Un libro per non dimenticare il periodo più buio della pandemia

Un lontano ricordo è il libro con cui Maria Piscopiello, insegnante di Italiano presso la Scuola primaria Pertini, ha deciso di tramandare alle nuove generazioni di bambini e insegnanti, il ricordo del primo drastico lockdown del 2020 per il contenimento della pandemia di Covid-19. “Vorrei che la memoria restasse viva per non ripetere gli stessi errori e non dimenticare ciò che abbiamo imparato da questa esperienza”.

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Maria Piscopiello

Un lontano ricordo, il titolo del libro scritto da Maria Piscopiello, 35 anni, maestra di Italiano alla Scuola primaria Pertini, suona come un auspicio ma anche come un monito a non dimenticare.

Infatti, se da un lato c’è la speranza di essersi lasciati alle spalle il periodo più triste e difficile della pandemia, dall’altro aleggia la consapevolezza che potremmo ricaderci ancora. Per questo motivo, ha pensato che fosse imporante imprimere con l’inchiostro la memoria di quei giorni, soprattutto per le future generazioni di allievi, famiglie e insegnanti che non l’hanno vissuto sulla propria pelle.

“Spesso le persone – spiega Maria Piscopiello – come forma di autodifesa, tendono a voler cancellare in fretta le brutte esperienze vissute e i traumi subiti e, invece, come per ogni evento drammatico che ha costellato la Storia umana, credo sia fondamentale non perderne la memoria per evitare, per quanto possibile, che si ripeta in futuro”.

E’ questa la speranza di Maria che stringe in mano il suo libro pubblicato con Vertigo edizioni, arricchito da alcuni disegni dell’illustratrice carpigiana Rossella Ascari e di altri a cura dell’editore, che è disponibile nelle librerie fisiche di Carpi e nelle principali on-line.

Quando hai scritto questo libro e quanto c’è di personale?

“Ho scritto il racconto nel 2020 e si può dire che sia autobiografico seppur scritto in terza persona. I protagonisti della storia sono i membri di una famiglia, che è la mia ma che assomiglia a quella di tanti altri, alle prese con la gestione delle restrizioni e dell’isolamento causato dallo scoppio della pandemia. Una mamma insegnante che insieme al papà cerca di ricreare un minimo di equilibrio per il benessere dei propri figli: Riccardo, 5 anni, e Annabel, 2 anni. E’ tutto molto autentico e reale: le videochiamate per rivedere i compagni di scuola e far finta che sia tutto normale alternate alle crisi di pianto improvvise, perché no, non può essere normale dover restare chiusi in casa davanti a uno schermo invece che uscire a giocare con i propri amici. Le difficoltà nel contenere l’entusiasmo di chi vorrebbe iniziare ad affacciarsi al mondo e non può”.

Il punto di vista del bambino è quindi centrale nella tua opera?

“Sì, esatto, il punto cruciale è proprio la maniera in cui i più piccoli hanno vissuto le limitazioni e i cambiamenti innescati dalla diffusione del Coronavirus. I bisogni, le insicurezze e il malessere che hanno vissuto durante l’isolamento, e le strategie adottate dai loro genitori per cercare di colmare queste mancanze organizzando tante attività quotidiane per mantenere la mente occupata e l’umore il più possibile alto, nella speranza di lasciarsi presto alle spalle ‘un lontano ricordo’, da cui trarre, però, un’esperienza di valore”.

Chiara Sorrentino