Cavicchioli, Lapam Carpi: “nulla ha arrestato il calo di imprese”

I dati dell'Ufficio Studi Lapam rilevano che nel lungo periodo (2007-2022) si sono perse 445 imprese, pari ad un calo del -6,1% (più marcato rispetto al -5,2% registrato in provincia), mentre è del -15,9% il calo nel comparto artigiano (inferiore rispetto al -18,5% medio provinciale).

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Nulla è cambiato, nulla ha arrestato il calo costante di imprese nel territorio carpigiano. “L’azione politica delle amministrazioni, dei sindacati, delle organizzazioni datoriali, non è stata sufficiente per invertire il calo delle imprese del settore manifatturiero e di quelle artigiane in particolare” afferma il Presidente di Lapam Carpi Riccardo Cavicchioli.

Al 31 marzo 2022 l’Ufficio Studi Lapam rileva 6.797 imprese attive nel comune di Carpi, di cui 2.169 sono artigiane, pari a quasi una su tre (il 31,9%), in linea rispetto al 30,9% della media provinciale di Modena.
Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (I trimestre 2021) vi sono 61 imprese in più, pari a un incremento del +0,9% (perfettamente in linea con il +0,9% del valore provinciale). Anche le imprese artigiane sono aumentate di un +1,7% negli ultimi 12 mesi (pari a 36 imprese in più), crescita superiore alla media provinciale (+0,2%). Nel lungo periodo (2007-2022) si sono perse 445 imprese, pari ad un calo del -6,1% (più marcato rispetto al -5,2% registrato in provincia), mentre è del -15,9% il calo nel comparto artigiano (inferiore rispetto al -18,5% medio provinciale).

Analizzando il territorio per macrosettori di attività, si nota una maggior concentrazione di imprese a Carpi nei Servizi alle imprese (25,9%): trasporto e magazzinaggio, servizi di formazione e comunicazione, attività finanziarie e assicurative. “A. testimonianza – commenta Cavicchioli – del fatto che la continua pressione della burocrazia nei confronti della piccola e media impresa costringe a rivolgersi all’esterno per trovare soluzione ai problemi. Non è necessariamente un indicatore virtuoso, sono proliferati i servizi alle imprese per i maggiori oneri che gravano sulle stesse, basti pensare agli obblighi relativi alla sicurezza sul lavoro o alla necessità di avvalersi di soggetti esterni per la formazione.

Inoltre, in questi anni le imprese hanno registrato una trasformazione per cui si sono progressivamente spacchettate rispetto a trent’anni fa: un’impresa della moda oggi quando ha una certa dimensione non ha più la parte interna di spedizione e imballaggio dei propri capi, affidata a soggetti esterni.

Per il resto, secondo l’Ufficio Studi Lapam, le imprese carpigiane si concentrano nel Commercio e Autoriparazione (21,5%) e nella Manifattura (17,7%).

Confrontando il numero di imprese attive al 2022 con quello di 12 mesi prima, si può osservare un calo più marcato nel settore dell’Agricoltura (14 imprese in meno, pari a un calo del -2,7%). Le imprese della Manifattura sono invece quelle diminuite maggiormente in rapporto allo stesso periodo 2019 (pre pandemia) con 72 imprese in meno che equivalgono a un -5,7%. Osservando i dati nel lungo periodo (I trimestre 2010-2022), sempre la Manifattura risulta essere il settore con il calo più marcato, con 432 imprese in meno (-26,5%), seguito per calo del numero di imprese da Agricoltura (166 imprese in meno, pari a un -24,8%) e Commercio e Autoriparazione (86 imprese in meno, -5,6%). Al contrario registra una crescita maggiore rispetto a 12 anni fa il comparto dei Servizi alle imprese (162 imprese in più, +10,1%).

“L’impresa manifatturiera sta faticando tantissimo – continua Cavicchioli – a rimanere ai livelli di trent’anni fa come quantità di imprese. Il settore del commercio, in grande sofferenza, continua a mantenersi in positivo per l’enorme turn over di imprese del settore”.

Anche sul fronte occupazionale si avvertono le conseguenze con un calo dei posti di lavoro nella manifattura e “una qualità del lavoro intermittente e precario che influisce sul reddito dei carpigiani e sulla città che si sta impoverendo”.

“Tante cose sono state dette e poche sono state fatte in tanti anni. E’ vero – conclude Cavicchioli – che non ci sono soluzioni semplici ma converrebbe mettersi al tavolo con un territorio più vasto per capire come creare impresa e  lavoro in queste terre: un’azione congiunta dei territori da Correggio a Rolo fino a Mantova. Anche se non siamo in caduta libera, progressivamente redditi più bassi e maggior disoccupazione non possono giovare al tessuto sociale e quindi alla sua economia”.

Sara Gelli