ci sono alibi se non si studia. Ovviamente bisogna fare delle scelte etiche, dal bar in cui andare il sabato sera, dal locale in odore di mafia. Il futuro è dei giovani? Il futuro è di tutti i viventi, anche del novantenne che sceglie se comprare il latte in un supermercato A o B. Potete impegnarvi nel sociale, col volontariato. Progetti sulla legalità? C’è una priorità, dedicare un giorno ai tossicodipendenti. Lo dico ai dirigenti scolastici. Chiedete ai tossici come hanno iniziato a drogarsi, se sono d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Oppure, si può andare nei reparti geriatrici degli ospedali. Quando piange un ragazzo o una ragazza non mi dispiace, se piangono gli anziani soli sì”. Gratteri denuncia un rapporto genitori-figli spesso improntato all’egoismo: i genitori vogliono essere amici dei figli più che figure educative. Il comportamento produce giovani con modelli consumistici e carenza di valori, esposti a insidie come la violenza, la droga e il facile coinvolgimento in ambienti criminali. Il procuratore sottolinea l’urgenza di trasmettere regole e coerenza, lontano da atteggiamenti permissivi che favoriscono il disagio delle nuove generazioni. Gratteri e Nicaso hanno evidenziato gli effetti della crisi educativa anche nella crescita del fenomeno mafioso, favorito da una società che mostra meno rifiuto verso forme di illegalità e corruzione. La mancata educazione pone i giovani in situazione di vulnerabilità, facilitando adesioni a logiche criminali. Per contrastare la tendenza, il procuratore invita a promuovere una cultura della legalità concreta, fondata su coerenza personale e sociale. L’educazione alla responsabilità deve partire dalla famiglia e proseguire nella scuola, per offrire ai ragazzi strumenti solidi per affrontare le sfide personali e sociali.

La sera, un cinema Corso esaurito con gente in piedi, ha visto Gratteri e Nicaso fare il punto in modo particolare sul prossimo referendum sulla giustizia e sulle riforme al codice penale volute dagli ultimi governi. Per il procuratore di Napoli la riforma della giustizia “Per come è concepita. Inutile perché non incide sui reali problemi: i tempi del processo e la qualità delle decisioni. Non viene introdotta alcuna misura per eliminare inutili orpelli e mettere nelle condizioni i magistrati di analizzare i loro casi presto e bene. Dannosa perché fa perdere al pm la cultura della giurisdizione. Lui è il dominus delle indagini preliminari, quindi deve comportarsi ragionando come un giudice, per evitare di cercare colpevoli a tutti i costi. Deve rimanere asettico rispetto al caso che ha in esame, senza preoccuparsi di chiedere l’archiviazione. Modificare la Costituzione per un non-problema è davvero inspiegabile”. Per Gratteri “Il timore serio è che il pm diventi la longa manus del governo di turno, come negli altri Paesi dove c’è la separazione delle carriere. Con la conseguenza che perseguirà solo reati che gli vengono indicati dall’esecutivo. Con buona pace della tutela dei cittadini”. Al termine della serata i due autori si sono sottoposti a un lungo firmacopie e alle foto ricordo con i tanti presenti all’incontro.

P.Sen.

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