Marzia Barbanti ci ha lasciati, “era una fata”

Avrebbe compiuto 50 anni sabato prossimo ma, nella notte tra lunedì e martedi, l’ospite della Nazareno Cooperativa, Marzia Barbanti è salita in cielo dopo una grave malattia che l’aveva colpita lo scorso anno ed a cui, il suo fragile corpicino, non ha avuto la forza necessaria per combatterla. Marzia abitava a Casa Poppi, il centro residenziale di Sorbara della ed ogni mattina la portavano a lavorare nel laboratorio di pittura di Manolibera a Santa Croce.

0
1075

Avrebbe compiuto 50 anni sabato prossimo ma, nella notte tra lunedì e martedi, l’ospite della Nazareno Cooperativa, Marzia Barbanti è salita in cielo dopo una grave malattia che l’aveva colpita lo scorso anno ed a cui, il suo fragile corpicino, non ha avuto la forza necessaria per combatterla. 

Marzia abitava a “Casa Poppi”, il centro residenziale di Sorbara della ed ogni mattina la portavano a lavorare nel laboratorio di pittura di Manolibera a Santa Croce.

Figura di grande spicco, originale e di grande creatività, viene ricordata così da Emanuela Ciroldi, Art Designer della Cooperativa: “Ha sempre lavorato sul fashion, faceva molte opere legate alla monda quindi figurini, disegni di figure femminili e quadri arricchiti con strass e gioielli, ma anche tanti bellissimi libri artistici che cuciva a mano e li decorava, insomma tante cose stupende sempre mollto fashion. Lei stessa era fashion: era sempre piena di collane, bracciali e anelli perché lei si concepiva proprio in questo modo e, proprio perché era così affascinante come personaggio, noi abbiamo fatto un video su di lei nel corso della sua vestizione mattutina mentre si pettinava, si truccava, si agghindava di bigiotterie. Video trasmesso nell’ambito di un Progetto europeo, come performance all’interno di una mostra alla Pinacoteca Nazionale di Bologna ed in occasione della Mostra su Don Ivo Silingardi nel 2021: insomma questa sua vestizione mattutina è diventata una performance che è una vera e propria opera d’arte.

Aveva una capacità e una volontà enorme ma fisicamente era molto debole tanto che, il suo dottore, gli aveva persino impedito di riempirsi così di bracciali e di collane perché per lei erano un peso eccessivo. Ma lei non ci ha mai voluto rinunciare”.

Poi, nel 2020, Marzia scopre la danza ed entra a far parte della Compagnia EgoMuto, come racconta la coreografa, Irene Stracciati: “Marzia era una fata. L’ho conosciuta mentre creava uno dei suoi abiti eccentrici e provocatori. Non mi ha rivolto la parola per tre anni, probabilmente non la convincevo poi, la pandemia mi ha fatto un regalo: ha iniziato a seguire il laboratorio di danza con gli incontri online, e quando sono tornata in cooperativa era lì, con Alessandra e gli altri.

Marzia non camminava bene ma quando prestava il corpo alla danza, tutto per lei diventava facile e chi la guardava provava stupore e vedeva bellezza: lei sapeva cosa fosse la bellezza e mi ha capita, ha capito da subito cosa volevo e non solo, mi ha fatto un dono grandissimo: mi ha ispirata.

Così, le coreografie che ho fatto per lei sono spesso nate “da lei”. Non l’ho mai sentita lamentarsi, non era mai stanca, nonostante le sue notti insonni e la fatica che faceva per prepararsi, per essere di fronte al mondo sempre come lei voleva essere. Ci siamo regalate trucchi e carezze. Durante le pause mi spazzolava i capelli e mi parlava della sua amatissima mamma. Marzia, donna affascinate, ricca, generosa, gentile. Come artista e autrice posso dire che ho avuto il dono di sentirmi rappresentata da lei e, adesso che so che non la potrò più avere accanto, ho una tristezza infinita ma anche un’altrettanto gratitudine infinita per averla avuta con me”.

Anche le operatrici del laboratorio di pittura, Eleonora ed Elena, la descrivono così: “Marzia ricercava la solitudine, preferiva avere poche amicizie ma buone e di valore. In ambito lavorativo era sempre molto concentrata e focalizzata sui suoi progetti. Il suo stile, il suo tratto marcato, ci ricordano la sua personalità: ogni mattina passava ore a truccarsi e farsi bella, usando ombretti molto scuri e matite dal tratto accentuato ed una volta arrivata al lavoro rappresentava tale estrosità attraverso le sue opere. Ricorderemo con affetto le borse che portava con sé tutti i giorni e da cui mai se ne distaccava. Borse piene di vita, che contenevano i suoi ricordi più preziosi. Marzia ci mancherà tanto e la ricorderemo ogni giorno attraverso le incredibili opere d’arte che ci ha lasciato”. 

I Funerali avranno luogo oggi, venerdì 26 maggio, alle 10, con la celebrazione della Santa Messa presso la chiesa di Bomporto da cui la salma proseguirà per la sepoltura presso il cimitero di Ravarino. Marzia lascia un un fratello più grande di lei.