Comunità energetiche per contrastare il caro energia e abbattere le emissioni

E’ stato consegnato a Federica Ferrari, il premio di laurea promosso insieme a Unimore dal Comitato Progetto Chernobyl di Carpi, Novi e Soliera sul tema Tutela dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.

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Insieme a Federica Ferrari alcuni componenti del Comitato Direttivo del Progetto Chernobyl e la Prof.ssa Ghermandi di Unimore che ha consegnato il premio

A conquistare il premio di laurea di 700 euro promosso dal Comitato Progetto Chernobyl di Carpi, Novi e Soliera unitamente a Unimore, è stata la studentessa del Corso di laurea magistrale in Ingegneria civile e ambientale Federica Ferrari con la tesi dal titolo Efficientamento energetico di edifici residenziali: valutazione interventi oggetto di superbonus 110% e considerazioni sulle comunità energetiche, ritenuta la più meritevole tra quante hanno risposto al bando indetto dall’ateneo su proposta della stessa associazione. “Il premio è al suo debutto – spiegano dal Comitato Progetto Chernobyl di Carpi, Novi e Soliera – ma ne seguiranno altri due nei prossimi anni. Il nostro obiettivo infatti è quello di riconoscere, incoraggiare e aiutare il lavoro di giovani laureati che crediamo possano portare, attraverso le loro competenze, contributi importanti e concreti alla sempre più urgente necessità di cambiamenti nell’approccio alla produzione e al consumo di energia per indirizzarli verso alternative rinnovabili e non impattanti sull’ambiente”. 

La tesi di Federica Ferrari è quantomai attuale e, anche in considerazione del caro energia con cui dobbiamo – e dovremo – fare i conti, la sfida di creare comunità energetiche è senza dubbio una delle strade che nel medio e lungo periodo dovremo percorrere.

“Le comunità energetiche – spiega Federica – altro non sono che un sistema di condivisione delle energie rinnovabili. Una misura ideata e promulgata dall’Unione Europea per tutti i suoi stati membri. Sostanzialmente è un nuovo metodo di associazione tra cittadini volta allo sfruttamento e all’autoconsumo di energia autoprodotta ad esempio tramite il fotovoltaico. Le persone uniscono le forze, mettendo a disposizione delle superfici, a partire dai tetti e, dopo essersi dotate di un regolamento interno, sfruttano l’energia prodotta restituendo alla rete l’eventuale surplus, il che rappresenta anche un introito extra”.

Una soluzione ottimale per contenere le spese soprattutto nel caso di abitazioni e uffici, ovvero di edifici poco energivori: “credo sia fondamentale capire – prosegue Federica Ferrari – che tutti gli stabili con moli di consumo ridotte possono aspirare all’indipendenza energetica proprio grazie all’autoproduzione. Il meccanismo delle comunità energetiche consente ai cittadini di associarsi e sfruttare al massimo l’energia prodotta in modo pulito e dunque intelligente. Abbiamo una enorme disponibilità di tetti liberi, perchè non utilizzarli? Una scelta che dovrebbe essere messa in campo anche da enti, amministrazioni pubbliche e terzo settore. L’auspicio è che vengano promosse anche nuove forme di incentivo e finanziamento per favorire la nascita di tali comunità e, soprattutto, che vengano colmate le attuali lacune normative per creare tali associazioni con delle garanzie”.

Col caro energia che erode ulteriormente le entrate delle famiglie, “c’è voglia di sperimentare nuove forme di aggregazione e di risparmio. La gente ha compreso l’importanza di essere energeticamente indipendenti e le rinnovabili, su piccola scala, lo permettono. Rendendo gli edifici più efficienti e meno energivori si può diventare indipendenti dal punto di vista energetico. Oltre all’aspetto economico però – conclude Federica Ferrari – non dimentichiamo la positiva ricaduta ambientale. Tante reti di cittadini a emissioni zero per l’approvvigionamento energetico in una zona inquinata come la pianura padana potrebbero dare un grande contributo nel migliorare l’ambiente in cui viviamo”.

Jessica Bianchi