Quello che la politica non dice sul futuro di Aimag e sul ruolo di Hera

Il 30 aprile scade il Patto di sindacato tra i 21 comuni soci che detengono il 65% del capitale di Aimag e ancora non c’è un accordo per mantenerla in mano pubblica. La scorciatoia del ‘controllo azionario in mano pubblica/controllo societario in mano al socio’ genera più di un dubbio. In questi tredici anni, senza contribuire allo sviluppo dell’azienda, il socio Hera ha portato a casa utili per circa 21 milioni di euro (fino all’ultimo bilancio consolidato 2021) e il raddoppio del capitale investito.

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Foto aerea dell'area di Aimag che comprende il depuratore e la discarica di San Marino

Il 30 aprile scade il Patto di sindacato tra i 21 comuni soci che detengono il 65% del capitale di Aimag e ancora non c’è un accordo per mantenerla in mano pubblica. L’intervento ‘a gamba tesa’ del gruppo di sei Comuni nel febbraio scorso sembra aver minato alla base la stabilità della compagine, quasi abbiano inteso prevaricare sugli altri quindici dicendo: stravolgiamo il Patto di sindacato oppure ne facciamo a meno, perché noi abbiamo la maggioranza delle azioni pubbliche e quindi la forza per fare ciò che vogliamo. Eppure proprio la saggezza politica della proprietà e degli amministratori che negli anni hanno guidato la crescita e lo sviluppo industriale di Aimag ha creato le condizioni favorevoli per l’ingresso di quei Comuni che venticinque anni fa l’hanno scelta per l’equilibrio nella sua governance rispetto ad altre possibili opzioni vicine dove sarebbero stati dominanti i soci forti: Comune di Modena in un caso, Comune di Mantova nell’altro.

L’intenzione è quella di far scadere il Patto e rinnovarlo a colpi di maggioranza in assemblea dei soci? Siamo alla prova di forza in vista della nomina del Consiglio di Amministrazione che avverrà in concomitanza con l’approvazione del bilancio a giugno? Non vanno più bene le regole per le nomine condivise da sempre nel Patto di Sindacato?

Occorre qui ricordare la distinzione tra i ruoli di governo e gestione di una società per azioni, tanto più se a controllo pubblico: la proprietà esercita la governance in sede assembleare con potere di controllo, nominando gli amministratori e dando gli indirizzi al Consiglio di Amministrazione e solo a quest’ultimo è demandata la gestione dell’azienda. Qualsiasi interferenza diretta sulla gestione dell’azienda da parte di un Comune in virtù della sua forza romperebbe la coesione necessaria a esprimere univocità d’azione.

Ed è proprio quella coesione tra i soci pubblici che oggi sembra incrinata. Già con l’ingresso del partner industriale nel 2009 era emersa una particolare sensibilità dei soci dell’area carpigiana rispetto al ruolo e al peso del socio Hera che, ricordiamolo, senza contribuire allo sviluppo dell’azienda, ha portato a casa utili per circa 21 milioni di euro (fino all’ultimo bilancio consolidato 2021) e il raddoppio del capitale investito. In considerazione della posizione passiva conservata dal partner industriale in questi tredici anni, occorre valutare ogni azione compresa quella del riscatto delle azioni riportandole sul territorio affinché i benefici derivanti dal loro possesso possano contribuire allo sviluppo della collettività che lo abita.  Se invece si intende avviare una o più collaborazioni con l’attuale socio privato, va prima verificata la sua disponibilità ad abbandonare ogni pretesa di controllo sulla società o sulle eventuali società da costituire e le condizioni e i vantaggi dell’operazione vanno confrontati con quelli ottenibili con altri possibili concorrenti che potrebbero trovare interesse in un partenariato su specifici settori senza entrare nel capitale sociale del gruppo.

La scorciatoia del ‘controllo azionario in mano pubblica/controllo societario in mano al socio’ genera più di un dubbio: non si comprende a qual fine si vogliono rendere partecipi i soci privati alla gestione dell’azienda stante il fatto che per loro natura sono portatori di interessi che non coincidono con quelli dei soci pubblici a meno che non si punti prioritariamente alla massimizzazione degli utili. Siamo consapevoli che tale orientamento porterebbe a comprimere gli investimenti e ad adottare criteri di scelta che favoriscano tempi di ritorno più brevi e un uso più profittevole possibile della leva tariffaria?

Il mancato rinnovo del Patto, infine, anche mantenendo la maggioranza delle azioni, pregiudicherebbe la conservazione del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti e la possibilità di prorogare il servizio idrico integrato. Non solo: la società diventerebbe facilmente scalabile dal socio privato; sarebbe inevitabile il danno erariale sia per i soci che non vogliono aderire sia per coloro che cedono il controllo in quanto indeboliti nella trattativa con il partner; con l’obiettivo di ‘uscire dalla Madia’ si dovrebbe cedere il controllo amministrativo e assembleare anche nel caso in cui la maggioranza delle azioni rimanesse in mano pubblica.

Chi c’era negli anni ’70/80 quando fu realizzata la rete del gas e l’acquedotto, chi c’era negli anni ’90 quelli del grande sviluppo, chi c’era nel 2000 a districarsi tra le modifiche legislative, chi ha contribuito nell’ultimo decennio a raddoppiare il valore economico di Aimag, rivendica con orgoglio le scelte fatte.

Sara Gelli