Riapre al culto il piccolo Oratorio di San Gaetano da Thiene di Novi

Domenica 8 ottobre, alle 11, riapre al culto l’Oratorio di San Gaetano a Novi di Modena, ripristinato a seguito del sisma del 2012. Alle 11, Santa Messa presieduta da monsignor Gildo Manicardi. A seguire, visita guidata con i tecnici che hanno condotto i lavori di restauro.

0
654

Domenica 8 ottobre, a Novi di Modena, sarà riaperto al culto il piccolo Oratorio di San Gaetano da Thiene, situato nel centro del paese (Corso Marconi). L’edificio sarà così restituito alla parrocchia e alla cittadinanza dopo il ripristino a seguito del sisma del 2012. 

Alle ore 11, il vicario generale della Diocesi di Carpi, monsignor Gildo Manicardi, presiederà la Santa Messa. A seguire, i tecnici che hanno condotto l’intervento di restauro saranno disponibili per illustrare la storia dell’Oratorio e le opere eseguite.

L’intervento attuato è stato finanziato con i fondi della ricostruzione del Piano Opere Pubbliche della Regione Emilia-Romagna. Coordinamento generale, architetto Sandra Losi, direttore dell’Ufficio Patrimonio Diocesano – settore Ricostruzione; Rup (Responsabile unico del progetto), architetto Mauro Pifferi; progetto e direzione lavori, architetto Paolo Colognesi e ingegner Paola Rossi; impresa appaltatrice L’Arca srl – Modena.

L’Oratorio è intitolato a San Gaetano da Thiene (1480-1547), fondatore dell’Ordine dei Teatini, dedicatosi particolarmente agli ammalati e ai poveri, canonizzato nel 1671. La piccola chiesa fu fatta costruire nel “borgo vecchio” nella prima metà del ‘700 dal capitano Gaetano Caprara. Tutti i giorni il parroco, nel rispetto della volontà testamentaria del capitano e della moglie, celebrava messa per comodità degli abitanti del borgo, dato che la chiesa parrocchiale di Novi è situata al di fuori del centro del paese. Così ha fatto il parroco, don Ivano Zanoni, fino alla data del sisma, quando l’Oratorio è stato dichiarato inagibile.

Il restauro, oltre a riparare i danni causati dal terremoto, ha restituito alla facciata l’originario aspetto, alterato per ammodernamenti negli anni ‘40 e ‘60 del secolo scorso con la realizzazione di rivestimenti in mattoncini in cotto e in cemento e di un timpano che ha mascherato il reale sviluppo di falda. La volta a botte che occultava il tetto dell’aula è stata simbolicamente ricostruita con una struttura leggera in legno, per riproporre la testimonianza di quanto andato distrutto.