Libera propone uno spettacolo dedicato a don Pino Puglisi

Lo spettacolo - che si terrà giovedì 18 agosto, alle 21,30 al Parco Pertini - è U PARRINU – La mia storia con padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia di e con Christian Di Domenico: racconta la vita di don Pino Puglisi, sacerdote ucciso dalla mafia siciliana a Brancaccio nel 1993.

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don Pino Puglisi

Il Presidio Libera Carpi e Terre d’Argine – Peppe Tizian propone due spettacoli teatrali all’interno dell’iniziativa estiva promossa dalla Consulta della Cultura del Comune di Carpi Tutti giù nel parco al Parco Pertini in zona Bollitora.

Il primo spettacolo – che si terrà giovedì 18 agosto, alle 21,30 – è U PARRINU – La mia storia con padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia di e con Christian Di Domenico: racconta la vita di don Pino Puglisi, sacerdote ucciso dalla mafia siciliana a Brancaccio nel settembre del 1993. Una storia di amore, di lotta ma soprattutto di perdono.

Mi capita spesso di rimanere stupito quando mi dicono che i grandi, e intendo i grandi uomini, andavano in un posto da mortali come il mare, da corpi di peccatori buttati al sole. D’estate magari, in Sicilia, dentro quel caldo d’inferno. E’ che uno non se l’immagina proprio. Ma il futuro parrinu di Brancaccio, a Palermo, assassinato dalla mafia nel settembre novantatré davanti casa con un colpo di pistola alla nuca, al mare ci andava eccome. Perché era nu parrinu strano. Anticonformista. Che metteva i calzoni. E ci andava con i ragazzini delle periferie perché, almeno una volta, giocassero lontano dalle strade. 

Ecco, la storia di Christian inizia proprio al mare, su una scogliera, precisamente. La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia; una storia semplice, narrazione di un attore solo con na pocu di musica. Nu ricordu sfumato, che si snoda tra fatti di cronaca, politica e lotta sin da quella prima giornata di mare coi bambini du parrinu strano coi calzoni. 

Lì  Christian fa esperienza  dell’onore  dei mafiosi,  obbligati  sin  da  bambini a  non  chiedere mai scusa a nessuno. Ma il ragazzo impara anche l’onore del perdono, che Pino  porterà a  san Gaetano di  Brancaccio, quartiere con la più alta concentrazione mafiosa dell’intera Sicilia, e che manterrà sempre fino a quel giorno di metà settembre novantatré. 

Qualche anno dopo Christian ritorna su quella scogliera. E inizia da lì, dal suo ricordo, a raccontarci di Pino, dell’amico di famiglia, dell’uomo di chiesa, del maestro di scuola. Che aveva imparato a perdonare, in punto di morte, la violenza di chi ne era incapace e già gli puntava la pistola alla nuca. Ed era sicuro che il perdono, con l’esempio e il racconto, potesse essere insegnato. 

L’ingresso è libero.