Duna Corradini, prosegue lo stato di agitazione dei lavoratori

I lavoratori da dieci anni non vedono rinnovato il loro contratto aziendale e il sindacato annuncia scioperi qualora l'azienda continui a mostrarsi sorda alle richieste.

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Giacomo Martinelli di Filctem Cgil Carpi

La Duna Corradini di Soliera è una realtà che conta oltre un centinaio di dipendenti ed è attiva nella fabbricazione di prodotti poliuretanici. Un’impresa economicamente in salute, dove a vacillare però sono le corrette relazioni sindacali. Già nello scorso febbraio il sindacato Filctem-Cgil congiuntamente alla Rsu aveva presentato la piattaforma per il rinnovo del contratto aziendale, votata all’unanimità dall’assemblea dei lavoratori, ma la discussione con l’azienda non è mai veramente partita. 

“Oltre all’incontro di presentazione – spiega Giacomo Martinelli di Filctem Cgil Carpi – si è tenuto soltanto un altro tavolo a metà giugno, in cui l’azienda ci ha dato un breve riscontro alle nostre proposte, ma chiedendo in cambio modifiche inaccettabili sull’aumento dell’orario di lavoro. Queste proposte, nonostante lo scetticismo della Filctem Cgil, sono state presentate comunque ai dipendenti e accolte negativamente. Nei mesi successivi da parte dell’azienda è mancata sia la presentazione di controproposte, ma soprattutto la pianificazione degli incontri. Un silenzio assordante che impatta e danneggia in prima persona lavoratori e lavoratrici, che da dieci anni non vedono rinnovato il loro contratto aziendale”. 

In aggiunta al contratto anche il tema dell’organizzazione del lavoro ha iniziato ad acquisire sempre più rilevanza. 

“Il piano di assunzioni, come sottolineato da Rsu e Filctem-Cgil, non viene da noi reputato sufficiente, portando a un aumento dei carichi di lavoro” aggiunge il sindacalista.

Già dai primi di settembre era stato avviato lo stato di agitazione con il blocco degli straordinari e nelle ultime assemblee sono anche state votate 16 ore di sciopero che verranno messe in campo qualora da parte dell’azienda continui ad esserci chiusura. 

“L’elemento che più ci rammarica – conclude Martinelli – è che in un’azienda in cui ad oggi non vi sono problemi economici, stia mancando la volontà di concedere condizioni di miglior favore, considerata anche la situazione complessa che vivono i lavoratori. Sebbene su alcune tematiche, quali la prevenzione di infortuni, vi sia sempre stata molta attenzione sui temi economici ed organizzativi non vi è interesse a condividere un percorso che a nostro avviso sarebbe utile per migliorare le condizioni lavorative rendendo più sostenibile il lavoro”.