Codici bianchi e verdi fuori dai Pronto Soccorso: riuscirà l’impresa?

L’intesa firmata oggi, 6 giugno, da Regione e organizzazione sindacale dei medici di Medicina generale FIMMG, prevede che le guardie mediche, ora Medici di Continuità Assistenziale, opereranno in equipe nei CAU - Centri di Assistenza Medica per le Urgenze che la Regione si sta accingendo a realizzare e che resteranno aperti 24 ore al giorno e 7 giorni su 7. Luoghi fisici che non sostituiranno i Pronto Soccorso ma che offriranno un livello di assistenza avanzato, grazie alle dotazioni tecnologiche e alla presenza costante di personale qualificato, oltre a garantire un sistema di accesso veloce agli ospedali per chi ne avesse reale bisogno. Sulla carta è tutto ineccepibile ma come sarà possibile dare gambe a questa rivoluzione a fronte non solo della latitanza di professionisti dell’Emergenza - Urgenza ma anche della scarsità di medici di Medicina generale, specializzazione oggi considerata assai poco appetibile dai neo laureati? Con quale forze si reggeranno i Cau? Dove si reperiranno i medici?

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Un passo avanti è stato compiuto verso l’annunciata riorganizzazione del sistema di Emergenza – Urgenza voluta dalla Regione Emilia Romagna. Una riforma strutturale il cui obiettivo è quello di migliorare le performance legate agli interventi tempo dipendenti per salvare la vita dei cittadini e, al contempo, di gestire le prestazioni urgenti ma a bassa complessità  – che rappresentano oltre il 70% degli accessi in Pronto Soccorso – al di fuori degli ospedali. Codici bianchi e verdi dovranno essere presi in carico dal territorio sulla base dell’accordo firmato oggi, 6 giugno, da Regione e organizzazione sindacale dei medici di Medicina generale FIMMG. L’intesa prevede che le guardie mediche, ora Medici di Continuità Assistenziale, opereranno in equipe nei CAU – Centri di Assistenza Medica per le Urgenze che la Regione si sta accingendo a realizzare e che resteranno aperti 24 ore al giorno e 7 giorni su 7. Luoghi fisici che non sostituiranno i Pronto Soccorso ma che offriranno un livello di assistenza avanzato, grazie alle dotazioni tecnologiche e alla presenza costante di personale qualificato, oltre a garantire un sistema di accesso veloce agli ospedali per chi ne avesse reale bisogno. 

Dopo la visita il paziente potrà essere rinviato al proprio medico curante o, al contrario al Pronto soccorso, qualora si riscontrassero delle situazioni di emergenza clinica. I Cau troveranno una collocazione all’interno di Case della comunità, ambulatori… insomma in spazi già esistenti perché di nuovi mattoni ce ne sono già abbastanza. “Entro la fine dell’anno – assicura l’assessore alla Sanità, Raffaele Donini – ve ne sarà almeno uno per ciascuna provincia. Certo serviranno tempo e gradualità per attuare questa riforma, ma sono fiducioso che presto arriveremo a un sistema più efficace e sostenibile”. 

Entro marzo 2024 poi i cittadini potranno beneficiare anche della centrale 116117, il numero unico europeo per l’accesso alle cure mediche non urgenti e ad altri servizi sanitari territoriali a bassa intensità/priorità di cura per prenotare una prestazione: il paziente verrà valutato e indirizzato alla struttura giusta per lui. Un’organizzazione insomma che dovrebbe alleggerire la pressione sugli ospedali e agevolare i cittadini fornendo loro le cure adeguate nei centri più vicini, senza lunghe attese. “E’ necessario – ha ribadito più volte il direttore generale Cura della persona, salute e welfare della Regione, Luca Baldino – creare percorsi separati con risposte strutturali e distinte affinchè il cittadino sappia a chi rivolgersi a seconda del proprio bisogno”, in modo “semplice, efficace e senza sovrapposizioni” gli fa eco il dottor Daniele Morini, segretario generale FIMMG Emilia-Romagna.

L’innovativa riforma è ormai imprescindibile per la tenuta stessa del sistema sanitario: non dimentichiamo infatti che oltre a dover far quadrare i conti la Regione Emilia Romagna è alle prese con la carenza sempre più pressante di personale medico e infermieristico. Ad ammetterlo è lo stesso Donini che dichiara: “le alternative sarebbero esternalizzare servizi o chiudere dei Ps. Strade che non vogliamo percorrere”. 

Sulla carta è tutto ineccepibile ma come sarà possibile dare gambe a questa rivoluzione a fronte non solo della latitanza di professionisti dell’Emergenza – Urgenza ma anche della scarsità di medici di Medicina generale, specializzazione oggi considerata assai poco appetibile dai neo laureati? Con quale forze si reggeranno i Cau? Dove si reperiranno i medici? E se Donini si limita a inneggiare a una “migliore organizzazione”, il dottor Morini è decisamente più pragmatico: in certi luoghi, soprattutto i più periferici, “non si trovano medici disposti a rimpiazzare quelli che vanno in pensione poiché certe condizioni di lavoro non sono più considerate accettabili. Oltre alla carenza legata a una programmazione tutt’altro che  brillante, i giovani non si avvicinano a questa specializzazione perchè gli fa paura e chi è a fine carriera appena può scappa. L’auspicio è che creando delle buone condizioni di lavoro nei Cau i medici arrivino. Certo il limite numerico costituisce una criticità. Riusciremo a trovarli tutti? Il dubbio c’è ma io spero di sì”.

Jessica Bianchi