La prigione inflattiva: Stati al servizio dei cittadini o della finanza?

La rubrica di PAP20

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L’inflazione post pandemica è motivo di crescente preoccupazione per le banche centrali al cui comportamento è legata l’evoluzione delle aspettative: l’inadeguatezza della Banca Centrale Europea nel riuscire a controllare la situazione è sempre più evidente anche per l’assenza di un ragionamento politico dietro alle scelte di un’infrastruttura europea alla quale i singoli Stati, che avevano una struttura democratica, una costituzione, pesi e contrappesi istituzionali, hanno ceduto la loro sovranità depauperando se stessi in termini di uomini e di capacità.

Di fronte a noi ci sono tutti i limiti di un Parlamento europeo che non ha pieni poteri, di una Commissione che non è votata direttamente e non risponde ad alcuno, di una struttura permeabile (vedi Qatar Gate) a spinte di lobby che possono essere Big Pharma, interessate a condizionare le politiche sanitarie, o big dell’energia o lobby delle armi. Ogni cosa è possibile se non si hanno gli anticorpi per essere effettivamente un organismo democratico. E noi, che ci facciamo promotori di democrazia all’estero, in realtà non siamo neanche in grado di capire a quali valori sono ispirate scelte determinanti per il nostro futuro perché le abbiamo demandate a un’Europa che ha perso i valori fondanti.

La domanda è: con le sfide planetarie che ci sono oggi, davanti a una potenziale deglobalizzazione, nel momento in cui gli Stati Uniti probabilmente stanno esaurendo la loro spinta propulsiva di gestori dell’ordine mondiale, possiamo permetterci di avere una struttura europea così? Completamente permeabile da chiunque?

L’obiettivo primario della Banca centrale europea (BCE) è la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro e non anche la massima occupazione come le altre Banche Centrali: si tratta di mediare la necessità di tutelare il capitale tramite interessi puntando alla massima occupazione nell’ambito del blocco monetario. La follia della Lagarde invece brucia miliardi di euro degli italiani a suon di rialzi dei tassi “perché così si conterranno i prezzi” dice la presidente Bce. Ma a che prezzo per noi? Si apre il peggior scenario apocalittico: gente che non si riesce a curare, ospedali che chiudono, persone che muoiono, famiglie alla fame che non possono mandare a scuola i figli. E questo perché abbiamo dato le chiavi del nostro Stato, costruito dopo la Seconda Guerra Mondiale, all’Europa?

Arriviamo così al nervo scoperto del Mes: guai a noi se dovessimo firmarlo.

Già all’epoca in cui il Mes salvò la Grecia ci costò 50 miliardi nel bilancio italiano e l’ultima tranche di rimborso è nel 2070: pur non essendo in una condizione favorevole l’Italia ha contribuito al salvataggio della Grecia che non ha visto un soldo perché li ha versati agli istituti di credito privati, per la maggior parte francesi e tedeschi. Il Mes è un mostruoso strumento imposto dalla Bce, dal Fondo Monetario e da Fondi privati e si trasforma in una sorta di rating del Paese che lo ha sottoscritto: il Mes è in grado di condizionare il mercato stabilendo che il debito pubblico di un Paese è sostenibile e provocando il fuggi fuggi dei capitali privati. A quel punto non avendo altre possibilità di finanziamento scatta il Mes che impone tutta una serie di riforme senza passare dal Parlamento (il Mes è uno strumento ‘autoavverante’).

Altri paesi l’hanno fatto perché può servire a salvare le banche del nord o a distruggere le banche del sud. Ad oggi non ne abbiamo bisogno, non c’è il problema ma la firma del Mes potrebbe crearlo. L’Europa così non funziona: per fare veramente politica a vantaggio dei cittadini servono gli Stati Uniti d’Europa oppure gli Stati Europei tornino a siglare un accordo solo commerciale ma esercitando la responsabilità di Stati sovrani come nella vecchia Comunità Europea.

PAP20