Travolse e uccise un ciclista in via Guastalla, camionista va a processo

All’imputato, un 42enne albanese di Rubiera, non è stata però contestata l’omissione di soccorso, ma è ritenuto l’esclusivo responsabile dell’investimento del ciclista 44enne.

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Sayed Jashim Uddin

La fuga e l’omissione di soccorso non gli sono state contestate, ma la totale responsabilità dell’incidente sì. A conclusione delle indagini preliminari sul sinistro costato la vita, un anno fa, l’8 novembre 2021, in via Guastalla a Carpi, a Sayed Jashim Uddin, il Pubblico Ministero della Procura di Modena, dott. Giuseppe Di Giorgio, ha chiesto il rinvio a giudizio per il conducente del mezzo pesante che ha travolto e schiacciato l’incolpevole 44enne di nazionalità bangladese, residente a Carpi, mentre tornava a casa dal lavoro in bicicletta: si tratta di K. G., 42 anni, di origini albanesi e abitante a Rubiera. 

Il terribile incidente in cui Uddin perse la vita

Il Gup del Tribunale, la dottoressa Eleonora Pirillo, ha fissato per il 10 febbraio 2023, alle 10.30, nel palazzo di corso Canalgrande, l’udienza preliminare di un processo da cui i familiari della vittima, affidatisi a Studio3A-Valore S.p.A., si aspettano giustizia. 

La tragedia, accaduta alle 18.20 nella rotatoria tra via Guastalla e via dell’Industria, aveva avuto vasta eco perché il camionista, dopo aver investito il ciclista, non si era fermato tirando diritto. Le immagini delle telecamere di video sorveglianza appartenenti all’Unione Terre d’Argine installate nel luogo, e subito visionate dalla Polizia locale, hanno consentito di ricostruire fedelmente la dinamica dei fatti, ma non di desumere il numero di targa dell’autoarticolato. Prezioso si è rivelato il contributo di un automobilista che procedeva dietro al camion e che, resosi conto di quanto successo, lo ha seguito fino al casello di Carpi, ha imboccato l’autostrada ed è alla fine riuscito a scorgerne la targa, fornendo il numero agli inquirenti. 

Gli agenti hanno così potuto risalire al mezzo e al suo conducente, e hanno posto sotto sequestro il “trattore”, di proprietà della società di autotrasporti di Rubiera per la quale lavora l’investitore, e il semirimorchio, di un’azienda fiorentina che vende e noleggia appunto rimorchi. Gli agenti della Polizia Scientifica di Modena, incaricati dal Sostituto procuratore titolare inizialmente del fascicolo, la dottoressa Maria Angela Sighicelli, di eseguire un accertamento tecnico non ripetibile per verificare la presenza di tracce organiche, hanno prelevato i campioni, poi comparati con quelli biologici della vittima. I risultati hanno confermato come il camion fosse proprio quello, prove peraltro supportate anche da segni, graffi e strisciate, specie sul paraurti e la cabina di guida, compatibili con il velocipede, e dall’analisi dei tracciati del Gps da cui emergeva che l’autoarticolato era passato nel luogo dell’incidente a quella stessa ora. Il camionista, interrogato, si è giustificato sostenendo di non essersi accorto di aver travolto con il suo autoarticolato un ciclista, di non aver sentito altri automobilisti che suonavano il clacson per segnalargli il fatto, di non aver avuto la radio accesa né le cuffie per ascoltare la musica e di aver proseguito la sua marcia come nulla fosse fino al capannone della ditta per la quale lavorava, venendo a scoprire dell’investimento solo quando la polizia locale ha sequestrato il mezzo. Una versione che evidentemente la Procura ha ritenuto ammissibile – per quanto gli agenti all’inizio fossero convinti che il conducente, che viaggiava con il camion mezzo carico di piastrelle, non potesse non aver avuto contezza di aver sormontato una bicicletta e il corpo di un uomo -, non imputandogli le aggravanti della fuga e dell’omissione di soccorso.

Nessun dubbio invece, anche a fronte delle immagini delle telecamere, sulla sua piena ed esclusiva responsabilità nella determinazione del sinistro. Il Pm gli contesta il reato di omicidio stradale per avere provocato la morte di Uddin “per colpa consistita in negligenza e nella violazione delle disposizioni di cui art. 154 comma 1 del Codice della Strada” per citare la richiesta di rinvio a giudizio. L’imputato, alla guida del suo autoarticolato, prosegue il magistrato, “si immetteva nella rotatoria che via Guastalla forma con via dell’Industria ed effettuava una manovra di svolta a destra per immettersi in via dell’Industria omettendo di assicurarsi di poterla effettuare senza creare pericolo o intralcio ad altri utenti della strada, così intersecando la direzione di macia del velocipede condotto dalla vittima che, pedalando alla destra del camion, procedeva nella stessa direzione di marcia, urtandolo con lo spigolo anteriore destro del mezzo, spingendolo in avanti, facendolo cadere a terra e travolgendolo con le ruote anteriori destre del trattore stradale e con le tre ruote dei tre assali del semirimorchio”: politraumi gravissimi, soprattutto nella regione pelvico-addominale, che non gli hanno purtroppo lasciato scampo. Dunque, nessuna responsabilità in capo al povero e incolpevole Sayed Jashim, a cui nulla si può imputare anche sul piano della visibilità: la sua bicicletta era regolarmente dotata di fanali a batteria e quello anteriore è stato rinvenuto ancora acceso (quello posteriore è finito schiacciato sotto il camion), senza contare che l’area era illuminata in modo più che sufficiente con pali a led di recente installazione. 

Uddin, che lavorava come facchino, per conto della Cooperativa Cfp, alla Opas di Carpi, ha lasciato la moglie, due figli minori di soli 12 e 8 anni, che con il marito e il papà hanno perso anche il loro unico sostegno economico, e tre fratelli, i quali, per fare piena luce sui fatti e ottenere giustizia, attraverso la consulente legale dottoressa Sara Donati, si sono affidati tutti a Studo3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini. E ora si aspettano risposte dal processo.